La sfida dei Comuni per uno sviluppo sostenibile. La rubrica dell’Anci “Isole, non solo mare” fa tappa in Campania dopo l’avvio in Toscana. Capri e Ischia raccontano le strategie per governare i flussi turistici, mentre Portoferraio e Capraia evidenziano i problemi strutturali legati all’insularità.
MADRID.- Le isole minori italiane non sono soltanto mete turistiche. Sono territori nei quali migliaia di persone vivono tutto l’anno e che devono poter contare sugli stessi diritti e sulla stessa qualità dei servizi garantiti sulla terraferma. È questo il filo conduttore di “Isole, non solo mare”, la rubrica del sito dell’Anci dedicata alle isole minori, alle loro difficoltà strutturali e alle strategie messe in campo dalle amministrazioni locali per costruire modelli di sviluppo più sostenibili.
Dalla Toscana alla Campania emerge una questione comune: l’insularità continua a produrre costi e svantaggi che non possono essere affrontati soltanto come emergenze stagionali. Allo stesso tempo, le isole rappresentano laboratori particolarmente significativi per sperimentare nuove forme di tutela ambientale, turismo sostenibile e valorizzazione del patrimonio culturale.
Capri: governare il turismo senza chiudere l’isola
La nuova tappa della rubrica è dedicata alla Campania, con particolare attenzione a Capri e Ischia.
A Capri, il sindaco Paolo Falco indica nella gestione dei flussi turistici una delle principali sfide per il futuro dell’isola. Il problema non è il turismo in sé, ma la concentrazione dei visitatori in determinati periodi e luoghi, che può compromettere tanto la vivibilità dei residenti quanto la qualità dell’esperienza dei turisti.
“Non vogliamo chiudere Capri al turismo ma ridurre il caos prodotto dalla concentrazione dei visitatori migliorando la qualità dell’esperienza e la vivibilità dell’isola”, spiega Falco.
L’obiettivo è quindi passare da una logica di gestione dell’emergenza a una programmazione basata sui dati e sull’utilizzo delle nuove tecnologie. Il Comune ha già introdotto, tra le altre misure, un limite di 40 persone per i gruppi organizzati e ha avviato, insieme al ministero dell’Interno, uno studio sulla gestione sostenibile dei flussi nell’area portuale.
Per Falco, la risposta all’overtourism deve essere costruita attraverso una maggiore collaborazione tra le amministrazioni. La Carta di Amalfi, promossa dai Comuni dei territori maggiormente esposti alla pressione turistica, nasce proprio con l’obiettivo di sperimentare nuovi modelli di gestione e condividere strumenti per affrontare una sfida che non riguarda una singola località, ma molte delle principali destinazioni insulari italiane.
“Il turismo va governato con un approccio scientifico basato sui dati”, sottolinea il sindaco, indicando Capri come possibile modello insieme agli altri Comuni aderenti alla Carta.
Ischia: crescita turistica e diritto alla mobilità
Anche Ischia deve confrontarsi con il rapporto complesso tra crescita turistica e qualità della vita dei residenti.
Il sindaco Vincenzo Ferrandino guarda con ottimismo alle prospettive della prossima stagione, ma sottolinea che l’aumento dei visitatori può trasformarsi in una risorsa per la popolazione e per l’economia locale soltanto se accompagnato da adeguati investimenti strutturali.
Tra gli interventi realizzati dall’amministrazione figurano quelli finanziati attraverso il DUPIM, destinati all’adeguamento sismico della casa comunale, del centro operativo comunale e di un padiglione di una scuola primaria.
Particolarmente delicato resta il tema dei collegamenti marittimi. Per gli abitanti di un’isola, infatti, il trasporto via mare non rappresenta semplicemente un servizio destinato ai turisti, ma una vera e propria infrastruttura essenziale.
“I collegamenti marittimi non sono solo un servizio turistico, ma un’infrastruttura essenziale per la vita quotidiana”, evidenzia Ferrandino, chiedendo continuità dei collegamenti, programmazione dei servizi e tutela effettiva del diritto alla mobilità dei residenti.
Toscana, la prima tappa: Portoferraio e Capraia
Il viaggio di “Isole, non solo mare” era partito dalla Toscana, con Portoferraio e Capraia, mettendo subito in evidenza la distanza che ancora separa la vita quotidiana sulle isole da quella sulla terraferma.
“Garantire gli stessi diritti costituzionali ai cittadini delle isole e a chi vive sulla terraferma è un dovere non più rimandabile”, afferma Tiziano Nocentini, sindaco di Portoferraio.
Le difficoltà sono molteplici: collegamenti complessi, pressione ambientale, dipendenza dal turismo stagionale, carenze infrastrutturali e rischio di spopolamento. A queste si aggiungono problemi che sulla terraferma possono essere affrontati attraverso reti di servizi più estese, mentre sulle isole assumono una dimensione particolarmente critica.
Sanità, trasporti, scuola, gestione dei rifiuti, approvvigionamento idrico ed energia sono tra le principali questioni indicate dagli amministratori.
Per Nocentini, l’insularità non può essere considerata una condizione temporanea o un’emergenza da affrontare di volta in volta. Servono invece interventi normativi e finanziari strutturali.
Il sindaco richiama, tra le misure richieste, l’estensione alle isole delle agevolazioni economiche previste per le zone montane, l’accesso a regimi di fiscalità di vantaggio come quelli delle Zone economiche speciali e fondi strutturali destinati anche alla prevenzione e alla gestione del dissesto idrogeologico.
L’obiettivo è ridurre quello che viene definito uno svantaggio competitivo legato all’insularità, senza rinunciare alle caratteristiche che rendono questi territori un patrimonio ambientale, culturale e paesaggistico unico.
Capraia, 250 residenti e una scommessa sulla sostenibilità
Particolarmente significativo è il caso di Capraia, dove la dimensione della comunità rende evidente la fragilità dei servizi e, allo stesso tempo, la possibilità di sperimentare modelli innovativi.
Sull’isola vivono stabilmente circa 250 persone. La sindaca Maria Ida Bessi descrive una realtà caratterizzata dai problemi storici dell’isolamento: trasporti complessi, servizi limitati e difficoltà nel garantire condizioni di vita paragonabili a quelle della terraferma.
Ma Capraia ha scelto di trasformare la propria fragilità in un’opportunità, puntando sulla tutela del patrimonio naturale e sulla costruzione di un modello turistico meno dipendente dalla stagionalità.
Un elemento centrale è rappresentato dalla tutela della biodiversità. Capraia, unica isola vulcanica dell’Arcipelago Toscano, ha avviato interventi per migliorare la gestione delle risorse idriche, dell’energia e dei rifiuti attraverso il programma Isole Verdi.
A questi interventi si aggiungono quelli finanziati dal PNRR attraverso il programma Borghi, con il quale è stato avviato il restauro del Convento di Sant’Antonio.
L’idea è quella di costruire un turismo più consapevole, capace di valorizzare il territorio senza comprometterne l’equilibrio ambientale e di distribuire maggiormente i flussi durante l’anno.
Dall’emergenza stagionale a una politica nazionale per le isole
Le esperienze raccontate dall’Anci mostrano realtà differenti, ma accomunate da problemi strutturali.
Capri deve affrontare la pressione dell’overtourism. Ischia chiede continuità nei collegamenti e investimenti nelle infrastrutture. Portoferraio richiama la necessità di superare gli svantaggi economici e sociali dell’insularità. Capraia punta invece sulla sostenibilità come strumento per trasformare la propria fragilità in un modello di sviluppo.
Il punto comune è la necessità di considerare le isole minori come comunità permanenti e non soltanto come destinazioni turistiche.
La sfida riguarda quindi un equilibrio complesso: proteggere territori caratterizzati da un patrimonio naturale e culturale straordinario, accogliere i visitatori e, nello stesso tempo, garantire a chi vive sulle isole tutto l’anno servizi essenziali, mobilità, sicurezza, assistenza sanitaria, istruzione e opportunità economiche.
“Isole, non solo mare” porta così al centro del dibattito una questione che riguarda non soltanto il turismo, ma la coesione territoriale e l’effettiva uguaglianza dei cittadini.
Perché sostenibilità, per le isole minori, non significa soltanto proteggere il mare, le coste e il paesaggio. Significa anche rendere possibile viverci, lavorare, studiare e costruire un futuro senza essere penalizzati dalla distanza dalla terraferma.
(Redazione)
