Due morti e tre feriti in un attacco russo al valico di Starokojache. Kiev accusa Mosca di intensificare i bombardamenti in vista dell’inverno. L’Ucraina colpisce la base navale russa di Novorossiysk. Intanto Trump e Putin tornano a parlarsi, ma senza una svolta nei negoziati
MADRID. – La guerra tra Russia e Ucraina torna a intensificarsi proprio mentre la diplomazia internazionale tenta di riaprire un canale per arrivare a un cessate il fuoco. Nella notte scorsa una nuova ondata di droni e missili russi ha colpito diverse aree dell’Ucraina, compresa Kiev e la regione di Odessa, dove un attacco ha raggiunto un importante valico di frontiera con la Moldavia provocando due morti e tre feriti.
Allo stesso tempo, l’Ucraina ha condotto una delle più importanti operazioni recenti contro obiettivi militari russi sul Mar Nero, colpendo la base navale di Novorossiysk. L’attacco, secondo le autorità russe, ha provocato quattro morti e 29 feriti tra i civili.
Sul piano diplomatico, il presidente americano Donald Trump e quello russo Vladimir Putin hanno avuto una nuova conversazione telefonica, mentre gli inviati statunitensi Steve Witkoff e Jared Kushner hanno incontrato nei giorni scorsi i vertici di Mosca e Kiev. Ma, nonostante il rinnovato attivismo americano, non emergono ancora segnali concreti di un accordo.
Colpito il confine con la Moldavia: due morti
Uno degli episodi più significativi della notte è avvenuto nel sud dell’Ucraina, al valico stradale di Starokojache, nella regione di Odessa, a poche centinaia di metri dal territorio moldavo.
Secondo le autorità ucraine, droni russi hanno colpito l’infrastruttura e le aree circostanti, provocando la morte di due civili e il ferimento di altre tre persone. Il passaggio di persone e veicoli è stato temporaneamente sospeso.
Il governatore della regione di Odessa, Oleh Kiper, ha confermato il bilancio delle vittime. Le autorità moldave sono state immediatamente informate.
L’episodio assume una particolare rilevanza perché il valico rappresenta uno dei collegamenti terrestri utilizzati dall’Ucraina per mantenere aperti i flussi commerciali e logistici verso l’Unione europea. Secondo Reuters, negli ultimi tempi la Russia ha colpito diversi punti di passaggio lungo il confine occidentale e meridionale dell’Ucraina.
La Moldavia ha definito gli attacchi nelle immediate vicinanze del proprio territorio un «rischio diretto» per la sicurezza della Repubblica e dei suoi cittadini.
Quasi 200 droni russi contro l’Ucraina
L’attacco della notte ha interessato anche Kiev e altre regioni del Paese.
L’aeronautica militare ucraina ha riferito del lancio di 196 droni, oltre a missili balistici Iskander-M e altri ordigni. Secondo Kiev, 165 droni sono stati abbattuti o neutralizzati, mentre sono stati registrati impatti in 23 località e cadute di detriti in altre quattro.
Nella capitale un drone ha colpito un edificio residenziale di 24 piani nel distretto di Darnytsky, provocando un incendio. Altri danni sono stati segnalati a edifici e infrastrutture.
L’ondata di attacchi arriva dopo una breve pausa coincisa con la visita degli inviati americani a Mosca e Kiev. Il cessate il fuoco informale, o comunque la riduzione temporanea degli attacchi, è però terminato rapidamente.
La Russia, dal canto suo, sostiene di aver intercettato nella stessa notte 596 droni ucraini diretti contro il proprio territorio, compresa la Crimea e il Mar Nero. Il dato, come spesso accade nel conflitto, proviene dal ministero della Difesa russo e non può essere verificato indipendentemente.
Kiev colpisce Novorossiysk
La risposta ucraina è arrivata soprattutto sul Mar Nero.
Kiev ha rivendicato un attacco con droni contro la base navale russa di Novorossiysk, importante porto militare e commerciale della Russia. Secondo il comandante delle forze ucraine per i sistemi senza pilota, Robert Madyar Brovdi, sarebbero state colpite diverse navi militari, comprese unità dotate di missili.
L’Ucraina ha inoltre affermato di aver distrutto un caccia imbarcato Su-33 e un elicottero Mi-8 nella zona di Anapa, oltre a due radar nei pressi di Gelendzhik.
Mosca ha confermato un massiccio attacco di droni nella regione di Krasnodar. Il governatore Veniamin Kondratyev ha riferito di quattro morti, tra cui un bambino, e di 29 feriti. Danneggiati anche edifici residenziali, una chiesa ortodossa e un asilo.
L’attacco mostra ancora una volta come la guerra dei droni si sia trasformata in uno scontro a distanza sempre più profondo, con Kiev capace di colpire obiettivi militari e infrastrutture russe a centinaia di chilometri dalla linea del fronte.
Un fronte lungo 1.200 chilometri
Sul terreno, la situazione resta caratterizzata da combattimenti intensi ma senza una svolta strategica decisiva.
La linea del fronte si estende per circa 1.200 chilometri e continua a essere teatro di offensive locali, contrattacchi e bombardamenti. Secondo il ministro della Difesa ucraino Yevhenii Khmara, la Russia non avrebbe ottenuto significativi risultati strategici sul campo e starebbe cercando di compensare le difficoltà militari intensificando gli attacchi contro città e infrastrutture.
Nella zona di Lyman, nel Donetsk, le forze ucraine hanno rivendicato progressi territoriali significativi. Secondo fonti militari e analisti citati dai media internazionali, l’operazione ucraina potrebbe aver consentito di recuperare oltre 200 chilometri quadrati di territorio, anche se l’entità esatta dei guadagni resta oggetto di valutazione.
La situazione potrebbe diventare ancora più difficile con l’arrivo dell’autunno e dell’inverno, quando condizioni meteorologiche e terreno potrebbero influenzare le operazioni militari.
Civili sempre più nel mirino
La nuova intensificazione dei bombardamenti conferma una tendenza già evidenziata dalle Nazioni Unite.
Secondo la Missione di monitoraggio dei diritti umani dell’Onu, luglio 2026 è stato il mese con il maggior numero di vittime civili in Ucraina dal maggio 2022: almeno 437 persone sono state uccise e 2.610 ferite. Rispetto a giugno, le vittime civili sono aumentate del 30%, mentre il confronto con luglio 2025 mostra un incremento del 70%.
Missili e droni a lunga gittata sono stati responsabili del 38% delle vittime. Particolarmente pesante è stato l’impatto sui grandi centri urbani, soprattutto Kiev.
Le Nazioni Unite hanno inoltre registrato un forte aumento delle vittime provocate dai droni a corto raggio nelle aree vicine al fronte. Il quadro conferma che, dopo oltre quattro anni di guerra su larga scala, la popolazione civile continua a pagare un prezzo sempre più elevato.
La corsa a rafforzare la difesa aerea
La prospettiva di una nuova campagna di bombardamenti durante l’inverno preoccupa fortemente Kiev e i suoi alleati.
La Germania ha annunciato l’invio urgente di ulteriori missili intercettori Patriot, oltre a droni, missili aria-aria e munizioni a lungo raggio. Il Regno Unito ha stanziato 100 milioni di sterline per rafforzare la difesa aerea ucraina in vista dell’inverno, compresi nuovi sistemi Patriot e altri equipaggiamenti.
Kiev sta inoltre cercando di assicurarsi circa 1.000 missili per i sistemi Patriot, con il sostegno degli alleati e attraverso finanziamenti europei. Il problema, però, è soprattutto quello dei tempi: una parte consistente delle forniture non arriverà prima dei prossimi anni.
La protezione dello spazio aereo è diventata quindi una delle principali priorità strategiche dell’Ucraina.
Trump e Putin tornano a parlarsi
Sul fronte diplomatico, intanto, qualcosa si muove, ma senza risultati concreti.
Trump e Putin hanno avuto martedì una conversazione telefonica durata circa un’ora. Secondo il Cremlino, il colloquio è stato «costruttivo» e i due leader hanno discusso dei risultati della missione degli inviati americani a Mosca e Kiev.
Trump avrebbe ribadito la necessità di arrivare rapidamente alla fine della guerra e avrebbe collegato la conclusione del conflitto alla possibilità di un nuovo riavvicinamento economico e politico tra Stati Uniti e Russia. Putin, secondo il Cremlino, ha illustrato la propria valutazione della situazione militare e ha indicato agli Stati Uniti quali passi potrebbero favorire la fine del conflitto.
Mosca ha inoltre fatto sapere di sperare nella ripresa dei negoziati diretti con Kiev. Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha parlato di una «volontà politica» confermata a riprendere il dialogo.
Ma il divario tra le posizioni resta enorme. In particolare, Kiev continua a respingere le richieste russe di ulteriori concessioni territoriali.
La pace resta lontana
Le aspettative per una rapida conclusione della guerra si sono quindi nuovamente ridimensionate.
Secondo funzionari europei e statunitensi citati da Bloomberg, l’ultima iniziativa diplomatica americana non avrebbe prodotto progressi significativi e negli ambienti occidentali cresce la convinzione che il conflitto possa proseguire anche nel 2027.
La valutazione è che Putin non abbia modificato sostanzialmente la propria posizione e intenda mantenere una forte pressione militare sull’Ucraina durante l’inverno, anche per mettere alla prova la capacità di resistenza di Kiev e la determinazione degli alleati occidentali.
Zelensky, dal canto suo, sostiene che l’autunno possa ancora offrire una finestra per rilanciare la diplomazia, ma ritiene indispensabile che l’Ucraina mantenga una posizione militare forte durante eventuali negoziati.
Il rischio di una guerra sempre più regionale
Gli ultimi attacchi mostrano anche un altro aspetto della crisi: la guerra continua ad avvicinarsi ai confini degli Stati vicini.
Il bombardamento del valico di Starokojache e il ritrovamento di resti di droni in territorio moldavo alimentano le preoccupazioni di Chisinau. Allo stesso tempo, gli attacchi ucraini in profondità sul territorio russo dimostrano che Kiev è sempre più determinata a colpire le infrastrutture militari utilizzate da Mosca.
La prospettiva di un inverno caratterizzato da nuovi bombardamenti, attacchi alle infrastrutture energetiche e combattimenti sul fronte rende dunque sempre più difficile immaginare una conclusione rapida del conflitto.
La diplomazia americana ha riaperto un canale di comunicazione tra Washington e Mosca, ma per il momento le armi continuano a parlare più dei negoziatori. E l’attacco al confine con la Moldavia, insieme alla nuova offensiva di droni e missili, rappresenta un ulteriore segnale che la guerra è tutt’altro che vicina alla conclusione.
(Redazione)
