Gufi, lontre, capibara, ricci e serpenti attirano migliaia di turisti alla ricerca di un’esperienza insolita e fotogenica. Ma il governo giapponese avvia un’indagine sui locali: nel mirino spazi, condizioni igieniche e rispetto delle norme sulla protezione degli animali
MADRID. – Gufi da accarezzare, capibara con cui trascorrere qualche ora, lontre, ricci, serpenti, maialini e, naturalmente, gatti. Gli animal café sono diventati negli ultimi anni una delle esperienze più popolari per molti turisti in visita in Giappone, attratti dall’idea di poter bere un caffè circondati da animali e interagire con specie che difficilmente incontrerebbero nella vita quotidiana.
Un fenomeno perfettamente inserito nell’immagine più “kawaii”, cioè carina e rassicurante, del Giappone contemporaneo: un Paese fatto, almeno nell’immaginario di molti visitatori, di personaggi dei cartoni animati, negozi colorati, esperienze insolite e fotografie da condividere sui social.
Dietro l’immagine patinata degli animali accarezzati dai clienti, però, crescono da tempo le preoccupazioni per le condizioni in cui alcune specie vengono tenute. E ora il governo giapponese ha deciso di intervenire con una verifica su vasta scala.
L’indagine del ministero dell’Ambiente
Il ministero dell’Ambiente giapponese avvierà dal prossimo mese un’indagine conoscitiva sugli animal café, centinaia di locali presenti in diverse città del Paese.
La prima fase servirà a stabilire quanti esercizi siano effettivamente in attività e quali specie animali vengano ospitate. In seguito, l’attenzione si concentrerà sul rispetto delle norme previste dalla legislazione per la protezione degli animali.
Tra gli aspetti che saranno presi in considerazione figurano lo spazio disponibile per gli animali, le condizioni delle strutture e la frequenza con cui vengono effettuate le operazioni di pulizia.
Se dovessero emergere situazioni considerate problematiche, le autorità potrebbero procedere con ispezioni dirette nei locali. La decisione segue le raccomandazioni formulate da un gruppo di esperti che ha esaminato le possibili criticità legate alla crescente diffusione di queste attività.
Dal cat café alle specie più insolite
Gli animal café non rappresentano un fenomeno completamente nuovo in Giappone. I primi locali dedicati ai gatti hanno contribuito alla nascita di un modello poi esportato anche in altri Paesi.
Con il passare degli anni, tuttavia, l’offerta si è progressivamente ampliata. Accanto ai tradizionali cat café sono comparsi locali con cani, conigli e altre specie domestiche, ma anche esercizi che ospitano animali selvatici o comunque insoliti da incontrare in un ambiente urbano.
L’attrazione per il pubblico è evidente: la possibilità di osservare da vicino un gufo, una lontra o un capibara, magari mentre si consuma una bevanda, rappresenta per molti turisti un’esperienza originale e facilmente trasformabile in contenuto per i social network.
Ed è proprio la crescente domanda di incontri ravvicinati con animali sempre più particolari a preoccupare le associazioni impegnate nella tutela della fauna.
Spazi ridotti e contatto continuo con i visitatori
Secondo le organizzazioni animaliste, in alcuni locali gli animali potrebbero essere costretti a vivere in spazi troppo piccoli e sottoposti a un’interazione continua con clienti e visitatori.
Rumore, flash delle fotografie, manipolazioni e il contatto costante con persone diverse possono rappresentare una fonte di stress, soprattutto per specie che, in natura, hanno comportamenti e ritmi completamente differenti da quelli imposti da un locale aperto al pubblico.
«Che si tratti di lontre, capibara, procioni, gufi, rettili o altre specie selvatiche, queste attività si basano su incontri ravvicinati che privilegiano l’intrattenimento dei clienti rispetto alle esigenze degli animali», ha affermato Laila Imai, coordinatrice delle campagne in Asia dell’associazione animalista PETA.
Secondo l’attivista, molti animali sono sottoposti per ore a rumori, fotografie e interazioni con estranei, condizioni che possono risultare stressanti e innaturali.
L’allarme del WWF: specie minacciate e problemi igienici
Le preoccupazioni non riguardano soltanto il benessere degli animali.
Un’indagine realizzata nel 2025 da WWF Japan aveva rilevato la presenza, in alcuni animal café, anche di specie inserite nella Lista rossa dell’Unione internazionale per la conservazione della natura.
Il rapporto aveva inoltre segnalato la presenza di animali sottoposti alle disposizioni della Cites, la Convenzione internazionale che disciplina il commercio delle specie di fauna e flora minacciate di estinzione.
Un altro elemento riguarda l’igiene. Secondo quanto emerso dall’indagine, in alcuni locali non veniva adeguatamente raccomandato ai clienti di lavarsi le mani dopo il contatto con gli animali. Test microbiologici avevano inoltre individuato la presenza di batteri potenzialmente patogeni in diverse strutture.
Si tratta di aspetti che ora potrebbero essere approfonditi dalle autorità nell’ambito della nuova indagine governativa.
Il turismo alla ricerca del Giappone “cute”
Il successo degli animal café è strettamente legato alla crescita del turismo internazionale in Giappone.
Per molti visitatori, soprattutto quelli che organizzano il viaggio attraverso immagini e suggerimenti trovati sui social network, questi locali rappresentano una tappa quasi obbligata, insieme ai maid café, ai negozi dedicati ai personaggi più famosi della cultura pop e alle altre esperienze considerate tipicamente “cute”.
Ma questa rappresentazione rischia anche di ridurre il Paese a una successione di esperienze curiose e fotogeniche, dove l’elemento dell’intrattenimento può prevalere sulle esigenze degli animali.
La stretta annunciata dal governo sembra quindi voler riportare il fenomeno entro confini più chiari, cercando di conciliare un’attività ormai consolidata con standard più rigorosi in materia di tutela degli animali e sicurezza sanitaria.
Non tutti gli animal café sono uguali
Sarebbe però un errore considerare tutti questi locali nello stesso modo.
Accanto alle strutture che propongono incontri con animali esotici o selvatici, esistono infatti cat café e dog café che svolgono anche una funzione diversa, collaborando con associazioni e rifugi per favorire l’adozione di animali abbandonati o salvati.
In questi casi, il contatto con i clienti può diventare un’occasione per far conoscere gli animali e trovare loro una nuova famiglia.
È anche per questo che la discussione in Giappone non riguarda semplicemente la possibilità di vietare o mantenere gli animal café. Il nodo è piuttosto capire quali condizioni debbano essere garantite e se tutte le specie siano realmente compatibili con un’attività commerciale basata sull’interazione continua con il pubblico.
L’indagine del ministero dell’Ambiente potrebbe rappresentare il primo passo verso controlli più rigorosi. Per il Giappone, chiamato a conciliare la crescita del turismo con la tutela del benessere animale, la sfida sarà trovare un equilibrio tra un fenomeno diventato popolare e la necessità di evitare che l’attrazione per un’esperienza “kawaii” si trasformi in un costo troppo alto per gli animali.
(Redazione)
