Schlein, Conte, Fratoianni e Bonelli insieme alla festa di Avs. Dopo la pausa estiva riparte il cantiere dell’alternativa alla destra: ottobre dedicato alla consultazione sul programma, ma restano le divisioni sulla guerra in Ucraina, il perimetro della coalizione e il candidato premier
MADRID.- Dopo mesi di trattative, distinguo e tensioni, Elly Schlein, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli sono tornati insieme sullo stesso palco per il primo appuntamento unitario dopo la pausa estiva. Una fotografia politica che vuole essere più di una semplice immagine: l’obiettivo è riaprire il cantiere dell’alternativa alla destra e cominciare a trasformare le convergenze in un programma di governo.
Bonelli raccoglie immediatamente il messaggio di una platea che chiede di accelerare e urla in romanesco “sbrigamose”. “Avete ragione: sbrigamose” dice Bonelli. E indica anche una prima scadenza. Dopo il 20 settembre, quando dovrebbe concludersi il percorso interno del Movimento 5 Stelle, il mese di ottobre dovrà diventare, nelle intenzioni di Avs, quello della consultazione popolare per costruire il programma comune.
La strada, però, è tutt’altro che definita. Perché mentre cresce la consapevolezza della necessità di presentarsi alle prossime elezioni con una proposta unitaria, rimangono aperti alcuni dei nodi più delicati: quale sarà il perimetro della coalizione? Come verrà scelto il candidato alla guida del governo? E soprattutto, sarà possibile trovare una sintesi sulla politica estera e sul sostegno all’Ucraina?
Prima il programma, poi la leadership
Sul metodo per individuare il candidato premier i quattro leader preferiscono non anticipare i tempi. Schlein insiste sulla necessità di partire dai contenuti: “Prima il programma, poi i gazebo”. Anche perché, osserva la segretaria del Pd, non è ancora possibile dare per acquisito l’iter della riforma elettorale.
Il tema della leadership resta quindi sospeso. Una scelta destinata inevitabilmente a diventare centrale quando la coalizione sarà più definita, ma che per ora rischierebbe di trasformare il confronto in una competizione personale prima ancora che sia stata costruita una piattaforma politica condivisa.
È una questione di metodo, oltre che di saggezza politica. Il campo progressista può scegliere di partire dalla domanda “chi guiderà?” oppure da quella, più impegnativa, “che cosa vogliamo cambiare?”. Schlein, almeno per ora, sembra puntare sulla seconda strada.
Bonelli prova a disinnescare il rischio di una disputa personalistica: agli italiani, sostiene, non interessa tanto “chi guiderà il centrosinistra”, quanto quali risposte verranno date ai problemi del Paese.
È proprio qui che il programma diventa il vero banco di prova dell’alleanza.
Le “4850 cose” che uniscono il campo progressista
Sul palco emerge un elenco molto ampio di convergenze. Schlein parla, con una citazione musicale, delle “4850” cose che uniscono le forze progressiste.
Tra le priorità indicate dai leader ci sono il salario minimo, il congedo paritario, le politiche contro il cambiamento climatico, una diversa politica fiscale, il riconoscimento dello Stato di Palestina, la tutela dei diritti e la revisione delle norme che, secondo Conte, comprimono il dissenso e la protesta civile.
Fratoianni rilancia la proposta della patrimoniale, mentre Bonelli pone al centro la transizione ecologica e la risposta all’emergenza climatica. Schlein indica fra le priorità il congedo paritario e una politica sociale capace di intervenire sulla questione dei salari e del potere d’acquisto.
Conte aggiunge il tema della sicurezza, dell’immigrazione e della necessità di garantire percorsi ordinati e rispettosi della dignità delle persone.
L’elenco è dunque ampio. Ma la sfida sarà trasformare una somma di proposte in una visione politica coerente, capace di tenere insieme ambiente, lavoro, diritti, welfare, sicurezza, politica estera e crescita economica. Tutte importanti, ma necessariamente bisognerà definire le priorità.
Non trasformiamo l’Ucraina in una frattura
Il terreno sul quale le differenze rimangono più marcate è quello della guerra in Ucraina.
Bonelli sostiene la necessità di una svolta negoziale e di un ruolo più incisivo dell’Europa. Fratoianni ribadisce che la guerra è stata provocata dall’aggressione russa e che l’Ucraina deve essere sostenuta, ma mette in discussione l’efficacia della prosecuzione dell’invio di armi come principale strumento di sostegno.
Conte è ancora più netto: sostiene la necessità di difendere l’Ucraina, ma ritiene che la soluzione non possa arrivare dalla prosecuzione dell’invio di armi e chiede una forte iniziativa diplomatica europea, con un mediatore per l’Europa.
La posizione del Pd rimane diversa. Schlein considera questa la principale differenza ancora esistente tra le forze del possibile schieramento, ma invita a non trasformarla in una frattura insanabile.
“Abbiamo una responsabilità talmente grande davanti a noi”, è il ragionamento della segretaria dem, da rendere necessario discutere fino a trovare una sintesi.
Il problema, tuttavia, non è marginale. La politica estera mette infatti alla prova la capacità di una coalizione di assumere decisioni comuni anche quando le posizioni di partenza sono differenti.
Ed è proprio qui che il progetto dovrà dimostrare la propria maturità: non cancellando le differenze, ma costruendo un metodo per governarle.
Il perimetro resta un cantiere aperto
Ancora più delicata è la questione dei possibili alleati.
Conte ribadisce le proprie perplessità sull’affidabilità di Matteo Renzi e sulla possibilità di includere Italia Viva nel progetto. Fratoianni condivide le critiche alla precedente esperienza di governo.
Schlein sceglie invece di spostare il problema dal piano delle singole sigle a quello dei contenuti: “Sbaglieremmo a fare il perimetro da sigla a sigla, da nome a nome, ma dobbiamo farci carico di garantire la coerenza di un programma”.
È una risposta che rinvia lo scontro a una fase successiva, ma che contiene anche un principio politico preciso: il perimetro della coalizione dovrebbe essere la conseguenza del programma e non il suo punto di partenza.
Sicurezza e immigrazione: il terreno sul quale si decide la partita
Conte introduce con forza due questioni che il campo progressista non può più considerare secondarie: sicurezza e immigrazione.
Il presidente del M5s sostiene che una proposta realmente competitiva debba affrontare con chiarezza il tema dei flussi migratori e il bisogno di sicurezza dei cittadini. Evitare questi argomenti, avverte, potrebbe lasciare spazio alle destre.
Schlein concorda sulla necessità di affrontarli, ma indica una strada diversa da quella della destra. Il riferimento è anche alle recenti dinamiche politiche tedesche: quando le forze moderate inseguono l’estrema destra sul suo terreno, sostiene, rischiano di rafforzarla invece di indebolirla.
Il punto di fondo diventa quindi la capacità di costruire una politica alternativa della sicurezza, che non rimuova le paure dei cittadini ma neppure le trasformi in un terreno di propaganda.
Per Schlein, il campo progressista non deve rincorrere la destra, ma dimostrare che esiste un’altra risposta ai problemi che alimentano insicurezza, precarietà e solitudine.
L’ombra dell’estrema destra europea
Sul palco romano pesa anche il risultato elettorale della Sassonia-Anhalt, dove l’AfD ha ottenuto un risultato storico, diventando il primo partito nel Land.
Per Bonelli e Schlein il voto tedesco rappresenta un campanello d’allarme sull’avanzata delle destre radicali in Europa. Per Fratoianni, la risposta deve intervenire sulle condizioni sociali che alimentano paura e isolamento: precarietà, solitudine, insicurezza economica.
Conte insiste invece sulla necessità di non lasciare scoperti i temi dell’immigrazione e della sicurezza.
Le diverse letture convergono almeno su un punto: l’avanzata delle destre non può essere affrontata soltanto attraverso appelli all’unità. Occorre una proposta capace di parlare a quei cittadini che percepiscono di essere rimasti senza protezione economica, sociale o politica.
È forse questo il significato più profondo del confronto di Roma: la costruzione dell’alternativa non può limitarsi a sommare partiti; deve riuscire a ricostruire una domanda sociale e politica comune.
Palestina e politica estera: un’altra area di convergenza
Se sull’Ucraina resta ancora una distanza, sul conflitto israelo-palestinese le posizioni espresse dai quattro leader appaiono molto più convergenti.
Schlein, Conte, Fratoianni e Bonelli hanno indicato il riconoscimento dello Stato palestinese come una delle priorità di un eventuale governo progressista. Sul palco è stata inoltre rilanciata la richiesta di una posizione europea più incisiva nei confronti del governo israeliano e del conflitto.
Schlein ha sostenuto anche la necessità di sospendere l’accordo di associazione tra Unione europea e Israele e ha rilanciato una proposta legislativa sul divieto di commercio di prodotti provenienti dagli insediamenti israeliani illegali in Cisgiordania.
Conte ha inserito la questione palestinese in una più ampia critica alla politica dei “doppi standard” nelle relazioni internazionali, richiamando la necessità di condannare ogni aggressione e ogni guerra senza selettività.
Anche in questo caso, la politica estera diventa dunque uno dei terreni sui quali misurare la capacità della coalizione di trasformare sensibilità differenti in una posizione comune.
Il tempo della decisione si avvicina
La serata romana lascia soprattutto una tabella di marcia.
Il 20 settembre rappresenta il primo appuntamento. Dopo quella data dovrebbe aprirsi il percorso verso la costruzione del programma. Ottobre viene indicato come il mese della consultazione e del confronto.
La scelta del candidato premier viene rinviata. Il perimetro della coalizione resta da definire. La questione Ucraina necessita di un compromesso politico ancora da trovare.
Ma c’è un elemento nuovo rispetto ai mesi precedenti: la consapevolezza, condivisa dai quattro leader, che il tempo delle esitazioni non possa essere indefinito.
La platea lo ha sintetizzato con una parola: “Sbrigamose”.
E il campo progressista ne è cosciente. Non bisogna soltanto riuscire a stare insieme, ma riuscire a decidere insieme in tempo utile.
Perché una coalizione elettorale può nascere da un accordo tra leader. Un’alternativa di governo, invece, ha bisogno di molto di più: un programma credibile, una gerarchia delle priorità, un metodo per risolvere le divergenze e una leadership riconosciuta.
L’incontro alla festa di Avs fa ben sperare e restituisce alla base una spinta di ottimismo.
(Redazione)
