Pechino punta sul nuovo hub di Barra do Dande, mentre Washington e i partner europei scommettono sul Corridoio di Lobito. Luanda sceglie di non schierarsi e trasforma la competizione tra le grandi potenze in un’opportunità di sviluppo.
MADRID. – L’Angola si conferma uno dei principali teatri della competizione economica e strategica tra Cina e Stati Uniti in Africa. A segnare un nuovo capitolo è il progetto da 900 milioni di dollari con cui il gruppo cinese Huatong realizzerà un grande complesso portuale a Barra do Dande, sulla costa atlantica a nord di Luanda. Un investimento che rafforza la presenza di Pechino nel Paese e che si inserisce in una sfida più ampia con Washington e con i partner europei, Italia compresa attraverso il Piano Mattei.
Più che scegliere un alleato esclusivo, il governo angolano sembra però deciso a sfruttare la concorrenza tra le grandi potenze per attrarre capitali, infrastrutture e nuove opportunità di sviluppo.
Il nuovo porto di Barra do Dande
L’accordo prevede la costruzione di un moderno terminal portuale, nuove infrastrutture stradali ed energetiche e servizi destinati alla zona franca industriale di Barra do Dande.
La prima fase dei lavori dovrebbe concludersi entro due anni, mentre il completamento dell’intero progetto è previsto entro il 2030. Secondo le stime dei promotori, il porto sarà in grado di accogliere navi fino a 80.000 tonnellate, generare circa 21.000 posti di lavoro e produrre un indotto economico stimato in 10 miliardi di dollari all’anno.
Pur trattandosi di previsioni, la portata dell’investimento conferma la volontà della Cina di consolidare la propria presenza in Angola attraverso infrastrutture di lungo periodo.
Dalla diplomazia del petrolio all’industrializzazione
Il progetto rappresenta anche l’evoluzione della strategia cinese nel continente africano.
Per oltre vent’anni Pechino ha finanziato la ricostruzione dell’Angola attraverso prestiti garantiti dalle esportazioni di petrolio, sostenendo la realizzazione di strade, ferrovie, ospedali e quartieri residenziali.
Oggi il modello è cambiato. Con Luanda impegnata a diversificare la propria economia e con le banche cinesi più prudenti nella concessione di grandi prestiti sovrani, gli investimenti si concentrano sempre più su poli industriali, concessioni di lunga durata e infrastrutture integrate con attività produttive.
Huatong ha già avviato nella zona franca un impianto per la lavorazione dell’alluminio. Il nuovo porto servirà quindi non solo come punto di transito delle merci, ma come elemento centrale di un ecosistema che unisce produzione industriale, energia, logistica ed esportazioni.
La risposta occidentale: il Corridoio di Lobito
Gli Stati Uniti hanno invece individuato nel Corridoio di Lobito il principale progetto strategico per rafforzare la propria presenza economica nell’Africa australe.
L’infrastruttura ferroviaria collega il porto di Lobito con le ricche aree minerarie della Repubblica Democratica del Congo e, in prospettiva, dello Zambia, facilitando l’esportazione di rame, cobalto e altri minerali indispensabili per le industrie tecnologiche e della transizione energetica.
La Development Finance Corporation statunitense ha destinato oltre 550 milioni di dollari al progetto, sostenuto anche dall’Unione europea, dal G7 e dall’Italia attraverso il Piano Mattei.
L’amministrazione di Joe Biden aveva presentato il corridoio come uno degli strumenti chiave della cooperazione con l’Africa. L’attuale amministrazione di Donald Trump ne sottolinea soprattutto il valore strategico per garantire catene di approvvigionamento più sicure di materie prime considerate essenziali.
Due modelli di sviluppo a confronto
Barra do Dande e il Corridoio di Lobito non sono però progetti concorrenti sullo stesso piano.
Il primo è concepito come un grande polo industriale e logistico capace di creare valore aggiunto direttamente in Angola. Il secondo è invece una fondamentale infrastruttura ferroviaria internazionale destinata soprattutto a collegare le aree minerarie dell’Africa centrale con l’Oceano Atlantico.
La differenza riflette anche due approcci distinti. Washington punta sulla sicurezza delle filiere e sull’accesso alle materie prime strategiche. Pechino propone invece un modello che combina porti, impianti industriali, energia e investimenti produttivi, mantenendo spesso tempi di realizzazione più rapidi e costi inferiori.
L’Angola evita di scegliere un solo partner
Per il presidente João Lourenço, la competizione tra Cina e Occidente rappresenta soprattutto un’opportunità.
Negli ultimi anni Luanda ha rafforzato i rapporti con Washington senza rinunciare allo storico partenariato strategico con Pechino, elevato nel 2024 a uno dei livelli più alti previsti dalla diplomazia cinese.
Anche la gestione delle principali infrastrutture riflette questa strategia di equilibrio. Il porto commerciale di Lobito è affidato ad Africa Global Logistics, società controllata dal gruppo italo-svizzero MSC, mentre la ferrovia è gestita dal consorzio Lobito Atlantic Railway, formato da Trafigura, dalla portoghese Mota-Engil e da Vecturis.
Il governo angolano distribuisce così concessioni e investimenti tra diversi partner internazionali, riducendo il rischio di dipendere da un’unica potenza.
La sfida per il Piano Mattei
Il nuovo investimento cinese rappresenta anche un banco di prova per il Piano Mattei, con cui l’Italia punta a rafforzare la cooperazione economica con l’Africa.
Roma ha annunciato il sostegno finanziario alle iniziative collegate al Corridoio di Lobito e, insieme a Cassa Depositi e Prestiti e SACE, sostiene progetti nei settori dei trasporti, dell’energia e della logistica.
La vera sfida sarà però andare oltre il semplice finanziamento delle infrastrutture. Se il Corridoio di Lobito verrà percepito esclusivamente come una via di esportazione delle materie prime, mentre la Cina continuerà a investire nella trasformazione industriale locale, Pechino potrà rafforzare la propria immagine di partner dello sviluppo industriale africano.
Per questo motivo il Piano Mattei potrebbe trovare il proprio punto di forza nel coinvolgimento delle imprese italiane nella produzione manifatturiera, nella formazione professionale, nell’agroindustria, nell’energia e nella logistica avanzata, settori nei quali il know-how italiano rappresenta un valore aggiunto riconosciuto.
Una competizione destinata a intensificarsi
Il progetto di Barra do Dande non segna una sconfitta degli Stati Uniti né del Corridoio di Lobito. Conferma però che la presenza costruita dalla Cina in Africa nel corso degli ultimi due decenni continua a rappresentare un punto di riferimento difficilmente sostituibile.
La partita non si giocherà soltanto sulla costruzione di porti e ferrovie, ma sulla capacità di trasformare queste infrastrutture in occupazione, sviluppo industriale e crescita economica per i Paesi africani. È su questo terreno che Cina, Stati Uniti, Unione europea e Italia saranno chiamati a dimostrare la concretezza delle proprie strategie e la credibilità delle promesse rivolte al continente.
(Redazione)
