Iran-Usa, tra bombe e diplomazia: si intensificano i negoziati mentre continua l’escalation militare

(Immagine generata da intelligenza artificiale a scopo illustrativo)

Nuovi raid americani contro obiettivi dei Pasdaran dopo gli attacchi missilistici iraniani. Islamabad conferma contatti indiretti tra Washington e Teheran per evitare un conflitto regionale e garantire la sicurezza dello Stretto di Hormuz.


NEW YORK. – La crisi tra Stati Uniti e Iran si muove ormai su due binari paralleli. Da una parte proseguono le operazioni militari con bombardamenti sempre più intensi e attacchi reciproci; dall’altra prendono corpo i tentativi diplomatici per evitare che il conflitto si trasformi in una guerra regionale dagli effetti imprevedibili.

Nelle ultime ore Washington ha lanciato una delle più vaste operazioni militari contro obiettivi iraniani dall’inizio delle ostilità, mentre il Pakistan ha confermato l’esistenza di negoziati indiretti tra le due capitali, alimentando la speranza di una possibile de-escalation.

Gli Stati Uniti colpiscono le infrastrutture dei Pasdaran

Il Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM) ha annunciato di aver completato una “pesante serie” di attacchi contro decine di installazioni riconducibili ai Guardiani della Rivoluzione, i Pasdaran, considerati il principale strumento militare di Teheran nella regione.

Secondo quanto reso noto da Washington, i bombardamenti hanno preso di mira centri di comando, basi missilistiche, infrastrutture dedicate ai droni, sistemi radar, difese costiere e capacità navali iraniane.

L’amministrazione americana ha spiegato che l’operazione rappresenta una risposta diretta al recente lancio di missili balistici iraniani contro le forze statunitensi dispiegate in Medio Oriente. Gli Stati Uniti sostengono che tutti i missili siano stati intercettati senza provocare vittime.

Il presidente Donald Trump aveva annunciato nelle ore precedenti una reazione “particolarmente dura” dopo l’attacco iraniano contro una base americana in Giordania, affermando che fosse arrivato “il turno” di Washington di rispondere.

Teheran denuncia vittime civili

Dal lato iraniano, i media ufficiali riferiscono che gli attacchi hanno interessato soprattutto le province meridionali di Hormozgan e Khuzestan.

Particolare attenzione viene riservata all’isola di Qeshm, strategicamente collocata nello Stretto di Hormuz, dove – secondo l’agenzia Fars – un bombardamento avrebbe colpito un’abitazione civile provocando la morte di tre persone della stessa famiglia: padre, madre e un bambino di due anni. Altri due figli sarebbero rimasti feriti.

Teheran accusa gli Stati Uniti di aver esteso le operazioni anche ad aree civili, mentre Washington ribadisce di aver colpito esclusivamente obiettivi militari.

Cresce la tensione in tutta la regione

L’escalation segue i raid congiunti condotti nelle scorse ore da Stati Uniti e Arabia Saudita contro milizie filo-iraniane operanti in Iraq, accusate di aver preso di mira impianti petroliferi sauditi.

Le milizie sciite della coalizione Hashd al-Shaabi parlano di venti morti e trentadue feriti, tra cui cinque cittadini iraniani, e respingono le accuse mosse da Washington e Riyad.

Anche la Resistenza Islamica in Iraq, formazione armata vicina a Teheran, ha minacciato una “risposta inevitabile”, lasciando intendere che nuovi attacchi potrebbero colpire interessi americani e sauditi nella regione.

La vicenda ha inoltre aperto un fronte diplomatico con Baghdad. Se Donald Trump sostiene che le operazioni siano state coordinate con il governo iracheno, la presidenza dell’Iraq ha definito i bombardamenti una “flagrante violazione della sovranità nazionale”, posizione condivisa anche dall’Iran.

Riyad invita alla prudenza

Pur avendo partecipato alle operazioni contro le milizie filo-iraniane, l’Arabia Saudita sembra ora puntare a evitare un ulteriore allargamento del conflitto.

Secondo quanto riferito dal sito americano Axios, il ministro della Difesa saudita avrebbe consegnato personalmente a Donald Trump una lettera del principe ereditario Mohammed bin Salman nella quale viene sollecitata una rapida de-escalation nei rapporti con Teheran.

La posizione saudita riflette la preoccupazione che un conflitto diretto possa compromettere la sicurezza dell’intera regione del Golfo e delle principali rotte energetiche mondiali.

Il Pakistan conferma i negoziati

Il segnale diplomatico più significativo arriva però da Islamabad.

Il portavoce del ministero degli Esteri pachistano, Tahir Andrabi, ha confermato ufficialmente che il Pakistan sta svolgendo un ruolo di mediazione tra Stati Uniti e Iran.

Secondo il governo pachistano sono in corso colloqui indiretti tra Washington e Teheran, concentrati soprattutto sulla sicurezza dello Stretto di Hormuz, passaggio strategico attraverso il quale transita una quota rilevante del commercio mondiale di petrolio.

Islamabad non ha fornito dettagli sulla sede né sul livello dei negoziati, ma la conferma dell’esistenza di un canale diplomatico rappresenta un elemento nuovo in una fase segnata dalla massima tensione militare.

Diplomazia e forza procedono insieme

L’impressione è che entrambe le parti stiano perseguendo una strategia fatta di pressione militare e apertura diplomatica.

Gli Stati Uniti intendono mantenere alta la capacità di deterrenza colpendo infrastrutture considerate strategiche, mentre l’Iran continua a mostrare la propria capacità di risposta attraverso missili, droni e il sostegno ai gruppi alleati presenti nell’area.

Parallelamente, però, nessuno dei principali attori regionali sembra voler arrivare a uno scontro diretto su vasta scala. La mediazione del Pakistan, l’invito alla prudenza dell’Arabia Saudita e i contatti indiretti tra Washington e Teheran indicano che, accanto alle operazioni militari, resta aperta la strada della diplomazia.

Nei prossimi giorni sarà proprio l’equilibrio tra questi due fronti – quello delle armi e quello dei negoziati – a determinare se il Medio Oriente potrà avviarsi verso una graduale riduzione delle tensioni oppure scivolare in una guerra ancora più ampia e destabilizzante.

(Redazione)

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