Secondo il quotidiano britannico, citato da fonti interne al regime iraniano, tra gli scenari presi in considerazione figurerebbero installazioni americane in Bulgaria e a Cipro nel caso di una nuova escalation con Washington. Da Teheran arriva intanto un monito ai Paesi del Golfo che fornissero assistenza alle forze statunitensi.
MADRID. – Lo scontro tra Stati Uniti e Iran potrebbe estendersi oltre il Medio Oriente e coinvolgere, almeno nelle valutazioni che sarebbero state prese in considerazione a Teheran, anche obiettivi militari americani presenti in Europa. È quanto riferisce il Financial Times, secondo cui le autorità iraniane avrebbero esaminato la possibilità di colpire installazioni statunitensi in Bulgaria e a Cipro nel caso in cui il presidente Donald Trump decidesse di intensificare ulteriormente il conflitto.
L’indiscrezione, attribuita dal quotidiano britannico a due fonti vicine al governo iraniano, descrive uno scenario ancora ipotetico e non l’imminenza di un attacco. Il messaggio politico e militare, tuttavia, appare chiaro: secondo le fonti citate dal Financial Times, una nuova escalation americana potrebbe provocare una risposta iraniana anche al di fuori dell’area mediorientale.
Bulgaria e Cipro tra i possibili scenari
Tra gli obiettivi che sarebbero stati presi in considerazione figura la Bulgaria. Il Paese ha autorizzato il mese scorso l’utilizzo della base aerea di Bezmer da parte di velivoli cisterna americani impegnati nelle operazioni di rifornimento in volo.
L’altra area indicata dalle fonti citate dal Financial Times è Cipro, dove gli Stati Uniti dispongono di infrastrutture e dove il Regno Unito ospita importanti basi militari utilizzabili anche nel quadro delle operazioni nella regione.
Secondo una delle fonti, qualora Washington «si spingesse troppo oltre», l’Iran sarebbe pronto a difendersi «a qualsiasi costo», estendendo la propria azione oltre il Medio Oriente. Si tratta, tuttavia, di valutazioni riportate dal quotidiano sulla base di fonti anonime e che non equivalgono a una decisione ufficiale di Teheran di procedere con attacchi in Europa.
«Un messaggio anche all’Europa»
Sempre secondo il Financial Times, l’attacco iraniano lanciato il mese scorso contro una base statunitense in Giordania, nel quale sono morti tre militari americani, sarebbe stato interpretato dalle fonti come una dimostrazione delle capacità iraniane di colpire a distanza.
Una delle persone citate dal quotidiano ha sostenuto che quell’azione rappresentasse anche un segnale indirizzato all’Europa: il continente, secondo questa lettura, non dovrebbe considerarsi automaticamente al riparo dalle conseguenze di un’ulteriore espansione del conflitto.
La portata reale di una simile minaccia resta naturalmente da valutare. Un eventuale attacco contro obiettivi americani situati in territorio europeo rappresenterebbe un salto di qualità nell’escalation e avrebbe inevitabili conseguenze anche sul piano della sicurezza dei Paesi della Nato.
Il monito iraniano ai Paesi del Golfo
Nelle stesse ore è arrivato anche un avvertimento del capo di Stato maggiore delle Forze armate iraniane, il generale Ali Abdollahi, rivolto ai Paesi che si affacciano sul Golfo Persico.
Il generale ha affermato che qualsiasi forma di assistenza o agevolazione fornita alle forze armate statunitensi potrebbe essere considerata da Teheran come una partecipazione diretta alle operazioni militari americane.
Nel messaggio, Abdollahi ha richiamato in particolare la presenza di velivoli militari e di aerei per il rifornimento in volo nelle basi della regione, sostenendo che un’attività di queste dimensioni difficilmente potrebbe avvenire all’insaputa dei Paesi che ospitano tali infrastrutture.
Una crisi che rischia di allargarsi
L’indiscrezione del Financial Times e il contemporaneo avvertimento rivolto ai Paesi del Golfo confermano il clima di forte tensione tra Teheran e Washington.
Per il momento non vi è alcuna conferma ufficiale dell’esistenza di un piano operativo iraniano per colpire obiettivi americani in Europa. Il fatto stesso che si parli di «scenari valutati» e non di attacchi programmati suggerisce che si tratti di ipotesi inserite nel quadro di una possibile risposta a un ulteriore aggravamento del conflitto.
Ma il solo allargamento della prospettiva geografica, dal Medio Oriente all’Europa, rappresenta un elemento di preoccupazione. Se le minacce e le valutazioni riportate dovessero trasformarsi in una reale strategia militare, la crisi tra Stati Uniti e Iran assumerebbe infatti una dimensione ancora più ampia e imprevedibile.
(Redazione)
