Il sisma di magnitudo 7,4 ha devastato il centro-ovest del Paese. Oltre 800 feriti, centinaia di persone ancora da rintracciare e migliaia di abitazioni danneggiate. A Cali e Pereira continuano senza sosta le operazioni di soccorso
CARACAS. – La Colombia trascorre una seconda notte di paura dopo il violento terremoto che lunedì 10 agosto ha colpito il centro-ovest del Paese. Il bilancio, ancora provvisorio e destinato con ogni probabilità ad aggravarsi, è salito ad almeno 224 morti, mentre i feriti sono più di 800 secondo le autorità colombiane. Altre fonti, tra cui l’agenzia France Presse, riportano un numero di feriti superiore a 1.300.
Il dato più drammatico riguarda però le persone che potrebbero trovarsi ancora sotto le macerie. A Cali, secondo quanto riferito dal presidente colombiano Abelardo de la Espriella, 188 persone risultano ancora disperse e le squadre di soccorso continuano a lavorare durante la notte.
Il terremoto ha colpito alle 7.34 del mattino, ora locale, quando molte persone si trovavano nelle abitazioni, negli uffici e nelle scuole. La scossa principale ha avuto magnitudo 7,4 e, secondo il Servizio Geologico Colombiano, è stata la più forte registrata nel Paese nell’ultimo decennio. Nelle ore successive sono state registrate numerose repliche, tra cui due di magnitudo 2,8 e 4,8. Il Servizio Geologico ha continuato a monitorare l’attività sismica, segnalando la possibilità di ulteriori scosse.
Pereira e Cali tra le città più colpite
Le immagini che arrivano dalle zone interessate mostrano edifici crollati, abitazioni gravemente danneggiate, strade ricoperte di detriti e cittadini costretti a trascorrere ore all’aperto per paura di nuove scosse.
Tra le aree più colpite ci sono Pereira, nel dipartimento di Risaralda, e Cali, capitale del Valle del Cauca. Danni importanti sono stati segnalati anche a Manizales, Armenia e Quibdó, mentre l’epicentro è stato localizzato nei pressi di San José del Palmar, nel dipartimento del Chocó.
Secondo le informazioni disponibili, sono almeno 1.575 le abitazioni danneggiate, mentre 61 edifici risultano completamente o gravemente compromessi. Il terremoto ha inoltre colpito infrastrutture fondamentali, tra cui ospedali, scuole, strade e aeroporti. In diverse zone si sono verificati problemi nelle forniture di elettricità, acqua e nelle comunicazioni telefoniche, rendendo ancora più difficile il lavoro dei soccorritori.
A Pereira residenti, vigili del fuoco, militari e volontari hanno continuato a scavare tra le macerie alla ricerca di eventuali sopravvissuti. In alcuni casi sono state utilizzate ruspe e gru, ma i soccorritori hanno dovuto ricorrere anche al lavoro manuale per evitare che le operazioni provocassero ulteriori crolli.
Ospedali e infrastrutture sotto pressione
Uno degli aspetti più delicati dell’emergenza riguarda la situazione sanitaria. Il sisma ha provocato danni a diverse strutture ospedaliere e ha costretto alcune di esse a evacuare i pazienti.
A Cali è stato particolarmente colpito l’Ospedale Universitario del Valle, dove il terremoto ha interessato anche aree destinate alle cure pediatriche e alla terapia intensiva. La struttura è stata evacuata mentre proseguivano le verifiche sulla stabilità dell’edificio e le operazioni per garantire l’assistenza ai pazienti.
La rete sanitaria deve ora affrontare una doppia emergenza: curare centinaia di feriti e, contemporaneamente, garantire assistenza alle migliaia di persone rimaste senza casa o costrette ad abbandonare temporaneamente le proprie abitazioni.
Dichiarato lo stato di emergenza
Il governo colombiano ha attivato la macchina nazionale dei soccorsi e dichiarato l’emergenza per coordinare gli interventi nelle aree maggiormente devastate.
Il presidente Abelardo de la Espriella, insediatosi da pochi giorni, ha seguito le operazioni attraverso il centro di coordinamento nazionale e si è recato nelle zone colpite per verificare personalmente la situazione.

La priorità resta la ricerca dei dispersi. Solo successivamente sarà possibile avere un quadro completo dei danni e avviare una fase più ampia di assistenza alla popolazione e di ricostruzione.
Il terremoto ha inoltre provocato la chiusura temporanea di diversi aeroporti e gravi difficoltà nei collegamenti. Secondo le prime valutazioni, almeno 5.000 abitazioni hanno riportato danni di diversa entità.
L’aiuto internazionale arriva in Colombia
Alla macchina dei soccorsi colombiana si sta affiancando quella internazionale.
L’Unione europea ha attivato il sistema satellitare Copernicus, mettendo a disposizione delle autorità colombiane immagini e strumenti utili per individuare le aree maggiormente colpite e sostenere le operazioni di ricerca e soccorso. Bruxelles ha inoltre annunciato finanziamenti per la risposta umanitaria attraverso la Croce Rossa e ha attivato il meccanismo di assistenza consolare per i cittadini europei presenti nelle zone interessate.
Anche altri Paesi hanno offerto il proprio sostegno. Il Messico ha preparato un’unità specializzata composta da personale militare addestrato nelle operazioni di ricerca e salvataggio, medici e unità cinofile, oltre a medicinali, alimenti e attrezzature. L’intervento è pronto a partire dopo la richiesta formale delle autorità colombiane.
Secondo Reuters, gli Stati Uniti hanno inoltre annunciato un contributo di 15,5 milioni di dollari, mentre la Banca interamericana di sviluppo ha messo a disposizione 50 milioni di dollari per sostenere la risposta alla catastrofe e le prime fasi della ricostruzione.
La solidarietà dell’Italia e dell’Europa
L’emergenza ha suscitato una vasta reazione anche in Europa. Le autorità diplomatiche dei diversi Paesi stanno verificando la situazione dei propri cittadini presenti nelle regioni colpite.
Il ministro degli Esteri spagnolo José Manuel Albares ha riferito che non era ancora stato possibile stabilire un contatto con 164 cittadini spagnoli presenti nell’area interessata, mentre i servizi consolari continuano le verifiche.
La comunità internazionale teme soprattutto che le difficoltà nelle comunicazioni possano rallentare l’identificazione delle persone coinvolte e la ricostruzione del bilancio delle vittime.
Il precedente del terremoto del 1999
La tragedia riporta alla memoria della Colombia il devastante terremoto che nel gennaio 1999 colpì l’area dell’Eje Cafetero, provocando oltre un migliaio di morti e distruggendo vaste porzioni di Armenia e di altri centri abitati.
Il nuovo sisma ha nuovamente interessato proprio una parte dell’area cafetera, una delle regioni più densamente popolate e importanti dal punto di vista economico del Paese.
La Colombia si trova inoltre in una zona di intensa attività sismica, legata all’interazione tra diverse placche tettoniche. Il Servizio Geologico Colombiano mantiene per questo un monitoraggio costante della situazione.
La Chiesa: preghiere per le vittime
Alla Colombia è arrivato anche il messaggio di vicinanza di Papa Leone XIV, che ha espresso «profondo dolore» per la tragedia.
In un telegramma firmato dal cardinale Pietro Parolin e inviato alla Conferenza episcopale colombiana, il Pontefice ha assicurato le proprie preghiere per le persone decedute e per i feriti, esprimendo vicinanza alle comunità colpite e gratitudine a quanti sono impegnati nelle operazioni di soccorso.
La priorità resta salvare vite
A oltre 24 ore dal terremoto, la Colombia resta sospesa tra il dolore per le vittime e la speranza di trovare ancora persone vive sotto le macerie.
Le prossime ore saranno decisive. Le squadre di soccorso lavorano soprattutto nelle aree dove le informazioni indicano la possibile presenza di dispersi, mentre tecnici e vigili del fuoco verificano la stabilità degli edifici danneggiati.
Il bilancio di 224 vittime non può quindi ancora essere considerato definitivo. La stessa difficoltà nel raggiungere alcune delle zone più isolate, insieme ai problemi nelle comunicazioni, rende complicata la raccolta dei dati.
Per migliaia di colombiani, intanto, è iniziata una nuova emergenza: trovare un luogo sicuro dove dormire, ricevere assistenza medica, recuperare i propri beni e ritrovare familiari e amici. E mentre la macchina dei soccorsi continua a scavare tra le macerie, il Paese si prepara ad affrontare una delle più gravi calamità naturali degli ultimi decenni.
(Redazione)
