Spagna, l’immigrazione venezuelana e colombiana spinge la crescita demografica  ed economica


I flussi latinoamericani compensano il calo delle nascite, spingono il Paese verso i 50 milioni di abitanti, sostengono l’economia e garantiscono la stabilità del sistema pensionistico pubblico


 MADRID – L’esplosione demografica dello Stato spagnolo trova la sua causa primaria nell’arrivo imponente di cittadini colombiani e venezuelani. Tra aprile e giugno del 2026 l’Anagrafe statale ha registrato un aumento netto di 104.178 residenti. Tale dinamica porta la popolazione complessiva della Spagna alla cifra storica di 49.801.559 abitanti al 1° luglio 2026. L’apporto delle comunità di Bogotà e Caracas risulta assolutamente determinante per questo traguardo istituzionale. La Colombia guida gli arrivi con 34.000 persone, seguita dal Venezuela con 23.300 nuovi residenti. Senza questo decisivo contributo sudamericano, il Paese non sfiorerebbe la quota dei 50 milioni entro il 2027.

L’espansione del corpo elettorale e sociale non deriva affatto dalle dinamiche interne del tasso di natalità. Al contrario, la curva demografica autoctona segnala un invecchiamento progressivo e preoccupante. L’ultimo bollettino dell’Istituto Nazionale di Statistica evidenzia che il saldo positivo è avvenuto “grazie all’immigrazione, non alla natalità, che continua a scendere”.

L’analisi dell’andamento delle nascite nel Paese mostra la gravità del crollo generazionale. Nel corso del 2025 sono nati complessivamente 321.164 bambini in tutto il territorio nazionale. Sebbene si tratti di una modesta ripresa dell’1,0% rispetto all’anno precedente, il confronto sul decennio rivela un calo strutturale. Nel 2015 i nati superavano la soglia delle 420.000 unità annuali. Rispetto ad allora si contano circa 100.000 nascite in meno ogni anno. Inoltre aumenta l’età media delle madri. Le donne che partoriscono a quarant’anni o più rappresentavano il 7,8% dieci anni fa, mentre oggi raggiungono il 10,4%.

Per compensare la denatalità, i flussi migratori internazionali svolgono un ruolo fondamentale di stabilizzazione politica e sociale. Attualmente un abitante su cinque residente sul suolo spagnolo è nato oltre confine. La quota totale di residenti nati all’estero supera ampiamente i 10 milioni di persone. La maggioranza di questi cittadini possiede un regolare permesso di soggiorno, mentre una parte ha già ottenuto la cittadinanza. Nel secondo trimestre del 2026 gli stranieri residenti sono aumentati di 87.197 unità, toccando quota 7.437.543. I cittadini con nazionalità spagnola sono invece cresciuti di appena 16.981 unità.

Nelle politiche di accoglienza e nei registri anagrafici, le comunità latinoamericane occupano un posto di primo piano. Gli immigrati provenienti dalla Colombia rappresentano da soli oltre un terzo dei nuovi residenti registrati nel trimestre. Subito dopo si posiziona il flusso dei cittadini venezuelani, arrivato a quota 23.300 nuovi ingressi. Queste cifre superano notevolmente la presenza di altri gruppi migratori tradizionalmente radicati in Spagna. Tra questi figurano le comunità provenienti dal Marocco, dal Perù, dal Brasile e dall’Italia.

Al contempo il panorama migratorio mostra una mobilità complessa che include anche significativi flussi d’uscita. Nel quadro delle emigrazioni dal territorio spagnolo, la presenza di colombiani e venezuelani rimane estremamente rilevante. La nazionalità colombiana si attesta al primo posto per numero di partenze con 11.500 uscite registrate. I cittadini di origine venezuelana figurano al terzo posto con 5.900 uscite verso altri Paesi. La comunità venezuelana è preceduta soltanto dai cittadini marocchini, i quali hanno totalizzato 10.900 espatri nello stesso periodo.

L’impatto di questi movimenti demografici si estende a tutte le comunità autonome dello Stato. Gli incrementi più marcati si concentrano nella Comunità Valenciana, nelle Baleari, nelle Asturie e nella Regione di Murcia. Sul piano del dibattito governativo, il Presidente del Governo Pedro Sánchez ha difeso la regolarizzazione dei lavoratori stranieri. L’esecutivo considera la gestione integrata dell’immigrazione come un fattore essenziale. Essa garantisce la crescita del prodotto interno lordo e la sostenibilità finanziaria del sistema previdenziale.

Redazione Madrid 

Lascia un commento