Gli Usa stringono la morsa sull’Iran: nuove sanzioni contro la “flotta ombra” e le società attive nello Stretto di Hormuz

(Immagine generata da intelligenza artificiale a scopo illustrativo)

Washington accusa il regime di finanziare i Guardiani della Rivoluzione attraverso un sistema di estorsione alle navi commerciali. Colpite anche otto petroliere impegnate nel trasporto di greggio verso Cina ed Emirati Arabi Uniti


NEW YORK. – Gli Stati Uniti tornano ad aumentare la pressione economica sull’Iran con un nuovo pacchetto di sanzioni destinato a colpire il sistema di finanziamento del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC), considerato da Washington il principale strumento militare e politico del regime di Teheran.

Le misure, annunciate dal Dipartimento del Tesoro e dal Dipartimento di Stato, prendono di mira società assicurative, operatori marittimi e una parte della cosiddetta “flotta ombra” utilizzata dall’Iran per esportare petrolio aggirando le restrizioni internazionali. L’obiettivo dichiarato è ridurre ulteriormente le risorse economiche a disposizione della Repubblica islamica e ostacolare il finanziamento delle attività dell’IRGC.

Nel mirino il sistema di “assicurazioni” nello Stretto di Hormuz

Al centro delle nuove sanzioni figurano la Persian Gulf Marine Insurance Company e la HormuzSafe Marine Services Authority, due società che, secondo l’amministrazione statunitense, sarebbero parte integrante di un meccanismo controllato dalle Guardie della Rivoluzione.

Secondo Washington, queste aziende avrebbero imposto alle navi commerciali in transito nello Stretto di Hormuz l’acquisto di una sorta di assicurazione obbligatoria contro il rischio di sequestro o di altri incidenti. Per gli Stati Uniti si tratterebbe di un vero e proprio sistema estorsivo: il rischio verrebbe infatti creato dallo stesso apparato iraniano e successivamente monetizzato attraverso la vendita delle coperture assicurative.

Le autorità americane sostengono inoltre che parte dei pagamenti sarebbe stata effettuata anche tramite criptovalute, con l’obiettivo di aggirare il sistema delle sanzioni internazionali e alimentare le casse dell’IRGC.

Colpite anche le petroliere della “flotta ombra”

Il nuovo pacchetto di misure restrittive coinvolge anche otto petroliere e diverse società con sede a Hong Kong e nelle Isole Marshall accusate di gestire il trasporto clandestino di petrolio greggio e prodotti petrolchimici iraniani verso la Cina e gli Emirati Arabi Uniti.

Secondo il Dipartimento del Tesoro, queste imbarcazioni fanno parte della cosiddetta “shadow fleet”, una rete di navi utilizzata dall’Iran per eludere le sanzioni occidentali, spesso attraverso cambi di bandiera, società di comodo e trasferimenti di carico effettuati in mare aperto.

Washington sottolinea che dall’inizio del 2026 sono già state sanzionate oltre 100 navi riconducibili a questa rete, considerata fondamentale per garantire al regime un costante afflusso di entrate derivanti dalle esportazioni energetiche.

Bessent: «Non permetteremo all’Iran di finanziare terrorismo e repressione»

Nel presentare le nuove misure, il segretario al Tesoro Scott Bessent ha ribadito la linea dura dell’amministrazione americana.

«Con un’economia in caduta libera e un’inflazione a tre cifre, il regime ha un disperato bisogno di liquidità», ha affermato, aggiungendo che gli Stati Uniti «non permetteranno all’Iran di tenere in ostaggio il commercio globale o di utilizzare il trasporto marittimo internazionale per finanziare il terrorismo, l’aggressione e la repressione delle Guardie Rivoluzionarie».

Le dichiarazioni confermano la volontà di Washington di proseguire nella strategia di pressione economica nei confronti di Teheran, puntando in particolare sulle fonti di finanziamento del programma militare iraniano e delle attività regionali dell’IRGC.

Lo Stretto di Hormuz resta un punto strategico

Le nuove sanzioni confermano ancora una volta l’importanza strategica dello Stretto di Hormuz, uno dei passaggi marittimi più delicati del pianeta.

Attraverso questo stretto braccio di mare transita infatti una quota significativa del petrolio e del gas naturale liquefatto commercializzati a livello mondiale. Qualsiasi tensione nell’area si riflette immediatamente sui mercati energetici internazionali e sulla sicurezza delle rotte commerciali.

Negli ultimi mesi Washington ha più volte accusato Teheran di utilizzare il controllo esercitato sull’area come leva geopolitica, alimentando un clima di incertezza per la navigazione commerciale. Le nuove misure mirano anche a impedire che lo Stretto diventi uno strumento di pressione economica nelle mani del regime iraniano.

Una pressione economica sempre più intensa

L’ultimo pacchetto di sanzioni si inserisce in una più ampia campagna di pressione economica avviata dagli Stati Uniti contro l’Iran, che negli ultimi mesi ha interessato reti finanziarie, intermediari commerciali, aziende coinvolte nell’approvvigionamento militare e operatori del settore energetico.

Washington ritiene che limitare le capacità finanziarie della Repubblica islamica rappresenti uno degli strumenti più efficaci per ridurre il sostegno alle attività militari regionali dell’IRGC e alle organizzazioni alleate di Teheran.

Resta ora da capire quale sarà la risposta delle autorità iraniane e quali effetti concreti le nuove sanzioni potranno avere sulle esportazioni petrolifere del Paese e sugli equilibri geopolitici del Golfo Persico, in una fase caratterizzata da forti tensioni in Medio Oriente e da una crescente competizione strategica tra le principali potenze mondiali.

(Redazione)

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