Venezuela: il rilancio del greggio si scontra con la povertà

Un pozzo di petrolio in un campo vicino a Ponca City, Oklahoma
Un pozzo di petrolio

Nonostante il trend positivo dell’estrazione energetica guidato dagli accordi internazionali, i salari reali della popolazione restano ai minimi storici


CARACAS – Nel corso di luglio, la produzione di greggio in Venezuela ha registrato un incremento moderato: ha raggiunto una soglia estrattiva vicina a 1.200.000 barili al giorno, dato che si traduce in un contenuto rialzo dell’1,09% rispetto a giugno. Tali misurazioni sono state rese note nel report mensile diffuso dall’Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio (OPEC). Nel mese precedente, il livello giornaliero si attestava a 1.187.000 barili, evidenziando un’accelerazione dell’attività industriale. Questo incremento operativo si è concretizzato in un quadro sociale drammatico per la popolazione. Le regioni settentrionali sono state infatti scosse da una violenta sequenza di eventi sismici, che hanno causato la morte di oltre 6.301 persone e generato gravissimi danni infrastrutturali.

Nonostante questo doloroso scenario nel 2026, il comparto degli idrocarburi ha mantenuto una traiettoria positiva. Nell’intero arco annuale, l’estrazione di petrolio ha evidenziato un aumento del 29,8%, mostrando un netto recupero rispetto a inizio gennaio, quando la produzione giornaliera sfiorava soltanto i 924.000 barili. L’avvio dell’anno è stato segnato da accadimenti di straordinaria rilevanza geopolitica. Mentre Washington esercitava un rigoroso pattugliamento marittimo rivolto all’interdizione delle petroliere sanzionate, le forze armate degli Stati Uniti hanno condotto un’operazione culminata con l’arresto del presidente Nicolás Maduro a Caracas. In seguito a questa svolta storica, la nazione ha aperto i propri settori chiave ai capitali privati esteri, tra cui minerario, elettrico e idrocarburi. L’attuale esecutivo transitorio collabora in maniera diretta con l’amministrazione statunitense.

Il presidente Donald Trump ha definito “eccellente” la natura di questo rapporto bilaterale. Nello stesso mese di gennaio, l’Assemblea Nazionale ha ratificato modifiche alla legislazione petrolifera, un pacchetto normativo promosso da Delcy Rodríguez nella sua veste di presidente ad interim. L’obiettivo prioritario della riforma consiste nell’attrarre ingenti risorse finanziarie internazionali. Diversi analisti sottolineano come questo cambiamento alteri in modo radicale l’architettura statalista instaurata a suo tempo dal leader Hugo Chávez. A febbraio, il segretario statunitense all’Energia Chris Wright si è recato in visita ufficiale a Caracas, concordando con Rodríguez un piano strategico di cooperazione energetica a lungo termine. Successivamente, il 23 luglio, Trump ha dichiarato pubblicamente che Wright “sta dirigendo il Venezuela meglio di chiunque altro prima d’ora”, aggiungendo che il Paese ottiene ottimi risultati e che Washington riceve la quota di spettanza.

Gli specialisti del settore stimano che il ritmo di estrazione manterrà una traiettoria rialzista, pur rimanendo condizionato al rispetto degli impegni concordati con le multinazionali straniere. Per contro, la classe lavoratrice continua a patire gravissime difficoltà finanziarie: i sindacati denunciano che il salario minimo statale equivalga ad appena 17 centesimi di dollaro al mese. Al contempo, emergono significative discrepanze tra le cifre ufficiali e i report alternativi. Le stime delle fonti secondarie dell’OPEC calcolano l’estrazione reale in 1.117.000 barili al giorno, evidenziando un divario al ribasso di 83.000 barili rispetto alla versione governativa.

Sebbene la produzione sia cresciuta di 14.000 barili al giorno a luglio, il progresso venezuelano appare modesto nel confronto internazionale, dove Paesi partner quali Iraq, Arabia Saudita e Kuwait hanno registrato incrementi decisamente superiori. Sui mercati internazionali, la quotazione del greggio venezuelano Merey 16 ha subito una flessione del 5,30%, scendendo a 67,36 dollari al barile e posizionandosi come il valore più basso all’interno del paniere OPEC. Per raggiungere il traguardo di 2 milioni di barili giornalieri, la filiera industriale necessiterà di investimenti stimati fino a 150 miliardi di dollari.

Redazione Caracas

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