Nel giorno in cui Kiev celebra l’indipendenza, Zelensky annuncia il ritorno di dieci militari considerati dispersi. Intanto l’Ucraina colpisce un impianto del complesso militare russo nel Rostov, mentre Mosca intensifica gli attacchi contro infrastrutture e obiettivi nella regione di Odessa. Il Cremlino assicura: «Le azioni di Kiev non cambiano la situazione al fronte».
MADRID. – La guerra tra Russia e Ucraina continua senza segnali concreti di tregua. Anche nelle ultime ore il conflitto si è combattuto su più fronti: quello militare, con una nuova serie di attacchi incrociati tramite missili e droni, e quello politico e umano, segnato dall’annuncio del ritorno in patria di dieci combattenti ucraini.
Il quadro aggiornato ad oggi, 24 agosto, resta dunque caratterizzato da una doppia dinamica. Da una parte Kiev cerca di portare la guerra sempre più in profondità nel territorio russo, colpendo infrastrutture considerate strategiche per l’apparato militare di Mosca. Dall’altra la Russia prosegue gli attacchi contro porti, infrastrutture energetiche e logistiche ucraine, mantenendo una forte pressione soprattutto sulla regione di Odessa.
Zelensky: «Riportati a casa dieci dei nostri combattenti»
In una giornata particolarmente simbolica per l’Ucraina, che il 24 agosto celebra la propria indipendenza, il presidente Volodymyr Zelensky ha annunciato il ritorno di dieci militari ucraini.
«Oggi, nell’ambito di una fase speciale dello scambio, riportiamo a casa dieci dei nostri combattenti, passando per la Bielorussia», ha dichiarato il presidente.
Secondo quanto riferito da Zelensky, si tratta di membri delle Forze armate e della Guardia nazionale ucraina che avevano combattuto nel settore di Donetsk. Tutti erano stati considerati dispersi in combattimento.
Il passaggio attraverso la Bielorussia rappresenta un elemento particolare dell’operazione, che conferma come, nonostante l’assenza di un vero dialogo politico tra Mosca e Kiev, continuino a esistere canali specifici per gli scambi di prigionieri e per il ritorno dei militari.
Zelensky ha ribadito che il governo ucraino continuerà a lavorare per riportare in patria tutte le persone ancora detenute o disperse. «Ricordiamo ogni singola persona che rimane in prigionia. Cerchiamo ogni nome», ha affermato.
Kiev colpisce un impianto militare nella regione di Rostov
Sul piano militare, l’Ucraina ha rivendicato un attacco contro il complesso industriale di Kamensk-Shakhtinsky, nella regione russa di Rostov.
Secondo lo Stato Maggiore delle Forze armate ucraine, durante la notte le unità di Kiev hanno colpito lo stabilimento statale Kamensky Combine, dove sarebbe stato provocato un incendio.
L’impianto è considerato strategico perché, secondo le informazioni fornite da Kiev, produce propellente solido destinato ai sistemi lanciarazzi multipli Uragan, Smerch e Tornado-S, oltre che ad altri sistemi missilistici e armamenti aeronautici.
L’entità effettiva dei danni non è stata ancora chiarita e non è stato possibile verificare in modo indipendente le conseguenze dell’attacco.
Le autorità della regione di Rostov hanno comunque confermato che l’area è stata investita da un massiccio attacco. Il governatore Jurij Sliussar ha dichiarato che le difese russe hanno abbattuto più di 120 droni e diversi missili da crociera. Secondo Mosca non si sono registrati feriti, ma la caduta dei detriti ha provocato danni in diverse zone.
Kamensk-Shakhtinsky sarebbe stata tra le località maggiormente colpite.
Il Cremlino: «Gli attacchi ucraini non cambiano il fronte»
Mosca minimizza però l’impatto strategico delle operazioni ucraine in territorio russo.
Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha sostenuto che gli attacchi di Kiev contro infrastrutture e obiettivi russi non stanno modificando la situazione sul campo di battaglia.
Secondo Peskov, l’Ucraina starebbe cercando di colpire infrastrutture commerciali e altri obiettivi nelle retrovie russe, senza tuttavia riuscire a influenzare «le dinamiche che tutti stanno osservando sui fronti».
Il portavoce del Cremlino ha inoltre annunciato che le forze russe stanno cercando di localizzare gli impianti ucraini impegnati nella produzione di missili, con l’obiettivo di colpirli.
Un messaggio che lascia intendere la prosecuzione degli attacchi russi contro le capacità industriali e militari dell’Ucraina.
Odessa ancora sotto attacco
La risposta russa si è fatta sentire soprattutto nel sud dell’Ucraina. La regione di Odessa è stata nuovamente colpita da un massiccio attacco condotto, secondo le autorità locali, con missili e droni.
Il ministero della Difesa russo ha dichiarato di aver proseguito gli attacchi su larga scala contro porti, navi e infrastrutture utilizzate, secondo Mosca, per il trasporto e lo stoccaggio di materiali destinati alle Forze armate ucraine.
Tra gli obiettivi indicati dalle autorità russe figura il porto di Pivdenny, dove sarebbe stata colpita una petroliera che, secondo Mosca, aveva trasportato carburante destinato all’esercito ucraino. Il ministero della Difesa russo ha inoltre rivendicato attacchi contro serbatoi di carburante, magazzini e infrastrutture portuali.
Le dichiarazioni russe non sono state accompagnate da elementi sufficienti per verificare in maniera indipendente l’entità dei danni.
Dal lato ucraino, il capo dell’amministrazione militare dell’oblast di Odessa, Oleh Kiper, ha parlato di attacchi che hanno preso di mira magazzini, infrastrutture energetiche e zone residenziali.
Cinque persone sono rimaste ferite in uno degli attacchi e tre di loro sono state ricoverate in ospedale. La catena commerciale Epicentr ha inoltre riferito che due suoi centri nella regione di Odessa hanno subito danni.
La guerra dei droni si sposta sempre più lontano dal fronte
Gli ultimi avvenimenti confermano una delle tendenze ormai centrali del conflitto: la crescente importanza degli attacchi a lunga distanza.
L’Ucraina cerca di colpire raffinerie, depositi, aeroporti e impianti collegati alla produzione militare russa, con l’obiettivo di aumentare il costo della guerra per Mosca e ridurre le capacità di rifornimento delle sue forze.
La Russia, dal canto suo, continua a utilizzare missili e droni per prendere di mira infrastrutture energetiche, portuali e logistiche ucraine, oltre a impianti che potrebbero essere utilizzati per la produzione di armamenti.
È una guerra nella quale le retrovie sono diventate sempre più importanti. Il fronte non coincide più soltanto con le linee di combattimento nel Donbass o nel sud dell’Ucraina: le operazioni militari raggiungono ormai regioni e città situate a centinaia di chilometri dalle principali zone di scontro.
Nessuna tregua all’orizzonte
Nonostante i contatti diplomatici e i ripetuti richiami internazionali alla ricerca di una soluzione negoziata, sul terreno non emergono per il momento segnali di una reale de-escalation.
Gli scambi di prigionieri restano uno dei pochi canali nei quali è ancora possibile registrare risultati concreti. Il ritorno dei dieci militari annunciato da Zelensky rappresenta, in questo senso, un raro momento di cooperazione in una guerra che continua invece a produrre quotidianamente nuove vittime e distruzioni.
Sul piano militare, però, la logica resta quella dell’escalation tecnologica. Droni, missili a lunga gittata e attacchi contro infrastrutture strategiche stanno assumendo un peso crescente, mentre entrambe le parti cercano di dimostrare di poter colpire il nemico anche lontano dalle linee del fronte.
La posizione del Cremlino, secondo cui gli attacchi ucraini non modificano la situazione militare, si contrappone alla strategia di Kiev, che punta invece proprio a rendere sempre più vulnerabile la macchina bellica russa.
Nel giorno dell’indipendenza ucraina, il messaggio che arriva dal campo di battaglia è quindi tutt’altro che incoraggiante: mentre dieci soldati tornano finalmente a casa, la guerra continua a estendersi e, almeno per ora, non sembra avvicinarsi il momento di una vera tregua.
(Redazione)
