Sarà sostituito da Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi. Una svolta che apre interrogativi sul futuro del giornalismo d’inchiesta
MADRID.- La Rai ha deciso di cambiare la guida di Report. A partire dalla prossima stagione, il programma di Rai 3 sarà condotto da Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi, entrambi vincitori della selezione Rai per giornalisti professionisti. La comunicazione ufficiale dell’azienda non fa il nome di Sigfrido Ranucci, ma il significato della scelta è inequivocabile: dopo quasi vent’anni all’interno della trasmissione e quasi dieci alla conduzione, Ranucci non sarà più al timone del programma che ha contribuito a trasformare in uno dei principali riferimenti del giornalismo d’inchiesta italiano.
La nuova stagione di Report dovrebbe partire l’8 novembre. La Rai presenta il cambiamento come l’avvio di «una nuova fase» per uno dei programmi più importanti dell’offerta di approfondimento del Servizio pubblico, affidandone la conduzione a due giornalisti selezionati attraverso un concorso aziendale. Una formula istituzionale che, tuttavia, non chiarisce le ragioni della sostituzione di Ranucci né scioglie i molti interrogativi che accompagnano questa decisione.
Il giornalista, dal canto suo, non nasconde di considerare ormai probabile il suo allontanamento dalla trasmissione. «Non è la prima volta che tentano di mandarmi via», ha detto nei giorni scorsi, ricordando le tensioni avute negli anni con i vertici aziendali. E ha aggiunto di non essere disposto a considerare un eventuale trasferimento ad altro incarico come una soluzione neutra: «Un eventuale ridimensionamento o uno spostamento ad altre testate della Rai per me sarebbe un tornare indietro».
Una storia lunga vent’anni
Il rapporto tra Ranucci e Report non è quello di un semplice conduttore con una trasmissione. Il giornalista è entrato nella squadra nel 2006 come autore e nel 2013 è diventato caporedattore. Nel dicembre 2016 ha raccolto l’eredità di Milena Gabanelli alla conduzione, assumendo progressivamente un ruolo centrale nella costruzione editoriale del programma.
La sua carriera in Rai era iniziata molto prima: assunto nel 1997 a Rai International, nel 1999 era passato a Rai News 24, dove nel 2001 era diventato inviato speciale. Dal 2006 era approdato a Rai 3 e a Report. Nel 2020 era stato nominato vicedirettore dell’unità «Informazione, ReportLab», dedicata anche alla formazione di giovani giornalisti d’inchiesta. Dal 2022 ricopriva inoltre l’incarico di vicedirettore «ad personam» della Direzione Approfondimento.
Ranucci rivendica un percorso costruito, a suo dire, senza sponsor politici o sindacali e ricorda i numerosi procedimenti, querele e controversie affrontati nel corso della sua carriera. Report, sotto la sua conduzione, ha continuato a proporre inchieste spesso scomode, entrando ripetutamente nel terreno della politica, dell’economia e degli interessi di potere.
L’attentato e il caso Lavitola
La decisione della Rai arriva inoltre dopo una vicenda giudiziaria estremamente delicata. Nell’ottobre 2025 una bomba esplose davanti alla casa di Ranucci a Campo Ascolano, vicino a Pomezia, distruggendo due automobili ma senza provocare feriti.
Nell’ambito dell’inchiesta sono state arrestate quattro persone accusate di aver materialmente realizzato l’attentato. Successivamente è stato coinvolto Valter Lavitola, che Ranucci conosceva da anni e con il quale aveva sviluppato un rapporto personale oltre che professionale. Lavitola ha ammesso di avere organizzato l’attentato, sostenendo di averlo fatto con l’intenzione di rafforzare la protezione del giornalista. Secondo l’accusa, invece, la vicenda assume una gravità ben diversa: Lavitola è accusato di strage aggravata dal metodo mafioso.
Ranucci non risulta indagato nell’inchiesta. Secondo la ricostruzione della Procura di Roma, il giornalista non sarebbe stato a conoscenza del progetto e sarebbe stato manipolato da Lavitola, che avrebbe avuto l’obiettivo di accrescere la sua notorietà e spingerlo successivamente verso la politica.
Ma le indagini hanno inevitabilmente messo sotto esame anche la natura del rapporto tra i due uomini. Sono emerse intercettazioni e contatti nei quali Ranucci avrebbe condiviso con Lavitola documenti interni della Rai e avrebbe espresso giudizi molto duri sull’azienda. Una circostanza che ha alimentato le critiche di diversi esponenti della maggioranza, che da tempo chiedevano un intervento della Rai sulla posizione del conduttore.
Il nodo dell’autonomia del Servizio pubblico
È proprio qui che la sostituzione di Ranucci assume una dimensione che va oltre la vicenda personale e aziendale.
Da anni Report è al centro di un confronto politico particolarmente acceso. Le sue inchieste hanno spesso riguardato esponenti e ambienti del centrodestra, provocando reazioni molto dure da parte della maggioranza. Ranucci, a sua volta, ha più volte respinto l’accusa di faziosità e denunciato il rischio che le pressioni politiche potessero condizionare il lavoro della redazione.
La Rai, naturalmente, ha il diritto e il dovere di valutare la propria programmazione, i suoi conduttori e l’organizzazione delle testate. E le vicende emerse nell’inchiesta sull’attentato e i rapporti personali e professionali di Ranucci con Lavitola rappresentano questioni che non possono essere ignorate.
Ma proprio per questo sarebbe importante che il cambiamento fosse accompagnato da motivazioni chiare, trasparenti e verificabili. Quando si interviene sulla guida di una trasmissione simbolo del giornalismo d’inchiesta del Servizio pubblico, il problema non riguarda soltanto il destino professionale di un giornalista. Riguarda anche la percezione dell’indipendenza editoriale della Rai.
Un’eredità difficile da raccogliere
Presutti e Piervincenzi arrivano alla guida di Report con il compito, tutt’altro che semplice, di raccogliere un’eredità pesante. La loro nomina non dovrebbe essere letta automaticamente come una scelta di censura né, al contrario, come una garanzia di rinnovamento. Sarà il lavoro della nuova squadra a dimostrare quale direzione prenderà il programma.
Il punto decisivo sarà capire se Report continuerà a mantenere quella capacità di investigare sui centri di potere, compresi quelli politici, economici e istituzionali, senza guardare al colore di chi governa. L’indipendenza del giornalismo d’inchiesta non si misura dalla permanenza di un singolo conduttore, ma dalla libertà con cui una redazione può scegliere cosa indagare e come raccontarlo.
Per Ranucci, invece, la partita non sembra conclusa. La Rai starebbe valutando tre possibili proposte per il suo futuro, tutte riconducibili al ritorno all’interno di una testata giornalistica. Resta da capire quale sarà l’incarico e, soprattutto, quale spazio verrà riconosciuto a un giornalista che ha trascorso 35 anni nell’azienda e che considera Report una parte essenziale della propria storia professionale.
«Sono nato in Rai e il mio sogno sarebbe stato quello di finire in Rai», ha detto Ranucci. Ma ha anche chiarito di non voler accettare un ruolo che percepisca come un arretramento.
La nuova stagione di Report, dunque, comincia prima ancora della sua messa in onda con una domanda inevitabile: si tratta semplicemente di un ricambio alla conduzione o dell’inizio di una nuova stagione per il giornalismo d’inchiesta del Servizio pubblico?
La risposta non arriverà dalla comunicazione aziendale, ma dalle inchieste che il programma sarà ancora capace di realizzare.
(Redazione)
