Gaza, accordo sulla seconda fase della tregua: disarmo di Hamas in cambio del ritiro israeliano

Il Board of Peace secondo Donald Trump. (Immagine generata da intelligenza artificiale a scopo illustrativo)

Hamas annuncia un’intesa con Israele per la seconda fase del cessate il fuoco. Previsti il progressivo disarmo delle milizie, il ritiro delle truppe israeliane, una forza internazionale di stabilizzazione e un piano per la ricostruzione della Striscia. Trump parla di “accordo storico”.


NEW YORK. – Dopo mesi di negoziati, Israele e Hamas avrebbero raggiunto un accordo sulla seconda fase della tregua nella Striscia di Gaza, aprendo la strada a un percorso che punta a consolidare il cessate il fuoco e ad avviare una delicata fase di transizione politica e di sicurezza.

L’annuncio è arrivato da Hamas, mentre il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha definito l’intesa “storica”, sostenendo che rappresenta un passo decisivo verso la fine del conflitto e la stabilizzazione dell’enclave palestinese. Secondo quanto riferito, l’accordo lega il progressivo disarmo del movimento islamista e delle altre milizie presenti nella Striscia al ritiro graduale delle forze armate israeliane dal territorio.

Cosa prevede l’accordo

L’intesa costituisce il secondo capitolo del cessate il fuoco entrato in vigore nell’ottobre 2025, dopo due anni di guerra.

La prima fase si era conclusa con il rilascio degli ultimi ostaggi israeliani rapiti durante l’attacco del 7 ottobre 2023, in cambio della liberazione di detenuti palestinesi.

Il nuovo accordo introduce invece un meccanismo strettamente collegato: il ritiro progressivo dell’esercito israeliano dalla Striscia procederà parallelamente al disarmo di Hamas e degli altri gruppi armati palestinesi.

Secondo il negoziatore di Hamas Ghazi Hamad, il processo di consegna delle armi non avverrà sotto la supervisione diretta di Israele, ma sarà affidato a organismi internazionali, in modo da garantire maggiore neutralità e favorire il rispetto degli impegni da entrambe le parti.

Il ruolo del “Board of Peace”

Uno degli elementi più innovativi dell’accordo è la creazione del cosiddetto Board of Peace (Consiglio di Pace), organismo promosso dall’amministrazione statunitense con il compito di coordinare la ricostruzione della Striscia di Gaza e supervisionare la fase di transizione.

Alle sue dipendenze opererà un Comitato nazionale per l’amministrazione di Gaza, formato da tecnocrati palestinesi, incaricato di censire, raccogliere e custodire tutte le armi consegnate dalle diverse fazioni armate.

L’obiettivo è quello di sottrarre gradualmente il controllo militare del territorio ai gruppi armati e affidare la gestione civile a un’amministrazione tecnica sostenuta dalla comunità internazionale.

Una forza internazionale per garantire la sicurezza

Una volta completato il ritiro dell’esercito israeliano, è previsto il dispiegamento di una Forza internazionale di stabilizzazione, composta da contingenti multinazionali.

La missione avrà il compito di garantire la sicurezza durante la fase di transizione, collaborando con una nuova forza di polizia palestinese destinata ad assumere progressivamente il controllo dell’ordine pubblico nella Striscia.

Tra i Paesi che hanno già manifestato disponibilità a partecipare alla missione figura anche l’Italia, nell’ambito di un’eventuale iniziativa sostenuta dalla comunità internazionale.

Le prossime tappe

Prima dell’entrata in vigore dell’accordo dovranno essere definiti tutti gli aspetti operativi.

Hamas ha annunciato che nei prossimi giorni avvierà consultazioni con i principali mediatori internazionali – Egitto, Stati Uniti, Qatar e Turchia – per stabilire il calendario e le modalità di attuazione dell’intesa.

Un incontro è previsto al Cairo e, secondo i negoziatori palestinesi, saranno necessarie almeno due settimane per mettere a punto i dettagli tecnici e politici dell’accordo.

Israele, al momento, non ha ancora diffuso una posizione ufficiale. Hamas ha comunque sottolineato che l’attuazione dell’intesa sarà possibile soltanto se entrambe le parti rispetteranno integralmente gli impegni assunti.

Una tregua ancora fragile

Nonostante il cessate il fuoco sia formalmente in vigore dall’ottobre dello scorso anno, la situazione sul terreno resta estremamente delicata.

Secondo le autorità sanitarie della Striscia di Gaza, dall’inizio della tregua sarebbero morti almeno 1.214 palestinesi a causa di attacchi e operazioni militari.

Parallelamente, Israele avrebbe ampliato l’area della Striscia sotto il proprio controllo, passando dal 53% previsto negli accordi iniziali a oltre il 60% del territorio. Il premier Benjamin Netanyahu aveva inoltre dichiarato nei mesi scorsi che l’obiettivo israeliano sarebbe quello di estendere il controllo fino al 70% dell’enclave. Questi dati sono riportati dalle autorità coinvolte nel conflitto e non sono verificabili in modo indipendente.

Le sfide per una pace duratura

L’accordo rappresenta il tentativo più ambizioso degli ultimi mesi di trasformare una tregua precaria in un percorso di stabilizzazione a lungo termine. Il successo dell’intesa dipenderà però dalla fiducia reciproca tra le parti, dal rispetto delle scadenze previste e dal sostegno della comunità internazionale.

Il disarmo delle milizie palestinesi, il ritiro completo delle forze israeliane, la ricostruzione di Gaza e il ripristino di istituzioni civili funzionanti costituiscono sfide di enorme portata politica e logistica.

Se il calendario verrà rispettato, la seconda fase della tregua potrebbe aprire una nuova prospettiva per la Striscia di Gaza, mettendo le basi per una ricostruzione materiale e istituzionale dopo anni di guerra. Resta tuttavia un percorso complesso, nel quale ogni passaggio richiederà il rispetto degli impegni da parte di tutti gli attori coinvolti.

(Redazione)

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