Procura militare, accertamenti su Futuro Nazionale: nel mirino i militari in servizio

(Immagine generata da intelligenza artificiale a scopo illustrativo)

La Procura smentisce l’indagine su Vannacci per il fascismo. Al di là degli aspetti strettamente giudiziari, la vicenda riapre una questione più ampia: quale debba essere il confine tra partecipazione politica e neutralità delle Forze Armate.


MADRID.- La Procura militare di Roma ha disposto accertamenti preliminari sulla presenza di appartenenti alle Forze Armate nella struttura organizzativa di Futuro Nazionale, il movimento politico guidato dal generale Roberto Vannacci. La decisione è arrivata dopo un esposto presentato dal Sindacato dei Militari e riguarda esclusivamente l’eventuale esistenza di fatti di competenza della giurisdizione militare.

Il procuratore militare di Roma, Marco De Paolis, ha chiarito in maniera esplicita la natura dell’iniziativa. La Procura, ha precisato, non ha avviato un’indagine nei confronti di Vannacci per la presunta ricostituzione del partito fascista, né questa ipotesi costituisce l’oggetto degli accertamenti.

Si tratta, dunque, di una distinzione sostanziale e non soltanto terminologica. La Procura ha disposto verifiche preliminari per comprendere “in quale contesto debbano essere inquadrati i fatti” e per stabilire se possano emergere fattispecie di interesse dell’ufficio giudiziario militare. Allo stato, ha sottolineato la stessa Procura, la genericità degli elementi disponibili non consente neppure una formale iscrizione nel registro delle notizie di reato previsto dall’articolo 335 del codice di procedura penale.

Il nodo dei militari in attività

Il punto centrale degli accertamenti riguarda quindi militari ancora in servizio che avrebbero assunto, o comunque svolto, ruoli all’interno della struttura organizzativa di Futuro Nazionale.

La questione è delicata perché coinvolge il rapporto tra l’esercizio dei diritti politici individuali e i particolari obblighi connessi allo status militare. Il problema posto alla magistratura non è, almeno in questa fase, quello delle idee politiche del movimento, ma quello della posizione di eventuali appartenenti alle Forze Armate e della compatibilità dei loro comportamenti con le norme che disciplinano la condizione militare.

Secondo quanto riferito dal Sindacato dei Militari, tra le persone segnalate vi sarebbero soggetti che ricoprono incarichi sindacali e che avrebbero contemporaneamente avuto un ruolo nella struttura territoriale del movimento. Tra i nomi emersi figura quello del capitano Antonsergio Belfiori, in servizio presso il Terzo Stormo di Villafranca, che avrebbe partecipato alla fase costitutiva di Futuro Nazionale e alla creazione della struttura locale del movimento.

Belfiori ha respinto l’idea di aver confuso il proprio ruolo militare e quello politico-sindacale, mentre sarà ora la Procura a verificare concretamente la situazione e la natura degli incarichi eventualmente ricoperti.

Nessuna indagine per ricostituzione del partito fascista

Particolarmente importante è la precisazione della Procura militare sull’altra vicenda, distinta, relativa alla possibile violazione della legge Scelba.

Il 28 agosto il Sindacato dei Militari aveva presentato alla Procura ordinaria di Roma un esposto chiedendo di verificare, tra le altre ipotesi, se alcuni contenuti e iniziative di Futuro Nazionale potessero presentare profili riconducibili alla ricostituzione del disciolto partito fascista.

Questa vicenda non deve essere confusa con gli accertamenti della Procura militare.

La legge Scelba del 1952 attua infatti la XII disposizione transitoria e finale della Costituzione, che vieta la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista. L’eventuale configurabilità del reato appartiene alla giurisdizione ordinaria, non a quella militare.

La Procura militare ha pertanto respinto come inesatta la rappresentazione secondo cui sarebbe stata aperta un’indagine contro Vannacci per la ricostituzione del partito fascista. Non risulta, allo stato, né un’iscrizione formale nel registro delle notizie di reato nei confronti del generale né un procedimento penale militare per quella specifica ipotesi.

La precisazione assume particolare rilievo perché riguarda un’accusa di estrema gravità, che non può essere considerata acquisita sulla base della semplice apertura di accertamenti preliminari.

La posizione della difesa di Vannacci

Il legale di Roberto Vannacci, Giorgio Carta, ha accolto la precisazione della Procura sostenendo che, anche qualora gli accertamenti riguardassero militari in servizio con incarichi all’interno del movimento, non sarebbe configurabile un reato.

Secondo il difensore, nessuna disposizione legislativa stabilirebbe espressamente un divieto penale per un militare in servizio di assumere un incarico all’interno di un partito politico. Il legale richiama tuttavia l’orientamento espresso dal Consiglio di Stato con la sentenza n. 5845 del 2017, che ha individuato limiti all’assunzione di incarichi politici da parte di militari in servizio, ricordando al tempo stesso precedenti amministrativi di segno differente.

Per Carta, anche qualora venisse ritenuta violata una disposizione riguardante lo status o i doveri del militare, ciò non comporterebbe automaticamente la configurazione di un illecito penale. La questione potrebbe eventualmente assumere, a suo giudizio, carattere disciplinare.

La difesa si è quindi dichiarata fiduciosa che gli accertamenti possano concludersi rapidamente.

Due procure, due questioni differenti

La vicenda presenta dunque due piani giudiziari distinti.

Da una parte vi sono gli accertamenti preliminari della Procura militare di Roma, limitati alla posizione di appartenenti alle Forze Armate e all’eventuale presenza di fatti di competenza della giustizia militare.

Dall’altra c’è l’esposto presentato alla Procura ordinaria di Roma, nel quale il Sindacato dei Militari ha sollecitato verifiche sui contenuti del programma politico di Futuro Nazionale e su alcune dichiarazioni e iniziative pubbliche, prospettando anche l’eventuale applicabilità della legge Scelba.

Sono quindi procedimenti, o meglio iniziative preliminari, diversi per oggetto, competenza e possibili conseguenze. Al momento nessuno dei due consente di affermare che Roberto Vannacci sia stato formalmente accusato di un reato per questi fatti.

Il rapporto tra Forze Armate e politica

Al di là degli aspetti strettamente giudiziari, la vicenda riapre una questione più ampia: quale debba essere il confine tra partecipazione politica e neutralità delle Forze Armate.

Il tema è particolarmente sensibile quando riguarda militari in servizio che assumono ruoli visibili all’interno di organizzazioni politiche. Da una parte, i componenti delle Forze Armate rimangono cittadini titolari di diritti politici; dall’altra, il loro status comporta specifici doveri di imparzialità, disciplina e fedeltà alle istituzioni repubblicane.

È proprio su questo equilibrio che dovranno concentrarsi gli eventuali ulteriori accertamenti, senza trasformare automaticamente una questione di compatibilità con lo status militare in un’accusa penale.

La discussione politica, intanto, si è intrecciata con quella giudiziaria. Futuro Nazionale sta cercando di consolidare la propria presenza nel panorama della destra italiana, mentre Vannacci continua a essere una figura capace di attirare consenso e opposizione. La sua storia militare e le sue posizioni politiche rendono inoltre particolarmente sensibile ogni questione che coinvolga il rapporto tra il movimento e il mondo delle Forze Armate.

Il principio di prudenza

La precisazione della Procura militare impone, in questa fase, una certa prudenza. Gli accertamenti preliminari non equivalgono a un’indagine penale formalmente avviata, e tanto meno a un’accusa o a un giudizio di responsabilità.

Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha insistito proprio su questo punto, denunciando quella che considera una sovrapposizione tra esposti, accertamenti preliminari e vere e proprie indagini. Senza entrare nel merito delle posizioni politiche di Vannacci, Crosetto ha richiamato il principio secondo cui una persona non può essere considerata responsabile di un reato sulla base di una rappresentazione mediatica prima che siano accertati i fatti nelle sedi competenti.

È un principio che vale indipendentemente dal giudizio politico sul generale e sul suo movimento.

Per ora, dunque, il dato certo è più circoscritto: la Procura militare di Roma sta verificando la posizione di alcuni appartenenti alle Forze Armate rispetto alla struttura organizzativa di Futuro Nazionale. Non ha invece aperto, sulla base degli atti richiamati, un procedimento penale militare contro Roberto Vannacci per la ricostituzione del partito fascista.

Saranno gli accertamenti, e soltanto gli eventuali successivi sviluppi giudiziari, a stabilire se esistano violazioni della normativa militare o altri profili di responsabilità. Fino ad allora, ogni conclusione ulteriore rimane sul terreno delle ipotesi.

(Redazione)

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