Il ministero degli Esteri russo: «L’Occidente ha abbandonato il principio delle alte latitudini a bassa tensione». L’Alleanza: rafforzare la presenza nel Grande Nord per difendere i territori e le rotte strategiche
MADRID. – L’Artico si trasforma sempre più in uno dei principali teatri della competizione strategica tra Russia e Occidente. A riaccendere il confronto è la missione Arctic Sentry, l’attività militare con la quale la NATO ha deciso di rafforzare la propria presenza nell’Artico e nell’Estremo Nord.
Da Mosca arriva una dura critica. Vladislav Maslennikov, responsabile del Dipartimento per gli Affari europei del ministero degli Esteri russo, ha accusato l’Alleanza di contribuire alla militarizzazione della regione e di aumentare le tensioni alle alte latitudini.
«L’Occidente ha abbandonato il principio “alte latitudini-bassa tensione”», ha dichiarato il diplomatico russo al quotidiano Izvestia. Secondo Maslennikov, Arctic Sentry sarebbe infatti destinata a contenere la Russia nell’area artica e ad aumentare la presenza militare della NATO nella regione.
La denuncia di Mosca
Per il rappresentante del ministero degli Esteri russo, particolare preoccupazione suscita il coinvolgimento nelle attività di addestramento di Paesi che non appartengono all’area artica.
Secondo Maslennikov, la partecipazione di questi Stati ad attività che Mosca considera orientate anche a scenari offensivi dimostrerebbe la prosecuzione di una strategia occidentale volta alla militarizzazione dell’Artico.
«Tutti questi passi sono destinati a creare nuove minacce alla sicurezza della Russia», ha affermato il diplomatico, assicurando che Mosca segue con attenzione l’evoluzione della situazione e sta valutando le possibili contromisure per tutelare i propri interessi nella regione.
Non si tratta, del resto, della prima presa di posizione russa sulla crescente presenza militare occidentale nell’Artico. Lo stesso Maslennikov aveva già accusato nei mesi scorsi gli Stati occidentali di aver progressivamente abbandonato il tradizionale principio della cooperazione e della riduzione delle tensioni nell’area.
La risposta della NATO: deterrenza e difesa
La versione dell’Alleanza è radicalmente diversa. La NATO sostiene che l’Artico e l’Estremo Nord abbiano assunto un’importanza sempre maggiore per la sicurezza collettiva e che sia quindi necessario rafforzare la capacità di sorveglianza e di difesa.
Arctic Sentry è stata annunciata nel febbraio 2026 dal segretario generale della NATO Mark Rutte. L’iniziativa riunisce sotto un unico quadro operativo diverse attività, esercitazioni, truppe e capacità militari degli Alleati presenti nella regione. La guida dell’attività è affidata al Joint Force Command Norfolk.
Secondo la NATO, l’obiettivo non è quello di creare una nuova operazione separata, ma di coordinare maggiormente le attività già esistenti e rafforzare la capacità dell’Alleanza di reagire a eventuali minacce in una delle aree considerate più importanti per la sicurezza euro-atlantica.
Dal Mar di Barents alla Groenlandia
La presenza militare della NATO si è tradotta in una serie di attività concrete. Il 6 marzo, un aereo AWACS dell’Alleanza ha effettuato il primo volo di sorveglianza sul Mare di Barents nell’ambito di Arctic Sentry, aumentando la capacità di controllo dello spazio aereo e marittimo nell’area.
Tra le attività collegate alla missione c’è anche Cold Response 2026, la grande esercitazione invernale guidata dalla Norvegia che ha coinvolto forze alleate e partner in scenari caratterizzati dalle difficili condizioni operative dell’Artico. L’esercitazione ha permesso alle forze statunitensi ed europee di addestrarsi insieme in condizioni di freddo estremo e di verificare la capacità di trasferire rapidamente uomini e mezzi nel Grande Nord.
A giugno la NATO ha inoltre avviato Task Force X-Arctic, un progetto destinato a migliorare la sorveglianza multidominio attraverso sistemi senza equipaggio capaci di operare nelle difficili condizioni climatiche artiche. Le prime prove si sono svolte in Islanda tra giugno e luglio.
Sette degli otto Paesi artici sono nella NATO
La crescente attenzione dell’Alleanza è legata anche alla nuova geografia strategica della regione. Dei sette Stati artici che appartengono alla NATO fanno parte Canada, Danimarca, Islanda, Norvegia, Finlandia, Svezia e Stati Uniti. L’unico Stato artico non appartenente all’Alleanza è la Russia.
L’ingresso di Finlandia e Svezia nella NATO ha modificato significativamente gli equilibri militari del Grande Nord, aumentando la continuità territoriale dell’Alleanza nell’area e rafforzandone le capacità operative. Nel giugno 2026 la NATO ha inoltre istituito le Forward Land Forces Finland, una presenza multinazionale destinata a rafforzare ulteriormente il fianco settentrionale e orientale dell’Alleanza.
Il ghiaccio che si ritira apre nuove rotte
Dietro la crescente attenzione militare c’è anche una trasformazione geografica ed economica destinata ad avere conseguenze di lungo periodo. Il progressivo ritiro dei ghiacci rende infatti accessibili per periodi più lunghi nuove rotte marittime e aumenta l’interesse per le risorse naturali dell’Artico.
La NATO considera il Grande Nord una sorta di porta d’accesso all’Atlantico settentrionale, attraverso la quale passano importanti collegamenti commerciali, energetici, di trasporto e comunicazione tra Nord America ed Europa.
Anche la Russia considera l’Artico un’area di importanza strategica fondamentale. Mosca ha potenziato negli ultimi anni la propria presenza militare, riaprendo o costruendo basi, aeroporti e porti nell’estremo Nord e sviluppando nuove capacità militari.
A complicare ulteriormente il quadro c’è l’interesse crescente della Cina, che guarda all’Artico per le sue risorse energetiche e minerarie e per le nuove possibilità offerte dalle rotte marittime.
Una nuova frontiera della competizione globale
L’Artico, dunque, non è più soltanto una regione remota caratterizzata da condizioni climatiche estreme. Il progressivo scioglimento dei ghiacci, la disponibilità di risorse naturali, l’apertura di nuove rotte commerciali e la sua posizione strategica tra Europa, Nord America e Russia ne hanno fatto uno dei punti più delicati della competizione internazionale.
Per Mosca, la crescente presenza militare della NATO rappresenta una minaccia diretta alla sicurezza nazionale. Per l’Alleanza, invece, il rafforzamento della propria presenza serve a garantire deterrenza, sorveglianza e capacità di difesa in un territorio sempre più strategico.
Il rischio è che le due letture finiscano per alimentarsi reciprocamente: più la NATO rafforza la propria presenza perché considera crescente la minaccia russa, più Mosca interpreta quelle stesse attività come una minaccia e prepara nuove contromisure.
L’Artico, un tempo considerato una delle poche aree del pianeta relativamente lontane dalle grandi contrapposizioni geopolitiche, rischia così di diventare uno dei nuovi fronti della competizione tra Russia e Occidente.
(Redazione)
