Usa, frenata brusca dell’occupazione a luglio: persi 23.000 posti di lavoro


Gli analisti smentiti dalle cifre del Bureau of Labor Statistics: il mercato frena inaspettatamente segnando il secondo peggior mese dell’anno. A pesare sono i tagli nel settore pubblico e nel commercio al dettaglio, mentre i salari rallentano la corsa.


NEW YORK. – Frenata inaspettata per il mercato del lavoro statunitense. A luglio gli Stati Uniti hanno registrato una perdita netta di 23.000 posti di lavoro (nel settore non agricolo), disattendendo completamente le previsioni degli analisti che avevano scommesso sulla creazione di circa 83.000 unità. Il dato, diffuso dal Bureau of Labor Statistics, rappresenta il secondo peggior risultato dell’anno, superato in negativo solo dai dati registrati a febbraio.

Nonostante la contrazione dell’occupazione, il tasso di disoccupazione è sceso al 4,1% rispetto al 4,2% di giugno, un movimento apparentemente contraddittorio che trova spiegazione nella dinamica della forza lavoro e nelle fluttuazioni dei flussi occupazionali.

Il crollo del settore pubblico e i ribassi nel retail

Analizzando la geografia dei posti persi, il divario tra comparto privato e pubblico appare netto. Mentre le aziende private hanno cercato di tenere la barra dritta creando 30.000 nuovi posti, il settore pubblico ha subito una pesante contrazione bruciando 53.000 posizioni.

A pesare in modo determinante sui conti dello Stato sono stati i tagli registrati nell’istruzione locale, che da sola ha perso 50.000 posti di lavoro in un solo mese, azzerando la stabilità mostrata nei dodici mesi precedenti. Tra i privati, il settore del commercio al dettaglio (retail) ha visto svanire 19.000 posti, confermando le difficoltà dei consumi tradizionali, mentre le attività finanziarie continuano una scia negativa costante che, dal picco toccato nel maggio del 2025, ha già bruciato complessivamente 121.000 posti.

In controtendenza, seppur con un ritmo rallentato rispetto ai mesi scorsi, il settore sanitario continua a rappresentare un argine alla disoccupazione con +22.000 nuovi ingressi, mentre comparti chiave come costruzioni, manifattura, trasporti e ospitalità sono rimasti sostanzialmente stabili.

Salari al palo e inflazione dei redditi ai minimi dal 2021

Oltre alla flessione dell’occupazione, a catturare l’attenzione degli economisti è l’andamento dei salari. Il salario orario medio ha registrato un incremento marginale di appena 2 centesimi (+0,05%), raggiungendo quota 37,62 dollari e disattendendo le previsioni che indicavano un aumento mensile dello 0,3%.

Su base annua, la crescita dei salari si è attestata al 3,2%, segnando i livelli minimi dal maggio del 2021 e posizionandosi al di sotto del consenso stimato al 3,5%. Questo rallentamento nella corsa delle retribuzioni, unito alla flessione della partecipazione alla forza lavoro — scesa al 61,4% e in calo dello 0,7% rispetto a inizio anno —, fotografa un’economia che inizia a mostrare chiari segnali di raffreddamento, aprendo nuovi interrogativi sulle prossime mosse della politica economica federale.

(Redazione)

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