Il presidente USA smentisce la carenza di munizioni ma attacca i “traditori” dopo le rivelazioni della stampa. Tensione a Camp David con il segretario alla Difesa Hegseth mentre cresce il nodo delle forniture militari.
NEW YORK. – Un nuovo ciclone politico e strategico travolge la Casa Bianca e i vertici del Pentagono. Al centro della bufera c’è lo stato di salute delle scorte militari statunitensi e le indiscrezioni giornalistiche che ne tracciano un quadro allarmante, tali da condizionare le scelte di politica estera dell’amministrazione guidata da Donald Trump, in particolare riguardo all’ipotesi di una ripresa delle operazioni su larga scala contro l’Iran.
La furia di Trump su Truth e la caccia ai “traditori”
Attraverso un duro messaggio pubblicato sul suo social network Truth, Donald Trump ha respinto con forza le notizie sui problemi d’approvvigionamento dell’esercito americano, lanciando al contempo un avvertimento senza precedenti nei confronti delle fonti interne che hanno diffuso le informazioni.
«Gli Stati Uniti dispongono di enormi quantità di munizioni, soprattutto di determinati tipi. Inoltre, ne vengono prodotte grandi quantità e spedite secondo necessità», ha dichiarato il presidente, sottolineando come le aziende dell’industria della difesa stiano realizzando «il maggior numero di impianti e fabbriche nella storia del nostro Paese». Trump ha poi alzato i toni puntando il dito contro le fughe di notizie: «Chi ha divulgato queste dichiarazioni traditrici è ricercato. Verranno richieste lunghe condanne detentive».
La ricostruzione della stampa e la lite a Camp David
A scatenare la reazione del presidente sono stati i retroscena pubblicati dai principali media americani. Secondo quanto riportato dal Washington Post, la scorsa settimana a Camp David si sarebbe consumato un acceso diverbio tra Trump e il segretario alla Difesa Pete Hegseth. Il presidente avrebbe accusato il Capo del Pentagono di averlo indotto in errore, facendogli credere che il problema del deficit di missili a lungo raggio e di sistemi intercettori fosse già stato superato. Sempre secondo il quotidiano statunitense, Hegseth avrebbe provato a scaricare la responsabilità sul suo vice, Stephen Feinberg.
A rendere il quadro ancora più critico si aggiungono le rivelazioni emesse dalla CNN, secondo cui gli Stati Uniti avrebbero ormai intaccato in maniera drammatica le proprie riserve strategiche, esaurendo circa l’80% dei missili intercettori THAAD e il 50% dei sistemi Patriot dall’inizio delle operazioni belliche legate al fronte iraniano.
Le smentite ufficiali e il nodo dei tempi di produzione
La Casa Bianca e il dipartimento della Difesa sono celermente intervenuti per smentire in modo categorico le indiscrezioni sui contrasti interni. La portavoce Karoline Leavitt ha definito la ricostruzione del Washington Post «completamente falsa», ribadendo che il presidente mantiene «la massima fiducia nel segretario Hegseth». Sulla stessa linea il portavoce del Pentagono, Sean Parnell, che ha bollato come infondati sia i presunti litigi tra i vertici, sia gli allarmi sul prosciugamento dei magazzini militari.
Resta tuttavia aperto il nodo industriale e logistico. Sebbene Washington abbia recentemente siglato nuovi contratti per la produzione accelerata di armamenti avanzati — compresi gli stessi Patriot — gli esperti del settore ricordano che la fabbricazione di questi complessi sistemi d’arma richiede tempi tecnici che possono arrivare fino a due anni. Una tempistica che mal si concilia con le esigenze immediate della diplomazia e della forza militare sul campo.
(Redazione)
