Nel giorno dell’ottavo anniversario del crollo del Ponte Morandi, Genova torna a confrontarsi con una tragedia che ha cambiato per sempre la città. I familiari delle vittime chiedono che la memoria si traduca in prevenzione, manutenzione e responsabilità.
MADRID.- Alle 11.36 del 14 agosto 2018 il crollo del Ponte Morandi spezzò 43 vite e aprì una ferita che, otto anni dopo, resta profondamente presente nella memoria di Genova e dell’Italia. Oggi la città si è fermata ancora una volta per ricordare le vittime, i loro familiari e tutti coloro che hanno subito le conseguenze di quella tragedia.
La commemorazione di quest’anno assume un significato particolare perché arriva a poche settimane dalla sentenza di primo grado del processo sul crollo, che ha riconosciuto responsabilità penali a 32 dei 57 imputati, con condanne complessive per circa 177 anni. Tra i condannati figura l’ex amministratore delegato di Autostrade per l’Italia, Giovanni Castellucci, al quale sono stati inflitti 12 anni di reclusione.
Una prima pronuncia che, pur non essendo definitiva, per i familiari rappresenta un passaggio importante nel lungo percorso verso la verità e la giustizia.
Salis: “Non fu una fatalità, ma il risultato di omissioni e incuria”
Nel corso della cerimonia alla Radura della Memoria, la sindaca Silvia Salis ha sottolineato proprio la portata della sentenza.
“Questo 14 agosto segna un confine rispetto agli altri anni”, ha affermato, ricordando che nessuna sentenza potrà restituire ai familiari le persone che hanno perso. Ma la pronuncia, ha aggiunto, “inizia a rendere giustizia” alla loro battaglia per la verità.
Per la sindaca, il punto centrale della sentenza è il riconoscimento che il crollo non fu una fatalità imprevedibile. “È stato un fatto determinato da omissioni inaccettabili e incurie intollerabili”, ha detto Salis, richiamando il tema delle responsabilità nella manutenzione dell’infrastruttura.
“Il profitto non deve e non dovrà mai più costare delle vite umane”, ha affermato.
La prima cittadina ha anche ricordato le scuse rivolte lo scorso anno ai familiari a nome delle istituzioni, ribadendo che chi ricopre un incarico pubblico deve assumersi la responsabilità tanto di ciò che è accaduto quanto delle scelte necessarie per costruire il futuro.
Il Comune annuncia un maxi risarcimento
Proprio nel giorno dell’anniversario, Salis ha annunciato una nuova iniziativa sul piano economico e amministrativo: il Comune di Genova chiederà un risarcimento significativo per i danni patrimoniali e di immagine subiti dalla città.
“L’intera città di Genova ha subito un danno profondo”, ha spiegato la sindaca, distinguendo naturalmente questo danno da quello, incomparabile, patito dalle famiglie delle vittime. L’”onda lunga” del crollo, ha sottolineato, è ancora visibile nei cantieri, nelle conseguenze economiche e nelle incertezze che hanno accompagnato la città negli anni successivi alla tragedia.
Salis ha assicurato che qualsiasi somma eventualmente riconosciuta al Comune sarà destinata a un programma di cura, manutenzione, decoro e messa in sicurezza della città.
Una scelta che la sindaca lega direttamente alla memoria delle 43 vittime: trasformare il risarcimento in interventi concreti significa, nelle sue parole, dare una dimensione pratica al dovere di non dimenticare.
I familiari: “La sicurezza e la prevenzione sono investimenti”
Anche Egle Possetti, presidente del Comitato in ricordo delle vittime del Ponte Morandi, ha posto al centro della commemorazione il tema della prevenzione.
“Ci batteremo affinché questo sistema cambi”, ha detto, chiedendo che le politiche pubbliche considerino la sicurezza non come un costo, ma come un investimento capace di produrre benefici per tutta la collettività.
Possetti ha definito la sentenza di primo grado “importante, qualificata e seria”, sottolineando come siano emersi anni di “incuria”, omissioni, condotte inadeguate e responsabilità anche sul fronte dei controlli.
Il Comitato, ha spiegato, attende ora con la stessa attenzione i successivi gradi di giudizio. “Speriamo che l’appello inizi il prima possibile”, ha detto, esprimendo fiducia per una pronuncia che ha coinvolto anche figure ai vertici delle strutture interessate.
La battaglia, però, non riguarda soltanto il processo. Per i familiari significa anche evitare che una tragedia di queste dimensioni possa ripetersi.
“La politica non si chini alle esigenze dei più forti”, ha chiesto Possetti, sollecitando un sistema nel quale prevenzione e sicurezza siano considerate priorità permanenti.
Il richiamo di Bucci: “Non c’è futuro senza memoria”
Alla commemorazione ha partecipato anche il presidente della Regione Liguria, Marco Bucci, che ha definito il 14 agosto un “monito e un faro” per tutti coloro che, nel pubblico e nel privato, saranno chiamati a progettare e gestire infrastrutture.
“Il nostro territorio ha bisogno di infrastrutture”, ha osservato Bucci, ricordando che la necessità di sviluppare collegamenti e sostenere l’economia non può mai entrare in conflitto con la tutela della vita delle persone.
Il governatore ha inoltre ricordato non soltanto le 43 vittime, ma anche le circa 600 persone sfollate e le imprese e i cittadini che subirono pesanti conseguenze economiche dopo il crollo.
“Nessuno vuole dimenticare le 43 vittime”, ha detto. “Non c’è futuro senza memoria”.
La commemorazione e il ricordo della città
La giornata è iniziata alla Radura della Memoria, luogo simbolico realizzato nell’area sottostante il ponte. A Genova sono presenti il presidente della Regione Bucci, la sindaca Salis e il viceministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Edoardo Rixi, delegato dalla Presidenza del Consiglio.
La presenza del governo, tuttavia, è stata giudicata insufficiente da Egle Possetti. “Ci aspettavamo una figura in più oltre al viceministro”, ha detto, sottolineando che la sentenza coinvolge anche responsabilità riconducibili a funzionari dello Stato e che, proprio per questo, avrebbe meritato una maggiore attenzione istituzionale.
“Il dolore cambia – ha spiegato Possetti, che nel crollo perse la sorella, due nipotini e il cognato – ma quando rientri nel dolore è sempre uguale”.
Anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha ricordato l’anniversario con un messaggio sui social. “Ricordare quelle 43 persone significa anche rinnovare l’impegno delle istituzioni affinché sicurezza, responsabilità e cura delle infrastrutture siano sempre una priorità”, ha scritto, sottolineando che Genova ha saputo rialzarsi “senza dimenticare”.
Una memoria che vuole diventare prevenzione
La città sta cercando di trasformare il ricordo in strumenti permanenti di conoscenza. Il Comitato dei familiari lavora, tra le altre iniziative, alla proposta di un memoriale diffuso, con reperti della struttura da conservare nei Comuni di provenienza delle vittime.
Un progetto che dovrebbe affiancare il Memoriale del Ponte Morandi, concepito non soltanto come luogo della memoria, ma anche come spazio di studio e prevenzione.
“Vogliamo che questo scempio trasformi lo sguardo sui beni del Paese”, ha spiegato Possetti, auspicando che la tragedia possa contribuire a modificare il modo in cui vengono considerati, controllati e mantenuti i beni infrastrutturali.
Nel frattempo, anche la Radura della Memoria è stata oggetto di attenzione. Nei giorni precedenti alla commemorazione, alcuni muri e piloni erano stati imbrattati con scritte offensive. Gli operatori di Aster hanno lavorato durante la notte per ripulire l’area e restituirle decoro.
Aster ricorda inoltre una propria vittima, Alessandro Campora, dipendente dell’azienda morto il 14 agosto 2018.
I 43 nomi continuano a parlare alla città
Il ricordo è stato affidato anche alla sede della Regione Liguria, in piazza De Ferrari, dove sul ledwall scorrono i nomi delle 43 persone morte nel crollo.
“La memoria non deve essere una candela che il tempo consuma, ma una brace che continua ad ardere”, ha scritto Bucci.
Otto anni dopo, il significato dell’anniversario rimane dunque legato a due esigenze inseparabili: ricordare le vittime e interrogarsi sulle responsabilità che hanno preceduto il crollo.
La sentenza di primo grado rappresenta un primo passaggio giudiziario, ma il procedimento non è concluso. Per le famiglie, la strada verso una verità definitiva è ancora lunga. Per le istituzioni, la tragedia continua invece a porre una domanda che va oltre le aule di tribunale: come garantire che manutenzione, controlli e sicurezza non vengano mai subordinati ad altri interessi.
È questa, a otto anni dal 14 agosto 2018, la sfida che Genova affida alla memoria delle sue 43 vittime.
(Redazione)
