Desertificazione bancaria, quasi 11,5 milioni di italiani senza sportelli o con una sola filiale


Secondo l’aggiornamento dell’Osservatorio sulla desertificazione bancaria della Fondazione Fiba di First Cisl, nei primi sei mesi del 2026 sono stati chiusi altri 126 sportelli. Il fenomeno colpisce anche le grandi città


MADRID.- La rete bancaria italiana continua a restringersi e la progressiva chiusura degli sportelli sta assumendo dimensioni sempre più rilevanti sul piano sociale ed economico. Non si tratta più soltanto di un problema delle aree interne o dei piccoli comuni: la desertificazione bancaria interessa anche le grandi città e coinvolge ormai milioni di cittadini e migliaia di imprese.

Secondo l’aggiornamento dell’Osservatorio sulla desertificazione bancaria della Fondazione Fiba di First Cisl, nei primi sei mesi del 2026 sono stati chiusi altri 126 sportelli, portando il numero complessivo delle filiali bancarie presenti in Italia a 19.016. Nello stesso periodo sono aumentati di nove i comuni completamente privi di sportelli. Nel complesso, sono quasi 11,5 milioni gli italiani che vivono in comuni senza sportelli oppure con una sola filiale.

Un fenomeno che si inserisce in una tendenza di lungo periodo. Dal 2020 al 2025 i comuni serviti da almeno una banca sono passati da 5.102 a 4.468, con una diminuzione del 12,4%. Nello stesso arco temporale il numero degli sportelli è sceso da 23.480 a 19.140, una contrazione del 18,5%. In media, nell’ultimo periodo considerato dal rapporto Uilca, sono stati chiusi circa 72 sportelli al mese.

Oggi sono oltre 4,8 milioni le persone che risiedono in comuni completamente privi di filiali bancarie.

Un territorio sempre più scoperto

La dimensione geografica del fenomeno rende ancora più evidente la portata del problema. Secondo First Cisl, esiste ormai in Italia un’area priva di sportelli bancari paragonabile, per estensione, alla superficie complessiva di Lombardia, Veneto e Piemonte messe insieme.

La progressiva uscita delle banche dai territori significa innanzitutto una riduzione della possibilità di accedere fisicamente ai servizi finanziari. Un problema particolarmente rilevante per gli anziani, per le persone con minore familiarità con le tecnologie digitali e per quelle fasce della popolazione che, per condizioni economiche o sociali, hanno maggiori difficoltà a utilizzare esclusivamente i servizi online.

Ma la conseguenza non riguarda soltanto i cittadini. La chiusura delle filiali può incidere anche sulla capacità delle piccole imprese di ottenere credito e mantenere un rapporto diretto con gli istituti finanziari.

È uno degli aspetti sottolineati da First Cisl, secondo cui la desertificazione bancaria rischia di tradursi in meno credito per l’economia reale, soprattutto nei territori più fragili.

Il rapporto Uilca: nove italiani su dieci insoddisfatti

Il quadro trova conferma anche nel terzo Rapporto Uilca sulla desertificazione bancaria, “L’impatto della desertificazione bancaria sugli italiani 2025”.

Secondo l’indagine, nove persone su dieci dichiarano di essere insoddisfatte per la riduzione o la chiusura delle filiali nel territorio in cui vivono. La presenza di un bancomat, osserva il rapporto, non viene considerata sufficiente a sostituire il rapporto umano con il personale bancario.

Per otto intervistati su dieci, la presenza di una filiale incide “molto” o “abbastanza” sulla propensione a investire. Per sette su dieci condiziona anche la scelta di vivere in un determinato territorio, mentre per altrettanti cittadini la banca rappresenta un punto di riferimento per risparmi, investimenti e prestiti.

Nel caso di chiusura della filiale di riferimento, sette persone su dieci continuerebbero a cercare un servizio fisico, rivolgendosi a una banca o a un ufficio postale. Solo due su dieci sceglierebbero esclusivamente i servizi online.

Il rischio di spopolamento

La presenza bancaria viene percepita anche come un elemento della vitalità di un territorio.

Per otto italiani su dieci, la chiusura delle filiali contribuisce alla marginalizzazione dei territori, mentre sette su dieci ritengono che la presenza di una banca possa incidere sulla decisione di vivere o meno in una determinata area.

È un meccanismo particolarmente delicato nei piccoli comuni già alle prese con il calo demografico. La perdita di un altro servizio essenziale può infatti rendere meno attrattivo il territorio per famiglie, lavoratori e imprese, alimentando un circolo vizioso: meno popolazione, meno servizi, meno attività economiche e, a loro volta, ulteriori chiusure.

Truffe online e usura, i nuovi rischi

Il rapporto Uilca dedica particolare attenzione anche alle conseguenze indirette della desertificazione bancaria, con focus specifici su spopolamento, truffe informatiche e rischio usura.

Nove persone su dieci ritengono che la mancanza di un riferimento bancario fisico renda più difficile difendersi da attacchi informatici, frodi e phishing. Per otto su dieci, inoltre, l’assenza di riferimenti istituzionali sul territorio può contribuire alla diffusione dell’usura.

Il problema diventa quindi anche una questione di sicurezza finanziaria. Il rapporto personale con un operatore può rappresentare per le fasce più vulnerabili un importante strumento di orientamento e prevenzione, soprattutto in un momento in cui le truffe digitali diventano sempre più sofisticate.

La crescente digitalizzazione dei servizi, infatti, non elimina automaticamente le disuguaglianze nell’accesso. Al contrario, può accentuarle quando manca un adeguato accompagnamento.

L’internet banking non compensa la chiusura delle filiali

Uno degli argomenti utilizzati per spiegare la progressiva riduzione della rete fisica è la diffusione dell’internet banking. Ma secondo First Cisl la crescita dei servizi digitali non è ancora sufficiente a compensare la perdita degli sportelli.

Tra il 2024 e il 2025 l’utilizzo dell’internet banking in Italia è passato dal 55,01% al 56,37%, con un aumento di poco più di un punto percentuale. In alcune regioni, peraltro, l’utilizzo è addirittura diminuito.

È il caso del Lazio, passato dal 60% al 59%, dell’Umbria, dal 60% al 56%, e del Veneto, dal 66% al 61%.

I dati mostrano dunque che la transizione digitale procede, ma non coinvolge tutti allo stesso modo. Per una parte significativa della popolazione, soprattutto anziana o meno abituata alle nuove tecnologie, il rapporto fisico con la banca continua a essere un servizio essenziale.

La desertificazione arriva nelle metropoli

Uno degli elementi più significativi emersi dall’aggiornamento della Fondazione Fiba è che la riduzione della rete bancaria non riguarda più soltanto i comuni periferici.

Anche le grandi città registrano diminuzioni consistenti. Rispetto al 2021, il calo degli sportelli raggiunge il 16,2% a Milano, il 14,1% a Roma e il 13,9% a Palermo, contro una media nazionale del 12,2%.

Riduzioni superiori alla media vengono segnalate anche a Messina, Genova, Torino e Napoli.

Il dato modifica quindi la percezione stessa del fenomeno: la desertificazione bancaria non è più soltanto una questione di piccoli centri e aree rurali, ma interessa anche importanti poli urbani.

Liguria, Lombardia e Valle d’Aosta le regioni con i cali maggiori

Nei primi sei mesi del 2026 la riduzione più forte degli sportelli si è registrata in Liguria (-2,6%), seguita dalla Lombardia (-1,7%) e dalla Valle d’Aosta (-1,6%).

Rimane invece particolarmente elevata la quota di comuni privi di sportelli in alcune regioni. Il primato negativo spetta al Molise, dove l’83,8% dei comuni non dispone di una filiale bancaria, seguito dalla Calabria con il 74,5% e dalla Valle d’Aosta con il 74,3%.

All’estremo opposto si trova l’Emilia-Romagna, dove la quota di comuni senza sportelli è dell’8,2%.

Le differenze territoriali restano quindi molto marcate e contribuiscono ad accentuare gli squilibri tra aree del Paese.

I territori più esposti

L’Indicatore di desertificazione provinciale elaborato dall’Osservatorio conferma una geografia fortemente disomogenea.

Tra le province meno colpite figurano Barletta-Andria-Trani, Brindisi, Ferrara, Ravenna e Reggio Emilia. Tra quelle maggiormente interessate dal fenomeno si trovano invece Messina, Caserta, Pavia, L’Aquila, Crotone, Campobasso, Cosenza, Vibo Valentia e Isernia.

La distribuzione evidenzia una situazione particolarmente delicata nel Mezzogiorno e nelle aree caratterizzate da maggiore fragilità demografica ed economica.

Il rischio legato al nuovo risiko bancario

First Cisl guarda con preoccupazione anche alla nuova fase di concentrazione del settore bancario. Secondo il sindacato, il cosiddetto “risiko” potrebbe accelerare ulteriormente la riduzione della rete fisica.

La logica delle aggregazioni e della razionalizzazione dei costi rischia infatti di produrre nuove chiusure, soprattutto laddove più istituti finiscono per avere una presenza sovrapposta.

Per questo First Cisl chiede alle banche di adottare comportamenti socialmente responsabili e di accompagnare la trasformazione digitale con interventi concreti, a partire da corsi gratuiti di educazione digitale rivolti soprattutto agli anziani e alle persone meno esperte nell’utilizzo delle nuove tecnologie.

Furlan: “Dietro ogni sportello chiuso c’è una persona”

“La desertificazione bancaria non è un luogo comune, ma un tema concreto e noto all’opinione pubblica”, sottolinea il segretario generale Uilca, Fulvio Furlan, evidenziando come gli effetti si estendano dal rischio di truffe online allo spopolamento dei territori, fino all’usura e al riciclaggio.

“Dietro ogni sportello chiuso”, osserva Furlan, “c’è un anziano che non sa più come prelevare la pensione, un piccolo imprenditore costretto a percorrere chilometri per gestire le proprie finanze, una famiglia che perde un presidio di fiducia”.

È proprio questo il punto centrale del dibattito: la filiale non è soltanto un luogo dove si effettuano operazioni bancarie. Per una parte della popolazione rappresenta ancora un presidio economico, sociale e di sicurezza, oltre che un punto di accesso al credito.

La trasformazione digitale del sistema bancario appare ormai irreversibile. Ma i dati sulla desertificazione mostrano che il passaggio dal modello fisico a quello digitale non può essere considerato neutrale né automaticamente inclusivo. La sfida, per il sistema bancario e per le istituzioni, sarà dunque trovare un equilibrio tra efficienza e presenza territoriale, evitando che la modernizzazione dei servizi finisca per lasciare indietro proprio le fasce più fragili della popolazione e i territori che hanno maggiormente bisogno di essere sostenuti.

(Redazione)

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