Secondo l’Agenzia internazionale dell’energia, le scorte commerciali sono scese a 2.753 milioni di barili, 35 milioni in meno rispetto a un anno fa. Ai minimi da gennaio le riserve di greggio.
MADRID.- Le riserve commerciali di petrolio e dei suoi derivati nei Paesi dell’OCSE hanno registrato una significativa diminuzione nel mese di giugno. Secondo i dati diffusi dall’Agenzia internazionale dell’energia (AIE) nel suo rapporto mensile di agosto, le scorte sono calate di 25,1 milioni di barili rispetto a maggio, attestandosi complessivamente a 2.753 milioni di barili.
Un livello che, secondo le stime preliminari dell’AIE, risulta inferiore di 35 milioni di barili rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.
In calo soprattutto le scorte di greggio
A pesare maggiormente sulla riduzione complessiva sono state le riserve di greggio. Nei Paesi dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, le scorte di petrolio greggio sono diminuite di 14,4 milioni di barili, raggiungendo il livello più basso registrato dall’inizio dell’anno.
Sono diminuite anche le riserve di prodotti petroliferi raffinati, che hanno segnato una riduzione di circa 6 milioni di barili.
L’andamento delle scorte nei principali Paesi industrializzati rappresenta uno degli indicatori più attentamente osservati dal mercato energetico, perché consente di valutare l’equilibrio tra domanda, produzione e disponibilità effettiva di petrolio e carburanti.
Rallenta il rilascio delle riserve di emergenza
Nel frattempo, a luglio è rallentato il ritmo di immissione sul mercato delle riserve di emergenza. Secondo quanto riferito dall’AIE, nel corso del mese sono stati rilasciati 26 milioni di barili, contro i 44 milioni di giugno.
Il totale delle scorte immesse sul mercato ha così raggiunto 300 milioni di barili, su un programma complessivo di 400 milioni di barili concordato dagli Stati membri dell’OCSE nel mese di marzo.
La progressiva riduzione dei rilasci mensili segnala dunque un rallentamento dell’utilizzo delle riserve straordinarie, mentre l’attenzione resta concentrata sull’evoluzione dell’offerta globale e sui livelli delle scorte commerciali.
Le scorte al centro dell’attenzione dell’OPEC+
Il livello delle riserve mondiali di greggio e carburanti è da tempo uno dei parametri utilizzati per valutare lo stato di salute del mercato petrolifero. La normalizzazione delle scorte verso la media degli ultimi cinque anni era stata indicata come uno degli obiettivi principali dell’accordo tra l’Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio e i produttori indipendenti riuniti nell’alleanza OPEC+.
Il riferimento è stato tuttavia modificato nel corso degli anni. Dopo l’eccezionale accumulo di petrolio verificatosi nel 2020, quando la pandemia e il brusco calo della domanda avevano fatto salire le riserve a livelli insolitamente elevati, l’OPEC+ ha iniziato a prendere in considerazione anche la media delle scorte registrata nel periodo 2015-2019.
Un indicatore ritenuto più rappresentativo delle condizioni precedenti alla pandemia e, quindi, più utile per misurare il reale equilibrio tra domanda e offerta.
Un indicatore importante per il mercato energetico
La diminuzione delle scorte dell’OCSE non significa automaticamente un aumento dei prezzi del petrolio, ma rappresenta un elemento importante per comprendere la situazione del mercato. Riserve in calo possono infatti indicare una domanda sostenuta o un’offerta insufficiente a compensare i consumi, mentre un aumento delle scorte può segnalare un mercato più abbondantemente rifornito.
Nei prossimi mesi l’evoluzione delle riserve commerciali, insieme alle decisioni dell’OPEC+, all’andamento della produzione e alle tensioni geopolitiche, continuerà quindi a essere osservata con attenzione dagli operatori del settore.
Il dato di giugno fotografa, intanto, una riduzione significativa delle disponibilità nei Paesi industrializzati: 25,1 milioni di barili in meno in un solo mese e un livello complessivo inferiore di 35 milioni di barili rispetto a un anno fa.
(Redazione)
