Spagna: l’inflazione sale al 3,6% spinta dai forti rincari energetici


Mentre i carburanti e l’elettricità registrano forti aumenti d’estate, il calo dei prezzi degli alimentari e l’intervento sui tributi contengono l’impatto economico generale. Scatta  la clausola di salvaguardia sul gasolio


MADRID – Nel mese di luglio l’indice generale dei prezzi al consumo ha evidenziato una netta accelerazione. L’inflazione su base annua si è posizionata al 3,6%, segnando un’evidente inversione di tendenza. Tale variazione interrompe la stabilità osservata nel trimestre precedente, fermo al 3,2%. L’impennata risente direttamente dei rialzi registrati nei comparti dei carburanti e dell’energia elettrica. L’indicatore congiunturale supera la soglia del 3% per il quinto mese consecutivo. Si tratta del valore massimo toccato dal sistema economico a partire dal maggio 2024. Il fenomeno si manifesta in concomitanza con il graduale smantellamento dei sussidi statali d’emergenza.

La dinamica dei beni energetici ha condizionato pesantemente la spesa delle famiglie e delle imprese. I prezzi nel settore dei trasporti hanno subito una spinta al rialzo del 6,2% annuo. Tale incremento è imputabile all’impennata dei costi dei carburanti e dei lubrificanti per veicoli. I combustibili liquidi nel loro complesso hanno mostrato una crescita rilevante del 31,5%. Nel dettaglio, la tariffa del gasolio è salita del 15,7% su base tendenziale. La benzina ha registrato un incremento su scala annuale pari al 7,3%. Le tensioni geopolitiche in Medio Oriente continuano a destabilizzare le quotazioni del greggio. In parallelo, le bollette elettriche sono aumentate dell’8,4%, mentre il gas naturale è salito del 4,1%.

A fronte di tale fiammata inflazionistica, l’esecutivo ha attivato misure fiscali di salvaguardia automatica. Il quadro normativo stabilisce una riduzione delle accise qualora i prezzi superino determinate soglie. Avendo il gasolio oltrepassato il limite del 15%, scatta l’innalzamento automatico del beneficio fiscale. Lo sconto tributario applicabile al gasolio salirà quindi a 20 centesimi al litro a settembre. La pianificazione iniziale prevedeva una riduzione limitata a soli 5 centesimi al litro. Il meccanismo di compensazione mira ad attenuare le ripercussioni dell’incertezza sui bilanci dei consumatori. Le autorità cercano di stabilizzare il potere d’acquisto di fronte agli shock energetici esterni.

La benzina ha mantenuto un profilo differente, non avendo varcato la soglia critica del 15%. Avendo registrato un rincaro del 7,3%, il prodotto segue il programma di progressivo rientro. A settembre la bonifica fiscale sul carburante si attesterà sui 5 centesimi originariamente stabiliti. I tecnici del Ministero dell’Economia hanno chiarito la ratio della decisione con precise dichiarazioni:

“Il meccanismo agisce così in modo proporzionato, rafforzando la protezione solo dove la pressione dei prezzi lo giustifica”.

I vertici ministeriali ribadiscono la validità dell’architettura anticrisi adottata per mitigare le spinte speculative. I provvedimenti governativi avrebbero ridotto l’indice generale di circa un punto percentuale medio. Senza tale schermo normativo, la contrazione dei redditi reali sarebbe risultata ben più grave. Gli uffici di analisi economica dello Stato hanno commentato l’efficacia del dispositivo sottolineando che “il piano di risposta ha ammortizzato più del 60% dell’aumento dei prezzi dovuto allo shock esterno della guerra in Iran”.

Contestualmente all’escalation energetica, il comparto alimentare ha mostrato un’evoluzione decisamente rassicurante. Le tensioni sui mercati delle materie prime non si sono trasferite sui beni di prima necessità. La variazione tendenziale per alimenti e bevande si è attestata a un modesto 1,6%. Il dato rappresenta il livello minimo registrato dalle rilevazioni statistiche a partire dal 2021. Su scala mensile, i listini della spesa alimentare hanno segnato una contrazione dello 0,7%. Il raffreddamento dei prezzi è da attribuirsi alle quotazioni di ortaggi e prodotti ortofrutticoli. Legumi e patate hanno contribuito ad alleggerire la pressione complessiva sul carrello della spesa. Anche la frutta secca e i prodotti di stagione hanno mostrato consistenti flessioni di prezzo. Le varietà tropicali sono diminuite del 15,4%, mentre la frutta fresca è calata del 14,8%.

Nel quadro generale di rientro, talune categorie alimentari hanno tuttavia mantenuto dinamiche rialziste marginali. I frutti di bosco hanno registrato un incremento dei listini pari al 17,2%. Gli agrumi hanno riportato un aumento stagionale del 15,5% nei punti vendita al dettaglio. Il costo delle uova è salito del 13,4% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. La carne bovina ha evidenziato un incremento dell’indicatore di prezzo pari al 9,9%. Ciononostante, il dato aggregato della filiera agroalimentare ha garantito un’efficace barriera antinflazionistica.

I settori dell’abbigliamento e delle calzature hanno registrato flessioni marcate a causa delle vendite stagionali. L’indice di comparto si è ridotto del 10,2% per l’effetto combinato dei saldi estivi. Gli articoli di moda femminile hanno subito un ribasso medio dei listini del 13,3%. Anche i servizi di trasporto aereo e ferroviario hanno mostrato riduzioni tariffarie temporanee.

Al contrario, la filiera dei servizi ricreativi e turistici ha registrato sensibili rialzi estivi. Il noleggio di autoveicoli senza conducente è salito del 34,2% rispetto al mese precedente. Il comparto alberghiero e della ristorazione ha incrementato i propri listini del 9,9%. Orologeria e gioielleria mostrano un aumento del 24%, mentre i servizi di smaltimento rifiuti crescono del 22,7%.

L’inflazione di fondo, depurata dai beni energetici e alimentari freschi, si attesta al 3%. L’indicatore core registra un incremento marginale di un solo decimo di punto rispetto a giugno. La spinta sui prezzi ha interessato tutte le regioni, pur con marcate differenze territoriali. La Cantabria segnala l’incremento più elevato con un tasso annuale pari al 4,3%. La Galizia mostra una variazione del 4,1%, mentre Madrid e le Baleari si attestano al 3,9%. La Catalogna evidenzia un aumento del 3,5%, mentre l’Estremadura registra il dato più contenuto col 3%.

Le parti sociali analizzano i dati con attenzione in vista dei prossimi passaggi concertativi. L’organizzazione imprenditoriale CEOE conferma le stime annuali al 3,1%, condizionandole alla regolarizzazione dei traffici marittimi. I sindacati sollecitano un tavolo di confronto urgente col Ministero dell’Economia per definire ulteriori tutele retributive.

Redazione Madrid

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