Il bilancio del sisma di magnitudo 7,4 sale ancora: 3.494 i feriti e oltre 25 mila famiglie coinvolte. I soccorritori continuano a scavare tra le macerie mentre il Paese osserva tre giorni di lutto nazionale
CARACAS. – È salito a 265 morti, 3.494 feriti e 496 dispersi il bilancio del devastante terremoto che ha colpito la Colombia lunedì 10 agosto. A fornire i nuovi dati è stato il presidente colombiano Abelardo de la Espriella, che ha parlato di un’emergenza ancora in piena evoluzione.
«Abbiamo 25.872 famiglie colpite, 53.816 persone, purtroppo 265 morti, 3.494 feriti e il numero dei dispersi è salito in modo allarmante a 496», ha dichiarato il presidente alla stampa da Bogotá.
Il dato dei dispersi rappresenta in questo momento l’aspetto più drammatico dell’emergenza. Le squadre di soccorso continuano infatti a lavorare tra gli edifici crollati e nelle zone maggiormente colpite, nella speranza di trovare ancora persone vive. Reuters riferisce che le operazioni sono proseguite durante la finestra considerata più importante per individuare eventuali sopravvissuti.
L’epicentro nel Chocó
Il terremoto ha raggiunto la magnitudo 7,4 e ha avuto il suo epicentro nei pressi di San José del Palmar, nel dipartimento del Chocó, nella parte occidentale del Paese.
La scossa è stata avvertita in una vasta area della Colombia e anche nei Paesi vicini. Le conseguenze più gravi si sono registrate in diversi dipartimenti, con danni particolarmente pesanti a edifici, abitazioni, infrastrutture e strutture sanitarie.
Tra le città maggiormente interessate dagli effetti del sisma figura anche Cali, dove sono stati segnalati crolli e gravi danni agli edifici. Il terremoto ha inoltre provocato problemi alla viabilità e ai servizi essenziali, complicando le operazioni di soccorso.
Secondo le informazioni raccolte da Reuters, sono oltre 9.500 le abitazioni distrutte o gravemente danneggiate, mentre le autorità devono fare i conti anche con il rischio di nuove scosse e con le difficoltà di raggiungere alcune delle aree più isolate.
Medicina Legale: 202 corpi ricevuti, 121 identificati
La dimensione della tragedia emerge anche dal lavoro dell’Istituto nazionale di Medicina legale e scienze forensi.
Nel bilancio diffuso mercoledì, l’istituto ha comunicato di avere ricevuto 202 corpi provenienti dai dipartimenti di Chocó, Caldas, Risaralda e Valle del Cauca. Di questi, 121 erano stati identificati, compresi cinque minori.
Si tratta però di un dato riferito esclusivamente ai corpi consegnati all’Istituto di Medicina Legale nei quattro dipartimenti indicati e non coincide quindi necessariamente con il bilancio complessivo delle vittime comunicato successivamente dal governo.
Il processo di identificazione rappresenta una delle fasi più delicate dell’emergenza, soprattutto per consentire alle famiglie di avere notizie certe sui propri cari.
La corsa contro il tempo dei soccorritori
Mentre il bilancio delle vittime cresce, proseguono senza sosta le operazioni di ricerca. I vigili del fuoco, le squadre specializzate e i volontari stanno lavorando tra le macerie degli edifici crollati.
Il presidente ha sottolineato l’importanza di sfruttare ogni possibilità per trovare persone ancora in vita. Nei giorni scorsi i soccorritori hanno infatti continuato a registrare salvataggi, alimentando la speranza delle famiglie che attendono notizie dei propri cari.
La situazione rimane tuttavia estremamente difficile. Gli edifici danneggiati possono crollare ulteriormente e le operazioni devono essere condotte con grande cautela, mentre in alcune zone le infrastrutture danneggiate rendono complicato l’arrivo degli aiuti.
Ospedali danneggiati e cittadini in fila per donare il sangue
Tra le immagini più significative dell’emergenza ci sono quelle dei cittadini che si sono messi in fila per donare il sangue.
A Cali centinaia di persone hanno raggiunto l’ospedale Universidad del Valle per contribuire alle necessità del sistema sanitario. Il sisma ha provocato danni anche alla struttura ospedaliera: tre piani che ospitavano reparti di pediatria, medicina interna e neonatologia sono crollati.
La solidarietà della popolazione si è così trasformata in una risposta concreta alla situazione di emergenza, con molti cittadini che hanno scelto di aiutare i feriti mettendo a disposizione il proprio sangue.
Tre giorni di lutto nazionale
Per onorare le vittime, il governo colombiano ha proclamato tre giorni di lutto nazionale. Durante questo periodo la bandiera colombiana viene esposta a mezz’asta negli edifici pubblici e nelle sedi diplomatiche del Paese all’estero.
La decisione accompagna una fase ancora caratterizzata dall’emergenza e dalla ricerca dei dispersi. Il governo ha inoltre dichiarato lo stato di calamità, una misura destinata a facilitare la gestione delle conseguenze del terremoto e gli interventi necessari nelle aree colpite.
Gli aiuti internazionali
La gestione degli aiuti internazionali è stata nelle ultime ore al centro dell’attenzione. Alcuni governi stranieri hanno offerto il proprio sostegno alla Colombia, mentre le autorità di Bogotá hanno attivato i meccanismi necessari per coordinare l’assistenza.
Secondo le informazioni disponibili, sono previsti anche arrivi di aiuti umanitari dall’estero. Squadre internazionali provenienti, tra gli altri, da Messico e Perù hanno raggiunto il Paese per contribuire alle operazioni.
L’obiettivo immediato rimane comunque quello di salvare vite e raggiungere le persone ancora intrappolate o non localizzate.
Nessuna vittima spagnola segnalata
Il terremoto ha avuto ripercussioni anche sulla comunità straniera presente in Colombia. Il ministro degli Esteri spagnolo José Manuel Albares ha comunicato che il numero dei cittadini spagnoli inizialmente non localizzati era sceso a 75, rispetto ai 164 indicati in precedenza.
Al momento della comunicazione non risultavano cittadini spagnoli tra le vittime del terremoto.
Una tragedia ancora in evoluzione
A tre giorni dal terremoto, la Colombia si trova dunque davanti a una delle emergenze più drammatiche degli ultimi anni. 265 morti, quasi 3.500 feriti e 496 dispersi fotografano una tragedia che potrebbe ancora modificare il proprio bilancio man mano che i soccorritori riusciranno a raggiungere le aree più colpite.
Ma dietro i numeri ci sono migliaia di famiglie che aspettano notizie, persone che hanno perso la casa e comunità che devono fare i conti con infrastrutture distrutte e servizi essenziali interrotti.
Per le squadre di soccorso, la priorità resta una sola: continuare a scavare. Ogni ora può essere decisiva per trasformare il drammatico bilancio del terremoto in nuove storie di sopravvivenza.
(Redazione)
