Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, attribuisce a Washington la responsabilità della crisi nello Stretto di Hormuz: «Prima del 28 febbraio era completamente aperto». Nuove tensioni nella regione e timori per le conseguenze sul commercio e sui prezzi dell’energia.
MADRID. – Gli Stati Uniti hanno iniziato la guerra contro l’Iran e ora cercano di far pagare al resto del mondo le conseguenze della crisi provocata nel Golfo. È la dura accusa lanciata dal portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, intervenuto con un messaggio pubblicato sul social network X.
Al centro delle sue dichiarazioni c’è la situazione dello Stretto di Hormuz, una delle principali arterie marittime mondiali per il trasporto di petrolio e gas e da mesi al centro delle tensioni tra Teheran e Washington.
Secondo Baghaei, prima dell’inizio del conflitto il passaggio marittimo era regolarmente aperto e il traffico commerciale procedeva senza particolari problemi. La situazione sarebbe cambiata, secondo la versione iraniana, il 28 febbraio, con l’avvio delle operazioni militari contro l’Iran.
La dichiarazione del portavoce iraniano arriva mentre la tensione nel Golfo continua ad aumentare e il traffico marittimo nello Stretto di Hormuz risente delle nuove escalation militari.
«Lo Stretto era completamente libero»
«Lo Stretto di Hormuz era completamente libero fino al 28 febbraio», ha affermato Baghaei, sostenendo che sono stati gli Stati Uniti e Israele ad attaccare l’Iran e a dare inizio a una guerra che Teheran definisce illegale e brutale.
Nella sua ricostruzione, il conflitto avrebbe avuto conseguenze dirette sulla navigazione commerciale, provocando il rallentamento o il blocco di alcune petroliere, difficoltà negli scambi e un aumento dei prezzi dell’energia.
Baghaei respinge quindi ogni tentativo di attribuire all’Iran la responsabilità dell’attuale instabilità nello stretto. «Washington ha interrotto il normale flusso del traffico marittimo commerciale», è in sostanza l’accusa del portavoce iraniano, che contesta la narrazione americana sulla crisi.
L’accusa: «Washington vuole scaricare la responsabilità su Teheran»
Il punto centrale del messaggio di Baghaei riguarda proprio quello che Teheran considera un ribaltamento delle responsabilità.
Secondo il portavoce del ministero degli Esteri, gli Stati Uniti starebbero cercando di «presentare al mondo il conto» di un’interruzione provocata dalle stesse operazioni militari americane, attribuendone però la colpa all’Iran.
«Nella narrazione di Washington – sostiene Baghaei – una guerra iniziata dagli Stati Uniti dovrebbe in qualche modo essere presentata come il prezzo che il mondo paga per il comportamento dell’Iran».
Una lettura che il rappresentante iraniano respinge con parole particolarmente dure, accusando gli Stati Uniti di voler trasformare Teheran nel responsabile del caos generato dal conflitto.
«L’America ha iniziato la guerra, ma il mondo dovrebbe pagarne il prezzo»
Il messaggio si conclude con un nuovo attacco alla posizione americana.
«L’America ha iniziato la guerra, ma si aspetta che sia il mondo intero a pagarne il conto, dipingendo l’Iran come il responsabile di questo caos», afferma Baghaei, definendo questa impostazione «assolutamente assurda».
Le parole del portavoce iraniano si inseriscono in un quadro di crescente tensione militare e diplomatica. Nelle ultime ore si sono registrati nuovi episodi di confronto tra le forze statunitensi e iraniane, mentre Teheran ha annunciato ulteriori restrizioni nelle acque vicine allo Stretto di Hormuz.
Hormuz resta al centro della crisi internazionale
La disputa sullo Stretto di Hormuz continua dunque ad avere conseguenze che vanno ben oltre il confronto diretto tra Stati Uniti e Iran.
La riduzione del traffico marittimo e il rischio di nuove interruzioni delle forniture energetiche stanno alimentando le preoccupazioni dei mercati internazionali. Il prezzo del petrolio è tornato a salire, con gli investitori che guardano con crescente preoccupazione all’evoluzione della crisi e alla possibilità che il conflitto possa coinvolgere ulteriormente le infrastrutture energetiche e le rotte commerciali del Golfo.
Sul piano politico, intanto, lo scontro sulle responsabilità resta totale. Da una parte Washington accusa Teheran di minacciare la sicurezza della navigazione e degli approvvigionamenti energetici; dall’altra l’Iran sostiene che l’origine della crisi sia da ricercare nelle operazioni militari avviate dagli Stati Uniti e dai loro alleati.
Un confronto che, almeno per il momento, non sembra avvicinarsi a una soluzione e che continua a mantenere lo Stretto di Hormuz al centro di una delle crisi internazionali più delicate degli ultimi mesi.
(Redazione)
