Il bilancio ufficiale è salito ad almeno 281 morti e 3.971 feriti, mentre 379 persone risultano ancora disperse. Ma nelle ultime ore alcune fonti parlano di un bilancio destinato a crescere. I soccorritori continuano a scavare tra le macerie, mentre il governo prepara un piano straordinario per la ricostruzione
MADRID. – La Colombia continua a scavare tra le macerie dopo il devastante terremoto di magnitudo 7,4 che lunedì 10 agosto ha colpito il centro-ovest del Paese. A quattro giorni dal sisma, le speranze di trovare altri sopravvissuti si fanno sempre più deboli, ma le squadre di emergenza continuano a lavorare nei luoghi dove esiste ancora una possibilità di individuare persone vive.
L’ultimo bilancio ufficiale riportato dalle autorità colombiane e rilanciato giovedì indicava 281 morti, 3.971 feriti e 379 dispersi.
Nelle ultime ore, tuttavia, il bilancio ha continuato a essere oggetto di aggiornamenti: Reuters ha riferito oggi di almeno 285 vittime e circa 400 persone ancora disperse, segno che la situazione resta estremamente fluida mentre proseguono le operazioni di identificazione e ricerca.
Il terremoto ha colpito duramente soprattutto Cali, Pereira e altre località della regione del caffè, oltre alle comunità del dipartimento del Chocó, una delle aree più povere e difficili da raggiungere della Colombia.
Dopo le 72 ore cambia la strategia dei soccorsi
Le prime 72 ore sono considerate decisive nelle operazioni di ricerca dopo il crollo di un edificio. Superata questa finestra temporale, le possibilità di trovare persone vive sotto le macerie diminuiscono sensibilmente.
A Cali le squadre di soccorso hanno quindi cominciato, in molti siti, a passare dalla ricerca dei superstiti alla rimozione dei detriti. Ma gli operatori sottolineano che le ricerche non sono terminate.
«Purtroppo, stiamo arrivando a un punto in cui le chance di trovare sopravvissuti si stanno riducendo», ha spiegato David Tamayo, responsabile dell’Unità nazionale colombiana per la gestione del rischio di catastrofi, aggiungendo che l’obiettivo resta quello di cercare tutte le persone ancora disperse.
E proprio venerdì è arrivata una nuova, piccola fiammella di speranza: a Pereira, i soccorritori hanno individuato un uomo ancora vivo sotto le macerie di un albergo crollato, quasi quattro giorni dopo il terremoto. Il ritrovamento dimostra quanto sia ancora importante verificare accuratamente gli edifici distrutti prima di abbandonare le ricerche.
Oltre 10 mila case distrutte
La dimensione della catastrofe emerge anche dai danni materiali. Le autorità hanno stimato oltre 10.500 abitazioni distrutte, mentre decine di migliaia di altre strutture hanno riportato danni. Dati più recenti raccolti dalle autorità indicano inoltre 127 edifici crollati, con scuole, strutture sanitarie e infrastrutture pubbliche colpite.
Complessivamente, il sisma ha interessato 15 dipartimenti e centinaia di comuni, provocando conseguenze particolarmente pesanti nella Colombia occidentale.
Migliaia di famiglie sono rimaste senza casa e molte persone continuano a dormire all’aperto o nei rifugi per paura di rientrare negli edifici danneggiati.
A rendere ancora più complicata la situazione ci sono le numerose scosse di assestamento, più di 150 secondo le autorità citate dai rapporti internazionali. I nuovi movimenti del terreno aumentano il rischio per i soccorritori e rendono più pericoloso lavorare all’interno degli edifici lesionati.
Le zone più isolate aspettano ancora gli aiuti
Se nelle grandi città sono presenti squadre specializzate, mezzi pesanti e personale medico, nelle aree più remote la situazione appare molto più difficile.
Particolarmente delicata è la situazione di alcune comunità del Chocó e della costa del Pacifico, dove le difficoltà nei collegamenti e la presenza di gruppi armati hanno ostacolato l’arrivo dei soccorsi.
Secondo gli operatori dell’International Rescue Committee, in alcune zone gli abitanti hanno dovuto cominciare a scavare autonomamente tra le macerie. In alcuni quartieri di Buenaventura, inoltre, l’accesso agli aiuti sarebbe stato ostacolato dalla presenza di gruppi armati.
Acqua, gas ed elettricità restano problemi in diverse comunità, mentre la distruzione delle infrastrutture rende difficile garantire servizi essenziali.
La solidarietà dei colombiani
Accanto alle difficoltà della macchina dei soccorsi, emerge però una forte mobilitazione spontanea della popolazione.
A Cali volontari e ristoratori lavorano senza sosta per preparare cibo destinato agli operatori impegnati nelle ricerche, al personale sanitario e alle persone rimaste senza casa. In alcuni punti della città i cittadini hanno formato catene umane per rimuovere manualmente piccoli detriti, mentre i soccorritori professionisti utilizzano apparecchiature specializzate per individuare eventuali segnali di vita.
Anche a Pereira centinaia di volontari hanno partecipato alle operazioni di ricerca, in particolare nell’area dell’albergo crollato che ospitava persone senza fissa dimora.
Sono immagini che raccontano una Colombia duramente colpita, ma anche capace di reagire attraverso una straordinaria mobilitazione dal basso.
La prima grande crisi per il presidente De La Espriella
Il terremoto rappresenta anche la prima grande prova politica per il nuovo presidente colombiano Abelardo De La Espriella, entrato in carica appena pochi giorni prima della catastrofe.
Il capo dello Stato ha annunciato l’intenzione di dichiarare una emergenza economica e di creare un fondo speciale per finanziare la ricostruzione di abitazioni, ospedali, scuole e infrastrutture.
La situazione rappresenta una sfida particolarmente delicata per un presidente che durante la campagna elettorale aveva promesso una riduzione della spesa pubblica. Ora il governo dovrà invece mobilitare ingenti risorse per affrontare l’emergenza e ricostruire le zone devastate.
Il terremoto diventa così anche un test sulla capacità della nuova amministrazione di coordinare una crisi nazionale di dimensioni eccezionali.
Arrivano gli aiuti internazionali
La Colombia ha ricevuto offerte di assistenza da diversi Paesi. Il governo ha precisato di non aver respinto gli aiuti stranieri, ma di voler accettare per le operazioni di ricerca e soccorso soltanto squadre dotate delle certificazioni previste dagli standard internazionali.
Nel frattempo, squadre straniere sono già impegnate o in arrivo nelle aree colpite. L’assistenza comprende anche medicinali, alimenti, acqua, attrezzature per la ricerca e altri materiali necessari alla popolazione.
Il Gruppo Banca Mondiale ha annunciato venerdì lo stanziamento di 200 milioni di dollari per sostenere la risposta all’emergenza e la successiva ricostruzione. Le risorse saranno destinate, tra l’altro, alla sanità, all’edilizia e al sostegno delle piccole e medie imprese colpite dal disastro.
Un Paese davanti a una lunga ricostruzione
Il terremoto non ha provocato soltanto vittime e crolli. Ha colpito abitazioni, scuole, ospedali, reti idriche e altre infrastrutture essenziali, creando un’emergenza destinata a durare ben oltre la fine delle operazioni di soccorso.
Il governo dovrà ora affrontare una doppia sfida: continuare a cercare i dispersi e, contemporaneamente, organizzare l’assistenza alle decine di migliaia di persone rimaste senza una casa sicura.
Per le famiglie che attendono notizie dei propri cari, però, la priorità resta ancora una sola. Finché esiste la possibilità di trovare qualcuno vivo sotto le macerie, i soccorritori continueranno a scavare.
E il ritrovamento di un superstite a Pereira a quasi quattro giorni dal sisma dimostra che, anche quando la finestra delle 72 ore si è chiusa, la speranza non può essere considerata completamente esaurita.
(Redazione)
