Russia verso il voto per la Duma: la Corte Suprema estromette Jabloko, l’unica voce contro la guerra

Il Presidente russo Vladimir Putin durante la sessione plenaria della Duma.
Il Presidente russo Vladimir Putin durante una sessione plenaria della Duma. Immagine d'archivio. EPA/YURI KOCHETKOV

Il 18 e 20 settembre la prima consultazione parlamentare dall’invasione dell’Ucraina del 2022. Tra il calo nei sondaggi di Russia Unita e la stretta sulle opposizioni, il Cremlino blinda la corsa elettorale.


MADRID. – A poco più di un mese dalle elezioni parlamentari in programma dal 18 al 20 settembre 2026 — le prime per il rinnovo della Duma di Stato dall’inizio dell’invasione su vasta scala dell’Ucraina nel 2022 — la fragile parvenza di pluralismo politico in Russia ha subito un definitivo ridimensionamento.

La Commissione elettorale centrale (CEC) aveva inizialmente approvato una scheda a 11 partiti, ammettendo anche Jabloko, lo storico partito di ispirazione liberale guidato da Nikolai Rybakov e unica formazione politica schierata apertamente contro il conflitto e a favore del ripristino dei negoziati di pace con Kiev. Tuttavia, la permanenza sulla scheda è durata poche ore.

Accogliendo un ricorso d’urgenza presentato dai nazionalisti di Rodina, la Corte Suprema di Mosca ha disposto l’esclusione di Jabloko dalle consultazioni. Un’estromissione motivata da accuse di presunti finanziamenti esteri, violazione del diritto d’autore e propaganda pacifista “estremista”, respinta con fermezza dai vertici del partito che hanno già annunciato ricorso in appello.

La mossa d’attacco di Rodina e la protesta a Mosca

Il procedimento contro Jabloko è scattato su iniziativa di Alexei Zhuravlyov, leader di Rodina, che ha accusato la dirigenza liberale di ospitare “traditori al soldo dell’Occidente”. Alle contestazioni si sono unite altre forze d’opposizione sistemica, come il Partito Liberaldemocratico (LDPR) e Russia Giusta, chiedendo persino di dichiarare il partito “organizzazione indesiderabile”.

La reazione civile non si è fatta attendere: prima della pronuncia del tribunale, circa 500 sostenitori si erano messi in fila davanti alla sede della Corte Suprema a Mosca per testimoniare la propria solidarietà. Jabloko, che contava di usare la campagna elettorale non per conquistare seggi — vista la soglia di sbarramento al 5% — ma per dare voce alla percentuale di popolazione contraria alla guerra (pari a circa il 64% secondo rilevazioni indipendenti del Levada Center), vedrà ora soffocata la propria piattaforma comunicativa.

La mappa dei partiti rimasti sulla scheda

Con l’esclusione dei liberali, la competizione elettorale resta monopolizzata dalle forze ammesse dal Cremlino:

  • Russia Unita: partito di governo ed egemone dal 2003. Nonostante Vladimir Putin non ne sia formalmente iscritto, la lista è guidata dal ministro degli Esteri Sergej Lavrov e dal sindaco di Mosca Sergej Sobjanin.

  • KPRF (Partito Comunista): principale forza d’opposizione istituzionale, in ripresa nei sondaggi attorno all’11,9%.

  • Nuova Gente: formazione liberale sul piano economico ma allineata alle direttive del Cremlino sui temi di sicurezza nazionale.

  • LDPR e Russia Giusta – Per la Verità: formazioni nazionaliste e conservatrici a sostegno dell’azione militare in Ucraina.

  • Partiti minori: tra cui i Verdi, il Partito dei Pensionati, i Comunisti di Russia e il Partito della Democrazia Diretta.

I nodi di Russia Unita e la decisione su Medvedev

Nonostante il totale controllo dei media di Stato e le barriere procedurali erette contro il dissenso, il partito di maggioranza Russia Unita non affronta la campagna senza preoccupazioni. I sondaggi estivi attestano la formazione al 32,7%, un dato in ripresa dopo il minimo storico sotto la soglia del 30% toccato in primavera.

Particolarmente significativa è la composizione della lista federale: ne è stato totalmente escluso l’ex presidente Dmitry Medvedev. Nonostante la sua carica formale alla presidenza del partito e i toni bellicosi adottati dall’inizio del conflitto, la leadership moscovita ha preferito puntare su figure dotate di un profilo istituzionale più solido, come Lavrov e Sobjanin, per evitare di erodere l’elettorato moderato.

Le votazioni si terranno nell’arco di tre giorni (dal 18 al 20 settembre), una modalità introdotta durante la pandemia che le opposizioni continuano a denunciare come opaca e suscettibile di irregolarità nel conteggio dei voti. Senza una reale presenza critica nell’urna, il voto servirà soprattutto da test d’impatto interno per la tenuta dell’architettura politica russa in tempo di guerra.

(Redazione)

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