Il presidente americano afferma che un accordo è vicino e cancella un’offensiva militare. Teheran conferma i negoziati tecnici con l’Oman, ma mantiene prudenza sul dossier nucleare
NEW YORK. – Dopo settimane di nuove tensioni tra Washington e Teheran, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha annunciato di aver sospeso un’ampia operazione militare contro l’Iran per lasciare spazio a un nuovo tentativo diplomatico. Parlando con i giornalisti a bordo dell’Air Force One, il capo della Casa Bianca ha dichiarato che i colloqui con l’Iran sarebbero iniziati nel pomeriggio, sostenendo che un accordo sullo Stretto di Hormuz sarebbe ormai vicino e potrebbe aprire la strada a un’intesa anche sul programma nucleare iraniano.
Trump ha descritto l’offensiva preparata dal Pentagono come “la più grande dalla Seconda guerra mondiale”, precisando di aver deciso di annullarla dopo le sollecitazioni ricevute da Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar e, secondo la sua ricostruzione, dallo stesso Iran.
Il presidente statunitense non ha però fornito dettagli sul luogo dei negoziati, sui partecipanti o su un eventuale calendario per il raggiungimento di un accordo.
Hormuz al centro della trattativa
Il nodo più urgente resta lo Stretto di Hormuz, il passaggio marittimo attraverso il quale transita una parte consistente delle esportazioni mondiali di petrolio e gas naturale.
Secondo Trump, la riapertura completa della rotta commerciale rappresenterebbe il primo obiettivo della trattativa, cui dovrebbe seguire un accordo più ampio sul programma nucleare iraniano e sulla cosiddetta “denuclearizzazione” del Paese.
Da Teheran arrivano segnali di apertura, ma anche molta cautela. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha confermato che i negoziati condotti con la mediazione dell’Oman per definire un meccanismo di transito delle navi sono nelle fasi finali. Tuttavia, le autorità iraniane non hanno confermato l’esistenza di colloqui diretti con Washington né l’imminenza di un’intesa complessiva con gli Stati Uniti.
Le divergenze restano profonde
Le posizioni delle due parti continuano infatti a essere distanti. L’Iran rivendica un ruolo nella gestione dello Stretto di Hormuz e continua a sostenere la possibilità di applicare un pedaggio alle navi in transito, una richiesta che Washington e gran parte della comunità internazionale considerano inaccettabile.
Anche il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha ribadito che il Paese intende far rispettare gli impegni sottoscritti dalla controparte, facendo riferimento al memorandum raggiunto nel mese di giugno e successivamente naufragato a causa delle differenti interpretazioni sulla riapertura dello Stretto e sulle condizioni della tregua.
Fonti iraniane hanno inoltre smentito che Teheran abbia chiesto direttamente agli Stati Uniti di cancellare gli attacchi militari, mentre il ministro della Difesa ha assicurato che le forze armate restano in stato di massima allerta di fronte alle minacce provenienti da Washington.
Il dossier nucleare resta il nodo più difficile
Se sulla libertà di navigazione sembrano emergere alcuni segnali incoraggianti, il negoziato sul programma nucleare appare molto più complesso.
Trump continua a indicare la “denuclearizzazione dell’Iran” come obiettivo finale della trattativa, ma da parte iraniana non sono arrivate aperture circa un eventuale abbandono del programma di arricchimento dell’uranio.
Un eventuale accordo dovrà affrontare questioni estremamente delicate, tra cui i limiti all’arricchimento dell’uranio, il sistema delle ispezioni internazionali, il ruolo dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA) e le garanzie economiche e politiche richieste da Teheran in cambio di eventuali concessioni.
Il ruolo dei Paesi del Golfo
Secondo la ricostruzione fornita da Trump, un ruolo decisivo nella sospensione dell’offensiva sarebbe stato svolto dalle monarchie del Golfo.
Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Qatar temono infatti che un nuovo conflitto possa mettere a rischio la sicurezza delle infrastrutture energetiche della regione, dei porti commerciali, delle basi militari statunitensi e degli impianti di desalinizzazione, con pesanti conseguenze sull’intero mercato energetico mondiale.
Per questo motivo i principali attori regionali continuano a sostenere una soluzione diplomatica, ritenuta l’unica strada in grado di garantire la stabilità del Golfo Persico.
Uno spiraglio, ma la strada resta lunga
L’annuncio di Trump apre un nuovo spiraglio diplomatico dopo mesi di escalation militare e tentativi di mediazione alternatisi senza risultati definitivi.
Negli ultimi mesi il presidente americano ha più volte annunciato offensive militari poi rinviate per favorire nuovi negoziati, uno schema che ha prodotto tregue temporanee ma non una soluzione stabile delle controversie.
Anche questa volta le prospettive appaiono ancora incerte. Mentre Washington parla di un accordo imminente, Teheran mantiene un atteggiamento più prudente e continua a limitare le proprie dichiarazioni ai negoziati tecnici sullo Stretto di Hormuz.
La distanza tra le posizioni delle due capitali resta significativa, soprattutto sul programma nucleare. Per trasformare l’attuale apertura diplomatica in un’intesa duratura saranno necessari compromessi che, almeno per il momento, sembrano ancora lontani.
(Redazione)
