Scambio di informazioni, presenza della Polizia federale brasiliana in Bolivia e operazioni congiunte di polizia ed esercito. L’obiettivo è contrastare narcotraffico, contrabbando e tratta di esseri umani lungo una frontiera di circa 3.400 chilometri
CARACAS. – Bolivia e Brasile rafforzano la cooperazione nella lotta alla criminalità organizzata lungo una delle frontiere più estese e difficili da controllare del Sud America. I due Paesi si preparano infatti a mettere in campo il programma “Frontera Segura”, un piano che prevede uno scambio più rapido di informazioni e operazioni coordinate tra le rispettive forze di sicurezza.
L’iniziativa è stata annunciata dall’ambasciatore brasiliano in Bolivia, Luis Henrique Sobreira, che ha spiegato come le autorità di Brasilia saranno presenti nelle aree di frontiera tra il dipartimento boliviano di Beni e lo Stato brasiliano di Rondônia.
Il progetto nasce dalla crescente preoccupazione per l’espansione delle organizzazioni criminali e per una recente ondata di violenza che ha provocato almeno dieci morti nella zona di confine.
Una frontiera lunga 3.400 chilometri
Il confine tra Bolivia e Brasile si estende per circa 3.400 chilometri, attraversando territori amazzonici caratterizzati in molti punti da foreste, fiumi e vaste aree rurali difficili da sorvegliare.
Proprio queste caratteristiche geografiche rendono la frontiera particolarmente vulnerabile alle attività illegali. Le autorità devono contrastare non soltanto il traffico di stupefacenti, ma anche il contrabbando, la tratta di esseri umani, il traffico di armi e il passaggio clandestino di persone.
Lo Stato brasiliano di Rondônia dispone già di unità specializzate nel controllo della frontiera. Il Batalhão de Polícia de Fronteira e Divisas (BPFRON), per esempio, opera lungo una fascia di circa 1.342 chilometri al confine con la Bolivia, con particolare attenzione alle aree attraversate dai fiumi Guaporé, Mamoré e Madeira.
La presenza della Polizia federale brasiliana in Bolivia
Uno degli elementi più significativi del nuovo piano sarà l’apertura di una presenza permanente della Polizia federale brasiliana in Bolivia.
Il governo boliviano aveva già annunciato nei giorni scorsi che la Polizia federale brasiliana avrebbe installato una propria struttura nel Paese, mentre agenti boliviani saranno presenti in territorio brasiliano.
L’obiettivo non è creare una forza di polizia straniera operativa autonomamente sul territorio dell’altro Paese, ma soprattutto rafforzare la cooperazione investigativa e lo scambio di intelligence.
La nuova struttura brasiliana dovrebbe infatti consentire alle autorità dei due Paesi di condividere più rapidamente informazioni sui gruppi criminali, sui loro esponenti e sulle rotte utilizzate per il traffico di droga.
La guerra tra le bande brasiliane arriva in Bolivia
Dietro l’urgenza dell’intervento c’è anche la crescente presenza in Bolivia di grandi organizzazioni criminali brasiliane, tra cui il Primeiro Comando da Capital (PCC) e il Comando Vermelho.
Secondo le autorità boliviane, i due gruppi si contendono il controllo delle rotte utilizzate per trasferire la droga dalla Bolivia verso il Brasile e quindi verso altri mercati internazionali.
La situazione è particolarmente delicata nella zona di San Matías, nel dipartimento di Santa Cruz, dove nei giorni scorsi una serie di episodi violenti ha provocato diverse vittime. Secondo la ricostruzione delle autorità, quattro persone sono state uccise durante un attacco a una proprietà rurale e, il giorno successivo, un giovane tenente della polizia boliviana è stato assassinato mentre raccoglieva informazioni sull’accaduto.
Gli investigatori ritengono che la violenza sia collegata alla guerra tra gruppi criminali che cercano di assicurarsi il controllo dei corridoi utilizzati dal narcotraffico.
Polizia ed esercito insieme nelle aree più a rischio
“Frontera Segura” prevede una maggiore presenza delle forze di sicurezza nei punti considerati più vulnerabili, con operazioni congiunte di polizia ed esercito e un coordinamento più stretto tra le autorità dei due Paesi.
Tra le aree considerate strategiche figurano San Matías, Guayaramerín e Puerto Suárez, località che rappresentano importanti punti di passaggio tra i due Paesi.
Il rafforzamento della collaborazione non parte comunque da zero. Nel corso del 2026 le forze brasiliane e boliviane hanno già condotto operazioni congiunte contro la criminalità transfrontaliera.
A luglio, per esempio, la Polizia federale brasiliana, con il sostegno della polizia di frontiera di Rondônia e dell’esercito, ha sequestrato circa 40 chilogrammi di droga nell’area del fiume Guaporé, vicino a Guajará-Mirim.
Il narcotraffico al centro della strategia
Il traffico di droga rappresenta il principale obiettivo della nuova collaborazione. La Bolivia è infatti un importante Paese di produzione e transito della cocaina, mentre il Brasile costituisce sia un grande mercato interno sia un punto di passaggio verso l’Europa e altri mercati internazionali.
Per i gruppi criminali, il controllo delle zone di frontiera significa poter gestire non soltanto il trasporto degli stupefacenti, ma anche piste clandestine, imbarcazioni, strade secondarie e attività economiche utilizzate per il riciclaggio del denaro.
Secondo le autorità boliviane, negli ultimi mesi sono state sequestrate numerose proprietà riconducibili alla criminalità organizzata e decine di aeromobili utilizzati per il trasporto illegale di droga.
Una collaborazione che va oltre la droga
Il programma non si limiterà comunque alla lotta contro il narcotraffico.
L’agenda bilaterale comprende anche il contrasto al contrabbando e alla tratta di esseri umani, fenomeni particolarmente difficili da combattere in un territorio caratterizzato da numerosi attraversamenti informali.
La cooperazione punta quindi a costruire una rete permanente di sicurezza capace di seguire i movimenti delle organizzazioni criminali anche quando queste cercano di sfruttare la frontiera per sfuggire alle autorità.
Un esempio concreto dell’importanza della collaborazione è arrivato nei mesi scorsi da Guajará-Mirim, dove la polizia brasiliana e quella boliviana hanno cooperato per la cattura e il trasferimento in Brasile di un ricercato.
La sfida sarà controllare una frontiera difficile
Il nuovo piano rappresenta dunque un cambio di passo nella cooperazione tra La Paz e Brasilia. Ma la sua efficacia dipenderà dalla capacità dei due Paesi di trasformare lo scambio di informazioni in operazioni realmente coordinate e continuative.
La geografia rappresenta infatti un ostacolo considerevole: vaste aree amazzoniche, fiumi e insediamenti isolati rendono impossibile un controllo capillare della frontiera.
Per questo motivo, oltre alla presenza fisica delle forze dell’ordine, saranno fondamentali intelligence, sorveglianza, controlli finanziari e cooperazione giudiziaria.
La sfida è impedire che il confine tra Bolivia e Brasile diventi sempre più un territorio strategico per le grandi organizzazioni criminali. Con “Frontera Segura”, i due governi provano a rispondere con una strategia comune a un problema che, per sua natura, non può essere affrontato efficacemente da un solo Paese.
(Redazione)
