Inflazione, Ferrara resta la città più cara: per una famiglia oltre mille euro in più all’anno

Ferrara. (Foto di alex1965 da Pixabay)

Roma è quarta, Mantova e Como sul podio. Reggio Calabria registra il tasso di inflazione più alto, ma non il maggiore aggravio di spesa. Brindisi la città dove l’aumento del costo della vita pesa meno. L’Unione Nazionale Consumatori: “Dato pessimo e allarmante”.


MADRID.- In Italia l’inflazione rallenta solo apparentemente, ma continua a pesare in maniera profondamente diversa sui bilanci delle famiglie a seconda del territorio in cui vivono. I dati territoriali relativi a luglio 2026 diffusi dall’Istat, elaborati dall’Unione Nazionale Consumatori, restituiscono una fotografia nella quale il costo della vita presenta differenze considerevoli tra una città e l’altra. E a guidare la classifica delle città più care d’Italia è ancora una volta Ferrara.

La città emiliana, già al primo posto a giugno, conferma il primato anche a luglio: con un’inflazione annua del 3,6%, una famiglia media deve mettere in conto 1.042 euro di spesa aggiuntiva rispetto a luglio dello scorso anno. Non è il tasso di inflazione più elevato registrato in Italia, ma è il dato che, tradotto in euro, produce il maggiore impatto sui bilanci familiari.

Sul secondo gradino del podio sale Mantova, con un’inflazione del 3,4% e un aggravio annuo di 967 euro per famiglia. Terza Como, dove il 3,2% di inflazione si traduce in 959 euro in più. Appena fuori dal podio c’è Roma, anch’essa al 3,2%, ma con una maggiore spesa annua stimata in 915 euro.

La graduatoria dimostra così che il tasso percentuale di inflazione, da solo, non basta a descrivere quanto effettivamente una famiglia debba spendere in più. A determinare l’esborso complessivo contribuiscono infatti il livello dei prezzi e la struttura dei consumi delle singole aree territoriali.

La top ten delle città più care

Dopo Ferrara, Mantova, Como e Roma, la quinta posizione è occupata da Siracusa, che registra un’inflazione del 3,9%, tra le più alte del Paese, e una maggiore spesa annua di 901 euro.

Seguono Verona, con 899 euro e un’inflazione del 3,2%; Pistoia, con 872 euro e il 3,1%; Pavia, con 869 euro e il 2,9%; Udine, con 868 euro e il 3,1%. Chiude la top ten Bolzano, dove l’inflazione del 2,8% comporta comunque un aggravio di 851 euro per una famiglia media.

Una classifica nella quale il Nord è largamente rappresentato, ma che evidenzia anche il peso crescente del caro vita in importanti città del Centro e del Mezzogiorno.

Reggio Calabria ha l’inflazione più alta, ma non è la città più cara

Particolarmente significativo è il caso di Reggio Calabria. Con un’inflazione del 4%, la più elevata tra le città italiane considerate, non è però al vertice della graduatoria della maggiore spesa.

La città calabrese occupa infatti il 16° posto, con un aggravio annuo di circa 820 euro per una famiglia media.

La distanza tra i due indicatori è importante perché dimostra concretamente che inflazione e costo della vita non sono sinonimi: una percentuale più elevata di aumento dei prezzi non comporta necessariamente la maggiore spesa assoluta. Dipende da quanto si spende e da quali beni e servizi incidono maggiormente sul bilancio familiare.

Milano al 15° posto, Bologna al 40°

Tra le principali città italiane, Milano si colloca al 15° posto, con una maggiore spesa annua di 824 euro e un’inflazione del 2,7%.

Più indietro Napoli, al 31° posto con 763 euro e un’inflazione del 3,4%; Palermo è 34ª, con 756 euro, mentre Torino è 35ª con 752 euro. Genova si trova al 39° posto, con 747 euro, e Bologna al 40°, con 737 euro.

Il dato medio nazionale è di 732 euro di maggiore spesa annua per una famiglia tipo, a fronte di un’inflazione del 2,9%.

Brindisi la città dove il caro vita pesa meno

All’estremo opposto della graduatoria si trova Brindisi, che si conferma la città nella quale l’aumento dei prezzi produce l’incremento più contenuto della spesa familiare: 421 euro all’anno, con un’inflazione del 2,2%.

Seconda Benevento, con 460 euro e un’inflazione del 2,1%. Sul terzo gradino del podio Lucca, che registra anche l’inflazione più bassa d’Italia, appena 1,8%, e una maggiore spesa di 506 euro.

Seguono Trapani con 531 euro, Potenza con 532, Grosseto con 535, Olbia-Tempio con 536, Ancona con 537 e Cagliari con 550 euro. Chiude la top ten delle città dove l’inflazione pesa meno Novara, con un aggravio di 559 euro.

Vacanze e alberghi fanno salire il conto

A incidere sulla dinamica dei prezzi estivi sono anche i servizi legati alle vacanze. L’analisi dell’Unione Nazionale Consumatori evidenzia aumenti particolarmente marcati per alberghi, pensioni, villaggi vacanze, campeggi e ostelli.

Anche in questo caso è Ferrara a registrare il rincaro più forte: +23,5% rispetto a luglio 2025. A Mantova l’aumento raggiunge il 15,6%, mentre a Modena è dell’11,6%. Seguono Gorizia (+11,5%) e Teramo (+11,4%). Como registra un +10,9%, Olbia-Tempio +10,3% e Catania +9,9%. A Milano i servizi alberghieri aumentano del 7,8%.

Il confronto con il dato nazionale è eloquente: in Italia gli stessi servizi registrano complessivamente un incremento annuo del 4%.

Non ovunque, però, gli alberghi sono diventati più costosi. A Pistoia, per esempio, i prezzi delle strutture ricettive diminuiscono del 2% rispetto all’estate precedente. Calano anche a Perugia (-1,3%), Treviso e Forlì-Cesena (-1,1%). A Roma l’aumento è appena dello 0,2%, mentre a Venezia si ferma allo 0,3%.

Il Lazio è la regione con il maggiore aggravio

La fotografia territoriale si completa con il confronto regionale. Il Lazio è al primo posto per maggiore spesa aggiuntiva: con un’inflazione del 3,1%, una famiglia media sostiene 848 euro in più all’anno.

Segue la Lombardia, con 819 euro e un’inflazione del 2,8%, mentre il Trentino è terzo con 799 euro e un’inflazione del 2,7%.

All’opposto si trova la Basilicata, dove l’inflazione del 2,3% comporta una maggiore spesa annua di circa 516 euro.

Codacons: “La vera stangata deve ancora arrivare”

Sul quadro nazionale il Codacons esprime preoccupazione. L’inflazione al 2,9%, osserva l’associazione, equivale a una maggiore spesa di 959 euro annui per una famiglia tipo e arriva a 1.324 euro per un nucleo con due figli.

A preoccupare sono soprattutto i prezzi dell’energia e dei trasporti. A luglio, proprio nel periodo in cui i consumi elettrici aumentano per il ricorso alla climatizzazione, i prezzi dell’elettricità sul mercato tutelato sono cresciuti del 9,7%, mentre sul mercato libero l’aumento è stato del 13,9%.

Anche le vacanze diventano più onerose: i voli nazionali aumentano del 6,2% su base annua, i traghetti del 2,5%, le auto a noleggio del 3,4%, gli alberghi del 3% e i villaggi vacanza del 2,9%. In controtendenza i voli internazionali, che segnano un calo del 7,6%.

L’Unione consumatori: “Il dato è pessimo e allarmante”

Ancora più netto il giudizio dell’Unione Nazionale Consumatori. Per il presidente Massimiliano Dona, il dato di luglio è «pessimo e allarmante», anche perché l’inflazione è salita più della stima preliminare.

Il passaggio dal 2,6% della stima provvisoria al 2,9% definitivo, secondo l’UNC, non deve essere interpretato come un reale miglioramento. L’associazione sottolinea infatti che, dopo la variazione nulla registrata a giugno, a luglio i prezzi hanno ripreso a crescere dello 0,3% su base mensile.

Particolare attenzione viene inoltre dedicata ai carburanti. Secondo l’UNC, i dati ufficiali dell’Istat non avrebbero intercettato pienamente gli aumenti verificatisi nella seconda parte del mese, anche per la metodologia di rilevazione che interrompe le osservazioni il 21 luglio.

Il risultato, secondo Dona, è un quadro destinato a pesare ulteriormente sulle famiglie che viaggiano durante l’estate. Rispetto a luglio 2025, una coppia con due figli spenderebbe 252 euro in più per i trasporti e 115 euro in più per ristoranti e alloggi. Complessivamente, l’aumento del costo della vita viene stimato in 1.020 euro annui per una coppia con due figli, 946 euro per una coppia con un figlio e 746 euro per una famiglia media.

La fotografia di luglio restituisce dunque un’Italia nella quale l’inflazione non colpisce tutti allo stesso modo. Ferrara supera per la prima volta la soglia dei mille euro di maggiore spesa annua, mentre in città come Brindisi l’incremento resta sotto i 500 euro. Una forbice di oltre 600 euro che rende evidente come, dietro la percentuale nazionale dell’inflazione, si nascondano realtà territoriali e bilanci familiari molto diversi.

E mentre l’estate spinge verso l’alto il costo di vacanze, trasporti, alberghi ed energia, la questione non è soltanto quella di quanto aumentino i prezzi, ma di quanto a lungo le famiglie possano continuare ad assorbire questi aumenti senza comprimere consumi, risparmi e qualità della vita.

(Redazione)

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