Continua il calo demografico, cresce l’età delle mamme e diminuiscono i cesarei. Il Rapporto CeDAP 2025 del Ministero della Salute fotografa un Paese in cui si diventa genitori sempre più tardi. Restano forti differenze territoriali nell’utilizzo del taglio cesareo.
MADRID.- L’Italia continua a fare i conti con una natalità in costante diminuzione e con una maternità sempre più tardiva. È quanto emerge dal Rapporto sull’evento nascita in Italia (CeDAP) 2025, realizzato dall’Ufficio di Statistica del Ministero della Salute, che offre una fotografia dettagliata delle caratteristiche demografiche, sanitarie e assistenziali legate alla gravidanza e al parto.
Il quadro delineato dal rapporto evidenzia alcune tendenze ormai consolidate: il numero delle nascite continua a diminuire, aumenta l’età delle madri, cresce il contributo delle donne straniere alla natalità italiana e prosegue, seppure lentamente, la riduzione del ricorso al parto cesareo. Parallelamente emergono segnali positivi sul fronte dell’assistenza, con un rafforzamento della rete ospedaliera pubblica e un elevato livello di controlli durante la gravidanza.
Sempre meno bambini nati in Italia
Nel 2025 sono stati registrati 353.240 nati, in netto calo rispetto ai 370.577 del 2024, confermando il progressivo declino demografico che caratterizza il Paese ormai da diversi anni.
La diminuzione delle nascite si riflette anche sull’indice di fecondità, che si attesta a 1,14 figli per donna, contro l’1,35 registrato dieci anni fa. Il dato resta ben al di sotto della soglia di sostituzione generazionale.
Permangono inoltre forti differenze territoriali: la Sardegna continua a registrare il livello di fecondità più basso, mentre il Trentino-Alto Adige mantiene il valore più elevato a livello nazionale.
La maternità arriva sempre più tardi
Uno degli aspetti più significativi del rapporto riguarda l’età delle madri, che continua ad aumentare.
Nel 2025 l’età media al parto è pari a 33,4 anni per le donne italiane e scende a 31,4 anni per le cittadine straniere.
Anche il primo figlio arriva sempre più tardi. L’età media al primo parto raggiunge infatti 32,5 anni tra le italiane, mentre si attesta a 29,4 anni tra le donne straniere.
Il rinvio della maternità rappresenta uno dei principali fattori che contribuiscono alla riduzione della natalità, incidendo sulla possibilità di avere più figli nel corso della vita riproduttiva.
Un parto su cinque riguarda madri straniere
Le cittadine non italiane rappresentano ormai una componente strutturale della natalità del Paese.
Nel 2025 il 20,7% dei parti ha riguardato madri straniere, una quota particolarmente elevata nelle regioni del Centro-Nord.
Il contributo delle donne immigrate continua a compensare solo in parte il calo delle nascite tra le cittadine italiane, pur registrando anch’esse un progressivo aumento dell’età alla maternità.
Oltre il 91% dei parti avviene negli ospedali pubblici
Il Rapporto evidenzia anche un ulteriore consolidamento della rete pubblica dell’assistenza al parto.
Nel 2025 il 91,3% dei parti è avvenuto negli ospedali pubblici o equiparati, in aumento rispetto al 90,7% del 2024, l’8,5% nelle case di cura accreditate e appena lo 0,11% presso il domicilio o altre strutture assistenziali.
La maggior parte delle nascite (58,8%) si concentra nei punti nascita con almeno mille parti l’anno, considerati gli standard più sicuri sotto il profilo organizzativo e assistenziale.
Resta tuttavia superiore al 10% la quota di parti che avvengono ancora in strutture con meno di 500 nascite annuali.
Assistenza prenatale elevata
I dati confermano un elevato livello di assistenza durante la gravidanza.
Nel dettaglio il 93,8% delle donne effettua più di quattro visite ostetriche, il 76,9% esegue almeno tre ecografie e le amniocentesi rappresentano in media 1,7 esami ogni 100 parti.
Il rapporto evidenzia tuttavia alcune differenze legate alla cittadinanza, al livello di istruzione e alla condizione socioeconomica, con un accesso più tardivo alla prima visita ostetrica tra le donne straniere e quelle con minore scolarizzazione.
Il parto cesareo resta elevato ma continua a diminuire
Uno dei temi più monitorati riguarda il ricorso al taglio cesareo.
Nel 2025 i cesarei hanno rappresentato il 29,8% dei parti, una percentuale ancora ritenuta elevata dal Ministero della Salute, sebbene in progressiva diminuzione rispetto agli anni precedenti.
Il calo viene interpretato come il risultato delle politiche nazionali volte a promuovere un utilizzo più appropriato del parto chirurgico attraverso le linee guida dedicate al percorso nascita.
Le differenze regionali restano però molto marcate.
Le percentuali più elevate si registrano in Campania: 43,7%, Sicilia e Sardegna: 39,2%, Lazio: 37,3% e Calabria: 34,8%.
La Toscana presenta invece il dato più contenuto, con il 16,2% dei parti cesarei.
Significativo anche il divario tra strutture pubbliche e private il 28,4% va negli ospedali pubblici e il 44,9% nelle case di cura accreditate, dove quasi un parto su due avviene mediante intervento chirurgico.
Sempre più presente il partner durante il parto
Il Rapporto fotografa anche un cambiamento culturale nel percorso nascita.
Nel 94,7% dei parti vaginali la donna è accompagnata dal padre del bambino, mentre in una quota residuale è presente un altro familiare o una persona di fiducia.
Un dato che testimonia il crescente coinvolgimento del partner durante il travaglio e il parto.
Cresce il ricorso alla procreazione medicalmente assistita
Continua inoltre ad aumentare il peso della procreazione medicalmente assistita (PMA).
Nel 2025 il ricorso a queste tecniche riguarda 4,6 gravidanze ogni 100, confermando il ruolo sempre più importante della medicina della riproduzione in un contesto caratterizzato dall’aumento dell’età materna e dalle difficoltà di concepimento.
I dati sui neonati
Per quanto riguarda le condizioni alla nascita lo 0,8% dei neonati pesa meno di 1.500 grammi e il 6% presenta un peso compreso tra 1.500 e 2.500 grammi.
Nel corso dell’anno sono stati inoltre registrati 784 nati morti, pari a un tasso di 2,20 ogni mille nati e 3.151 casi di malformazioni sono state diagnosticate alla nascita.
Si tratta di indicatori che continuano a essere monitorati attraverso il sistema CeDAP per orientare le politiche sanitarie e migliorare la qualità dell’assistenza.
Un sistema sanitario in evoluzione
Il Rapporto 2025 rappresenta inoltre una fase di transizione per il sistema informativo nazionale. Il decreto del Ministero della Salute del 5 maggio 2025 ha infatti aggiornato il Certificato di Assistenza al Parto, introducendo nuove variabili che saranno pienamente operative con i dati del 2026.
Le innovazioni riguardano l’analisi dei fattori di rischio materni e neonatali, la gestione del travaglio, il contatto pelle a pelle tra madre e neonato, il rooming-in e l’allattamento al seno, con l’obiettivo di rendere ancora più completo il monitoraggio del percorso nascita.
Le sfide per il futuro
Nel complesso, il Rapporto del Ministero della Salute restituisce l’immagine di un sistema assistenziale che continua a migliorare sotto il profilo organizzativo e clinico, come dimostrano la crescita dei parti negli ospedali pubblici e la graduale riduzione del ricorso al cesareo.
Rimangono però aperte due grandi sfide: il continuo rinvio della maternità e il persistente calo delle nascite, fenomeni che alimentano l’inverno demografico italiano e pongono interrogativi sulle future politiche di sostegno alle famiglie, alla conciliazione tra lavoro e genitorialità e alla tutela della salute materno-infantile.
(Redazione)
