Venezuela, María Corina Machado contesta gli “accordi senza il popolo”

María Corina Machado

Nonostante l’esclusione dai negoziati istituzionali, María Corina Machado promette un fermo monitoraggio e chiede la liberazione di tutti i detenuti


MADRID – In occasione del Foro America Libera tenutosi in Uruguay, la leader dell’opposizione, María Corina Machado, è intervenuta tramite un videomessaggio per analizzare il futuro politico del paese. Nel suo discorso, l’esponente democratica ha espresso una ferma condanna nei confronti del processo di negoziazione politica avviato il sei agosto tra il chavismo e l’Assemblea Nazionale del 2015, negoziato dal quale è stata formalmente esclusa.

Machado ha contestato la legittimità di un impianto negoziale strutturato senza la partecipazione dei rappresentanti democraticamente eletti. La dirigenza dell’opposizione ha sottolineato come il processo di transizione “non possa ridursi a un patto tra élite” formulato a scapito della popolazione. Con riferimento diretto alla propria estromissione dal tavolo delle trattative, la vincitrice del Premio Nobel per la Pace 2025 ha ribadito la centralità della società civile, affermando che “la nostra transizione verso la libertà e la democrazia potrà realizzarsi esclusivamente con il popolo”.

“Non assisteremo a una transizione oligarchica o calata dall’alto – ha commentato -, bensì a un percorso in cui la società venezuelana figurerà come protagonista e garante della propria sostenibilità”.

Pur non essendo stata coinvolta nei colloqui, Machado ha precisato che né lei né il candidato Edmundo González Urrutia intenderanno costituire un ostacolo alle trattative. Ciononostante, la leader ha assicurato un monitoraggio rigoroso sulle delibere del tavolo negoziale, con l’obiettivo di esigere il raggiungimento di risultati concreti, trasparenti e verificabili sul piano istituzionale ed economico.

Nel corso del suo intervento, Machado ha espresso riconoscimento per il sostegno strategico fornito dagli Stati Uniti, evidenziando il ruolo dell’amministrazione Trump e del segretario Marco Rubio a seguito della deposizione di Nicolás Maduro avvenuta il tre gennaio. A tal proposito, ha dichiarato che “grazie alla determinata leadership degli Stati Uniti, del presidente Trump e del segretario Rubio, si è avviato il processo di smantellamento del sistema repressivo e criminale operante in Venezuela”.

Ripercorrendo le ultime scadenze elettorali, la rappresentante dell’opposizione ha richiamato i risultati ottenuti sul campo:

“Abbiamo sconfitto la tirannia avvalendoci delle sue stesse infami regole. Abbiamo mobilitato oltre un milione di volontari e dimostrato, verbali alla mano, la presenza di una maggioranza schiacciante”.

In merito al quadro macroeconomico e sociale, ha aggiunto che “il paese sconta oggi le conseguenze di ventisette anni di spoliazione e devastazione da parte di un regime criminale tuttora al potere. Ciononostante, siamo giunti alla fase conclusiva di questa tirannia”.

Mentre il primo ciclo di negoziati si è chiuso con un’intesa per il rinnovo del Tribunale Supremo di Giustizia e lo sblocco delle riserve auree custodite presso la Banca d’Inghilterra destinate ai soccorsi sismici, Machado ha riaffermato sui canali social la centralità dei diritti umani. Riferendosi alla detenzione dei dissidenti, ha concluso che “la liberazione di ciascun prigioniero politico costituisce la priorità assoluta di una nazione determinata a lottare fino al pieno ripristino di giustizia, dignità e libertà”.

Redazione Caracas

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