Gli ingressi irregolari triplicano nelle enclave nordafricane, scendono nell’arcipelago canario. Il presidente ceutino accusa Madrid di passività e attacca l’Esecutivo, mentre il Governo stanzia fondi e allestisce nuove strutture temporanee
MADRID – I dati forniti dal Ministero dell’Interno attestano una netta riconfigurazione delle direttrici migratorie dirette verso il territorio spagnolo. I flussi di migranti irregolari indirizzati verso l’arcipelago delle Canarie hanno registrato un drastico ridimensionamento statistico. Tale contrazione sfiora i due terzi rispetto alle rilevazioni dei periodi precedenti. La flessione percentuale raggiunge il 59,5 %, evidenziando un passaggio netto da 11.883 ingressi a soltanto 4.808 casi registrati. In modo del tutto analogo si è ridotto il numero dei natanti intercettati lungo le rotte navali insulari, attestandosi a “64 rispetto alle 196 del 2025, il 65,3 % in meno”.
In stridente contrasto con il decremento rilevato nell’area insulare, gli attraversamenti di frontiera via terra e via mare sono triplicati presso le enclave di Ceuta e Melilla. Il quadro contabile complessivo viene tuttavia presentato escludendo la grave emergenza verificatasi nelle giornate del 30 e 31 luglio. In tali date migliaia di persone hanno varcato la linea di confine marocchina facendo ingresso nell’enclave ceutina. I vertici del dicastero dell’Interno hanno deliberatamente omesso questi eccezionali eventi dal consueto rendiconto statistico. La scelta istituzionale risponde alla necessità valutativa secondo cui tali rilevazioni “richiedono un’analisi più specifica”. Si prospetta così uno scenario complessivo nel quale “si triplican gli ingressi irregolari a Ceuta e Melilla, mentre si riducono a quasi un terzo gli arrivi alle Canarie”.
Di fronte al grave quadro emergenziale, il presidente dell’amministrazione autonoma di Ceuta, Juan Vivas, ha espresso profonda sollecitudine e severa riprovazione verso l’operato dell’Esecutivo centrale. Il governatore locale ha preannunciato il formale ricorso ai vertici del potere giudiziario per denunciare la criticità della situazione “di fronte alla ‘passività’ del Governo nella risposta alla crisis”. La presidenza ceutina ha confermato l’intenzione di sollecitare udienze istituzionali con la presidente della Corte Suprema, María Isabel Perelló, e col presidente del Tribunale Costituzionale, Cándido Conde-Pumpido. L’obiettivo dichiarato è rappresentare direttamente ai vertici della magistratura che la città di Ceuta “è in pericoloW.
Nelle sue dichiarazioni pubbliche, il leader ceutino ha stigmatizzato la “mancanza di risposta adeguata” da parte degli organi statali di fronte a “una parte di Spagna che si è vista attaccata nella sua integrità territoriale”. Il presidente dell’enclave ha ricordato che la medesima presidenza del Governo centrale definì il territorio cittadino come una zona esposta a un quadro di “alto rischio”. Vivas ha ribadito la permanenza di una condizione socio-politica ben lontana dai parametri di normalità istituzionale. Ha inoltre affermato che l’amministrazione statale dispone delle risorse idonee a risolvere la crisi nell’arco di trenta giorni, deplorando al contempo la mancanza di trasparenza sui decreti di espulsione avviati.
A fronte delle contestazioni sollevate e della vastità della crisi umanitaria, il Governo centrale ha disposto l’attivazione di molteplici interventi operativi e programmi straordinari. La ministra dell’Inclusione, della Sicurezza Sociale e delle Migrazioni, Elma Saiz, ha annunciato la predisposizione di presidi umanitari destinati ad accogliere 1.500 persone. Tali strutture temporanee troveranno ubicazione presso l’area dell’Embolsamiento, nei terreni della Hípica, nell’ex impianto sportivo della caserma e nella località di El Guano. Contestualmente all’allestimento dei centri, l’Esecutivo ha assegnato uno stanziamento straordinario di 6,5 milioni di euro alla Croce Rossa. L’organizzazione fungerà da referente primario nell’erogazione di soccorso immediato ai soggetti in condizione di vulnerabilità.
Sul versante del dibattito politico, la ministra Saiz ha rivendicato la piena legittimità dell’azione governativa, precisando che l’Esecutivo “cerca una migrazione ordinata e segura perché l’immigrazione irregolare costa vite”. Nell’ambito del confronto parlamentare, l’esponente di governo ha censurato l’atteggiamento dell’opposizione, accusata di ostruzionismo e di incongruenza politica “probabilmente per sottomissione a Vox”. Parallelamente, la ministra della Salute, Mónica García, ha smentito qualsiasi ipotesi di “collasso sanitario” delle strutture mediche locali. La titolare della Sanità ha liquidato le argomentazioni critiche come ricostruzioni allarmiste e prive di fondamento.
Sotto il profilo del coordinamento istituzionale, il presidente del Governo Pedro Sánchez ha presieduto vertici interministeriali in videoconferenza con sette titolari dei dicasteri competenti. Ai lavori hanno preso parte i responsabili di Difesa, Interno, Economia, Politica Territoriale, Inclusione, Esteri e Gioventù. Gli incontri sono stati finalizzati al monitoraggio delle azioni sul campo e alla tutela della sicurezza dei residenti. Nell’ambito delle operazioni è stato confermato il censimento di 1.898 minori non accompagnati e la prosecuzione della cura sociosanitaria. Diversi ministri, unitamente al presidente Sánchez, si sono recati presso il valico di confine del Tarajal per verificare l’effettiva attuazione dei programmi disposti.
Redazione Madrid
