Le denunce sono aumentate del 53% nel 2026: il boom del prezzo dell’oro alimenta il crimine organizzato a La Libertad, Madre de Dios, Loreto e Cajamarca. Gli esperti chiedono una cooperazione transfrontaliera immediata.
CARACAS. – L’espansione delle economie sotterranee e del crimine organizzato rappresenta una delle sfide più urgenti per la stabilità istituzionale ed economica del Perù. Un dettagliato report diffuso dall’Instituto Peruano de Economía (IPE) ha lanciato un forte campanello d’allarme: l’estrazione clandestina di risorse minerarie — in particolare l’oro — ha raggiunto livelli record, guidata dalle quotazioni internazionali del metallo prezioso e dalla capacità delle organizzazioni criminali di infiltrarsi nel tessuto sociale e finanziario.
Secondo le stime dell’istituto, le denunce legate al reato di minería ilegal sono cresciute del 53% nel corso del 2026, disegnando una mappa del rischio che coinvolge sia le grandi vallate amazfoniche che le aree di alta montagna.
Un’emergenza regionale: da Madre de Dios alla costa nord
I dati elaborati dall’IPE confermano che l’impatto della miniera clandestina non è più circoscritto a zone isolate, ma compromette la sicurezza di intere regioni:
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Madre de Dios e Loreto: La selva amazzonica continua a essere l’epicentro della devastazione ambientale e delle operazioni illegali, con l’uso di draghe lungo i fiumi e l’occupazione di riserve naturali. A Madre de Dios si concentra quasi una denuncia su tre a livello nazionale.
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La Libertad e Cajamarca: Nel nord del Paese, l’attività illegale si è sovrapposta a concessioni formali e comunità locali, provocando frequenti episodi di violenza e condizionando negativamente l’attrattività degli investimenti minerari regolari.
Il valore delle esportazioni illegali di oro ha superato gli 11,5 miliardi di dollari, arrivando quasi a eguagliare i volumi del settore formale e moltiplicando le segnalazioni di operazioni finanziarie sospette inviate alle unità di intelligence antiriciclaggio.
Intrecci criminali e la spinta dei prezzi internazionali
Alla base di questa crescita vertiginosa vi è la forte spinta del prezzo dell’oro sui mercati globali, che garantisce margini di profitto altissimi e trasforma l’estrazione illegale in un motore di finanziamento per la criminalità organizzata. In diverse province critiche, la miniera clandestina coesiste con il traffico di armi, la tratta di esseri umani e il narcotraffico, creando vere e proprie sacche di enclave informale.
L’IPE avverte che questo fenomeno sottrae punti preziosi alla crescita del Prodotto Interno Lordo (PIL) e penalizza la competitività del Paese rispetto ai mercati internazionali, ostacolando lo sviluppo di progetti di investimento capaci di generare occupazione formale e ridurre la povertà.
Strategie d’emergenza e cooperazione transfrontaliera
Di fronte a un quadro di crescente vulnerabilità, analisti ed economisti sollecitano l’adozione di un piano d’emergenza interistituzionale. Non basta l’intervento delle forze dell’ordine e della Marina nelle operazioni di sequestro e distruzione dei macchinari: le raccomandazioni puntano a stringere le maglie del controllo finanziario e logistico per bloccare il riciclaggio dei proventi e l’acquisto di carburante e macchinari sotterranei.
Inoltre, la natura transfrontaliera del traffico di metalli preziosi impone una più stretta cooperazione internazionale con i Paesi vicini (in particolare Colombia, Brasile e Bolivia) per tracciare la filiera di commercializzazione del metallo e impedire che l’oro di contrabbando venga immesso liberamente nei mercati mondiali.
(Redazione)
