Gas russo, il paradosso europeo: Bruxelles prepara lo stop ma gli acquisti continuano


Nonostante il piano europeo per abbandonare le forniture energetiche di Mosca, il gas naturale liquefatto russo continua ad arrivare nei porti europei. Bruxelles ha già vietato gli acquisti nell’ambito di nuovi contratti, mentre lo stop definitivo al Gnl è previsto dal 1° gennaio 2027


MADRID. – L’Unione europea continua a essere il principale mercato di sbocco per il gas naturale liquefatto (Gnl) russo. Una situazione apparentemente in contrasto con la strategia di Bruxelles, che da oltre quattro anni punta a ridurre progressivamente la dipendenza energetica dalla Russia in risposta all’invasione dell’Ucraina.

Secondo gli ultimi dati del Centre for Research on Energy and Clean Air (CREA), nel mese di luglio l’Ue ha assorbito il 49% delle esportazioni complessive di Gnl della Russia, una quota nettamente superiore a quella degli altri grandi acquirenti. La Cina si è fermata al 23%, il Giappone al 18% e la Corea del Sud al 6%.

Il dato conferma una tendenza già evidenziata nei mesi precedenti: nonostante le sanzioni e il progressivo smantellamento dei rapporti energetici con Mosca, il Gnl russo continua a svolgere un ruolo significativo nel mercato europeo.

A luglio 1,5 miliardi di euro verso Mosca

Considerando nel loro insieme le diverse fonti di energia acquistate dalla Russia, a luglio l’Unione europea è stata il quarto maggiore acquirente mondiale, garantendo a Mosca ricavi per circa 1,5 miliardi di euro.

Di questa somma, secondo CREA, 561 milioni di euro sono riconducibili al gas trasportato attraverso i gasdotti e 526 milioni al Gnl. Il resto riguarda altre forniture energetiche, comprese quelle di petrolio che continuano a raggiungere alcuni Paesi europei attraverso le deroghe previste dalle sanzioni.

All’interno dell’Ue, i cinque maggiori acquirenti hanno effettuato acquisti dalla Russia per complessivi 1,3 miliardi di euro nel mese di luglio. Il gas naturale, tra Gnl e gasdotto, ha rappresentato circa il 70% del valore delle importazioni.

A guidare la classifica sono ancora una volta Ungheria e Slovacchia, con rispettivamente 486 e 299 milioni di euro di acquisti di energia russa.

Anche il gas via gasdotto resta importante

La dipendenza europea non riguarda soltanto il Gnl. A luglio l’Ue ha assorbito anche il 32% delle esportazioni russe di gas attraverso i gasdotti, appena davanti alla Cina, al 31%, e alla Turchia, al 30%.

Il dato assume particolare rilievo perché il gas via gasdotto è stato per decenni uno dei principali strumenti attraverso cui Mosca ha esercitato una forte influenza sul mercato energetico europeo.

Dopo l’invasione dell’Ucraina, però, i flussi sono crollati rispetto ai livelli precedenti al 2022. Parallelamente è cresciuto il peso del Gnl, che può essere trasportato via mare e quindi raggiungere i terminali europei anche senza utilizzare la rete di gasdotti costruita negli anni della forte integrazione energetica tra Russia e Ue.

CREA sottolinea come il Gnl sia ormai diventato il principale canale attraverso il quale il gas russo continua a entrare nel mercato europeo. Nel 2025, secondo l’organizzazione, Francia, Belgio e Spagna sono stati tra i principali punti di ingresso del Gnl proveniente dalla Russia.

Il paradosso dei contratti ancora in vigore

La permanenza del Gnl russo nei porti europei non significa però che Bruxelles abbia rinunciato al progetto di eliminare completamente queste importazioni.

L’Ue ha infatti adottato un percorso graduale per arrivare allo stop definitivo del gas russo. Il Consiglio dell’Unione europea ha dato il via libera finale nel gennaio 2026 alle nuove norme che prevedono un divieto progressivo sia per il gas naturale liquefatto sia per quello trasportato attraverso i gasdotti.

Per il Gnl, il divieto degli acquisti nell’ambito dei contratti a breve termine è entrato in vigore il 25 aprile 2026. Restano però possibili, durante il periodo transitorio, le forniture legate a contratti precedenti al 17 giugno 2025.

Per i contratti di lungo periodo la scadenza è invece fissata al 1° gennaio 2027. Da quella data l’importazione di Gnl russo nell’Ue dovrà essere definitivamente interrotta.

È proprio questa fase di transizione a spiegare in larga misura perché il Gnl russo continui a essere presente sul mercato europeo anche dopo l’entrata in vigore delle prime restrizioni. CREA ha evidenziato nei mesi scorsi che l’aumento degli arrivi può essere compatibile con le norme europee quando riguarda forniture coperte da contratti precedenti alle nuove disposizioni.

L’Europa cerca alternative, ma il mercato resta sotto pressione

Il problema per Bruxelles è che la sostituzione del gas russo non avviene in un mercato energetico stabile. L’Europa ha aumentato fortemente il ricorso al Gnl proveniente da altri produttori, in particolare Stati Uniti, Qatar e Norvegia, ma questa maggiore diversificazione espone il continente alle oscillazioni dei prezzi internazionali.

A rendere la situazione ancora più delicata sono gli attuali livelli delle scorte. Secondo Reuters, ad agosto gli stoccaggi europei risultavano poco sotto il 58%, il livello più basso per questo periodo dell’anno dall’inizio delle serie storiche nel 2011. La maggiore dipendenza dal Gnl rende inoltre l’Europa più esposta alla concorrenza dei mercati asiatici e agli eventuali shock internazionali dell’offerta.

Il paradosso è dunque evidente: mentre l’Ue prepara l’uscita definitiva dal gas russo, il Gnl di Mosca continua a rappresentare una componente importante dell’approvvigionamento europeo.

La fine della dipendenza è ormai una questione di calendario

Il dato di luglio non mette quindi in discussione la direzione scelta dall’Unione europea, ma mostra quanto sia complesso e graduale il processo di disimpegno.

Per Bruxelles, l’obiettivo è ormai definito: eliminare il Gnl russo entro l’inizio del 2027 e completare successivamente il phase-out del gas russo trasportato attraverso i gasdotti, con la scadenza generale fissata all’autunno dello stesso anno.

Fino ad allora, tuttavia, il mercato europeo continuerà a ricevere forniture russe consentite dalle disposizioni transitorie. E Mosca, nonostante la perdita di gran parte del mercato europeo del gas rispetto al passato, continuerà a beneficiare di una fonte di entrate che proprio l’Europa non ha ancora completamente chiuso.

(Redazione)

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