Sedicenne arrestato a Como per terrorismo


Propaganda pro Isis, manuali per ordigni e contatti con ambienti jihadisti. È emerso anche un consistente quantitativo di contenuti di matrice suprematista, neonazista e antisemita. Gli investigatori parlano di un percorso riconducibile al fenomeno della cosiddetta “white jihad”


MADRID.- Un sedicenne residente in provincia di Como è stato arrestato con l’accusa di partecipazione ad associazione con finalità di terrorismo internazionale e di propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa. Secondo gli investigatori, il giovane aveva intrapreso un avanzato percorso di radicalizzazione, caratterizzato dalla diffusione di materiale di propaganda riconducibile allo Stato Islamico, dal possesso di manuali per la fabbricazione di ordigni esplosivi improvvisati e da contatti con soggetti vicini all’organizzazione jihadista.

L’ordinanza di custodia cautelare in carcere è stata emessa dal Tribunale per i minorenni di Milano ed è stata eseguita dalla Digos nel Grossetano, dove il ragazzo si trovava in vacanza con la famiglia.

L’indagine partita da una segnalazione dell’Aisi

L’inchiesta è stata coordinata dalla Procura per i minorenni di Milano e condotta dalla sezione Antiterrorismo della Digos di Milano. Tutto è iniziato da una segnalazione dell’Agenzia informazioni e sicurezza interna (Aisi), che aveva individuato un utente attivo su una piattaforma di messaggistica istantanea impegnato nella diffusione sistematica di contenuti di propaganda jihadista e filo-Isis.

Gli approfondimenti investigativi hanno consentito di ricondurre diversi profili online allo stesso utilizzatore: il sedicenne, cittadino italiano di origine straniera, incensurato e mai emerso in precedenti indagini sull’estremismo islamico.

Per rendere più difficile la propria identificazione, il giovane utilizzava connessioni VPN e altri strumenti di anonimizzazione, facendo apparire il proprio indirizzo IP come proveniente da altri Paesi e accedendo così a siti di propaganda riconducibili al Daesh.

Il materiale sequestrato

La successiva perquisizione personale e informatica ha consentito agli investigatori di acquisire un ingente quantitativo di materiale digitale.

Tra i file sequestrati figurano video e immagini di propaganda dello Stato Islamico; filmati di addestramento militare; video di esecuzioni di prigionieri; anasheed, i canti utilizzati nella propaganda jihadista; documenti tradotti in diverse lingue e un video in lingua russa, perfettamente comprensibile al ragazzo, che illustrava la costruzione di un ordigno esplosivo improvvisato utilizzando materiali facilmente reperibili e riportava il logo dello Stato Islamico.

Secondo gli investigatori, il possesso di questo materiale rappresenta uno degli elementi che dimostrano il livello di radicalizzazione raggiunto dal minorenne.

Le chat e il sostegno esplicito allo Stato Islamico

Particolarmente rilevanti sono risultate le conversazioni rinvenute nei dispositivi elettronici del giovane.

Nelle chat il sedicenne avrebbe espresso apertamente il proprio sostegno allo Stato Islamico, affermando anche di aver collaborato in passato alla realizzazione di contenuti di propaganda dell’organizzazione terroristica.

Le indagini hanno inoltre documentato contatti con soggetti ritenuti appartenenti o comunque riconducibili agli ambienti del Daesh, elemento che, secondo la Procura, rafforza l’ipotesi di una partecipazione attiva e non di una semplice consultazione passiva di materiale estremista.

Jihadismo e suprematismo nello stesso percorso di radicalizzazione

Nel corso delle perquisizioni è emerso anche un consistente quantitativo di contenuti di matrice suprematista, neonazista e antisemita.

Gli investigatori parlano di un percorso riconducibile al fenomeno della cosiddetta “white jihad”, una forma di radicalizzazione che combina elementi tipici dell’estremismo jihadista con simboli, linguaggi e contenuti dell’estrema destra suprematista.

Secondo gli inquirenti, questa contaminazione ideologica rappresenta una delle evoluzioni più complesse osservate negli ultimi anni nei processi di radicalizzazione online, soprattutto tra i più giovani.

Le accuse

Il giovane dovrà rispondere di partecipazione ad associazione con finalità di terrorismo internazionale e di propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa.

La misura cautelare è stata disposta sulla base degli elementi raccolti durante l’indagine, che hanno portato la Procura a ritenere concreto il rischio derivante dal percorso di radicalizzazione del minore.

Un fenomeno che coinvolge sempre più giovani

L’arresto si inserisce in un quadro di crescente attenzione delle autorità italiane verso i processi di radicalizzazione attraverso il web. Piattaforme di messaggistica criptata, VPN e strumenti di anonimizzazione consentono infatti ai soggetti radicalizzati di accedere con maggiore facilità ai circuiti della propaganda estremista e di entrare in contatto con reti internazionali.

Per gli investigatori, il caso del sedicenne comasco dimostra come la radicalizzazione possa svilupparsi rapidamente anche tra adolescenti privi di precedenti penali e apparentemente estranei agli ambienti dell’estremismo organizzato. Proprio per questo l’attività di monitoraggio dell’intelligence e delle forze di polizia resta uno degli strumenti fondamentali per individuare precocemente situazioni di rischio e prevenire possibili sviluppi violenti.

(Redazione)

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