Pensioni, la proposta dell’Inps: un “salvadanaio previdenziale” per ogni nuovo nato


Fava: contributo dello Stato alla nascita e poi versamenti di genitori e nonni. “Serve un terzo pilastro della previdenza per affrontare l’inverno demografico”


MADRID.- Un libretto di risparmio previdenziale per ogni bambino alla nascita, alimentato inizialmente dallo Stato e successivamente da genitori e nonni, per costruire fin dai primi anni di vita un capitale destinato alla futura pensione. È la proposta avanzata dal presidente dell’Inps, Gabriele Fava, che invita a ripensare il sistema previdenziale italiano alla luce dell’inverno demografico e delle prospettive occupazionali delle nuove generazioni.

L’idea, illustrata in un’intervista al Corriere della Sera, punta alla creazione di un terzo pilastro della previdenza, complementare rispetto alla pensione pubblica e alla previdenza integrativa oggi esistente.

Un capitale previdenziale fin dalla nascita

Secondo Fava, il nuovo strumento dovrebbe funzionare come una sorta di “salvadanaio previdenziale”. Alla nascita di ogni bambino lo Stato potrebbe versare una somma iniziale, alla quale potrebbero aggiungersi nel corso degli anni contributi volontari da parte della famiglia.

L’obiettivo sarebbe arrivare al momento dell’ingresso nel mercato del lavoro con un capitale già accumulato, che il giovane potrebbe poi continuare ad alimentare durante la propria carriera fino al pensionamento.

Si tratterebbe di un sistema a capitalizzazione, distinto dal primo pilastro rappresentato dalla previdenza obbligatoria gestita dall’Inps e dal secondo pilastro costituito dalla previdenza complementare.

Fava richiama esperienze già presenti in altri Paesi europei, citando in particolare Svezia, Danimarca e Paesi Bassi, dove esistono forme di previdenza a capitalizzazione che affiancano il sistema pubblico.

L’inverno demografico come grande sfida

Alla base della proposta c’è una delle questioni destinate a condizionare maggiormente il futuro dell’Italia: il progressivo invecchiamento della popolazione e la diminuzione delle nascite.

“L’inverno demografico è la grande questione dei prossimi vent’anni”, osserva Fava, sottolineando che il rischio di pensioni basse per i giovani non dipende soltanto dall’evoluzione demografica, ma anche dalla qualità delle loro future carriere.

Secondo il presidente dell’Inps, infatti, il problema si presenta soprattutto quando i giovani entrano tardi nel mercato del lavoro, alternano periodi di occupazione e disoccupazione, hanno salari bassi e percorsi professionali discontinui.

Da qui la necessità, sostiene Fava, di un cambio di paradigma che non parta esclusivamente dalla previdenza, ma dal lavoro.

“Prima viene il lavoro”

“Non bisogna sempre cominciare dalla previdenza, ma dal lavoro”, afferma il presidente dell’Inps. È infatti dall’occupazione che dovrebbe partire il meccanismo in grado di garantire la sostenibilità futura del sistema.

Per Fava occorre puntare contemporaneamente su occupazione, produttività e contrasto al lavoro sommerso. La sostenibilità del sistema pensionistico, spiega, non può essere valutata soltanto sulla base del rapporto numerico tra giovani e anziani, ma anche considerando quante persone lavoreranno in modo continuativo e con carriere caratterizzate da una crescita delle retribuzioni e, conseguentemente, della contribuzione.

Una prospettiva che rende centrale la qualità dell’occupazione, soprattutto per le nuove generazioni.

Incentivi per far tornare i giovani dall’estero

Tra le proposte avanzate da Fava c’è anche quella di favorire il rientro in Italia dei giovani che hanno costruito una parte della propria carriera all’estero.

Il presidente dell’Inps ipotizza una defiscalizzazione temporanea, per un periodo di cinque-sette anni, destinata alle imprese che assumano giovani rientrati dall’estero e che prevedano per loro un percorso di crescita professionale e retributiva.

Una misura che, nelle intenzioni, dovrebbe contribuire a contrastare la perdita di capitale umano e a rendere più attrattivo il mercato del lavoro italiano.

Più occupazione per giovani e donne

Fava indica inoltre nell’aumento dell’occupazione giovanile e femminile una priorità per la tenuta sociale ed economica del Paese.

Non sarebbe però sufficiente aumentare il numero degli occupati. Per l’Inps è fondamentale che la crescita dell’occupazione sia accompagnata da regolarità, stabilità e qualità del lavoro.

In questo quadro assume particolare rilievo la lotta al lavoro sommerso. Secondo i dati richiamati da Fava, ogni anno il lavoro irregolare si traduce in circa 10 miliardi di euro di contributi non versati.

L’intelligenza artificiale contro il sommerso

Proprio sul fronte dei controlli l’Inps punta anche sull’intelligenza artificiale.

L’Istituto, spiega Fava, ha avviato 70 progetti legati all’AI, dei quali 30 sono già operativi. Le nuove tecnologie dovrebbero contribuire anche a individuare situazioni anomale e rafforzare l’attività di contrasto all’evasione contributiva e al lavoro irregolare.

La digitalizzazione, dunque, viene indicata come uno degli strumenti attraverso i quali rendere più efficiente l’attività dell’istituto e, allo stesso tempo, rafforzare la base contributiva sulla quale poggia il sistema pensionistico.

Un nuovo modello per le pensioni future

La proposta del “libretto previdenziale” non rappresenta, nelle parole di Fava, un’alternativa alla pensione pubblica. Il primo pilastro, quello della previdenza obbligatoria a ripartizione, rimarrebbe infatti centrale.

Il secondo pilastro continuerebbe invece a essere rappresentato dalla previdenza complementare, basata sulla capitalizzazione, alla quale tuttavia soprattutto i giovani partecipano ancora in misura limitata.

Il terzo pilastro immaginato dal presidente dell’Inps avrebbe quindi una funzione ulteriore: cominciare ad accumulare risparmio previdenziale molto prima dell’ingresso nel mondo del lavoro.

La proposta apre inevitabilmente un confronto sul ruolo dello Stato, delle famiglie e della previdenza privata nella costruzione delle pensioni future. Ma mette soprattutto in evidenza un problema più ampio: in un Paese che invecchia e registra sempre meno nascite, la sostenibilità delle pensioni dipenderà sempre più dalla capacità di creare occupazione stabile, qualificata e adeguatamente retribuita per le nuove generazioni.

(Redazione)

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