Iran, giustiziati due uomini per le proteste antigovernative: impiccagione pubblica a Malekshahr

Iran, un veicolo brucia durante le proteste.
Iran, un veicolo brucia durante le proteste. EPA/STRINGER

Esecuzione pubblica nella provincia di Isfahan per due manifestanti accusati di “guerra contro Dio”. La condanna della comunità internazionale di fronte all’ennesimo atto del regime.


MADRID.  – Il regime iraniano torna a fare ricorso alle esecuzioni pubbliche per reprimere il dissenso interno. Questa mattina, le autorità di Teheran hanno eseguito la condanna a morte per impiccagione di Abolfazl Sepahi e Amir-Hossein Safari, due uomini arrestati per aver preso parte alle manifestazioni di protesta esplose nel Paese tra lo scorso dicembre e gennaio.

L’esecuzione è avvenuta in una piazza pubblica della città di Malekshahr, situata nella provincia centrale di Isfahan, davanti agli occhi di testimoni ed esponenti locali, come confermato dall’agenzia di stampa ufficiale Mehr.

Le accuse del regime: “Guerra contro Dio” e minaccia alla sicurezza

A darne notizia per prima è stata Mizan Online, l’organo di stampa ufficiale del potere giudiziario iraniano. Secondo i giudici di Teheran, i due uomini erano stati riconosciuti colpevoli di moharebeh (ovvero “guerra contro Dio”), una delle imputazioni più gravi previste dal codice penale della Repubblica Islamica, spesso utilizzata contro oppositori politici e manifestanti.

Ai due imputati è stato contestato anche il reato di “corruzione sulla Terra”, per aver presuntamente impugnato armi durante le manifestazioni e aver minacciato l’ordine pubblico e la sicurezza nazionale.

Una strategia per soffocare il dissenso

L’impiccagione pubblica a Malekshahr rappresenta un chiaro segnale d’avvertimento inviato dal regime alla popolazione. Le proteste scoppiate tra dicembre e gennaio avevano visto migliaia di cittadini scendere nelle piazze per contestare le politiche del governo e chiedere maggiori libertà civili.

* Identità dei condannati: Abolfazl Sepahi e Amir-Hossein Safari.
* Luogo dell'esecuzione: Una piazza pubblica a Malekshahr (Provincia di Isfahan).
* Capi d'imputazione: Moharebeh ("guerra contro Dio") e "corruzione sulla Terra".

L’uso della pena di morte e la scelta di eseguirla in luoghi pubblici rimangono strumenti chiave utilizzati dalle autorità di Teheran per intimidire i manifestanti e scoraggiare nuove mobilitazioni nel Paese.

(Redazione)

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