Nel secondo trimestre del 2026 creati 486 mila posti di lavoro. Sánchez rivendica i risultati economici del Governo, ma restano il divario di genere, le differenze territoriali e le difficoltà degli autonomi
MADRID – La Spagna torna sotto la soglia psicologica del 10% di disoccupazione. Nel secondo trimestre del 2026 il tasso è sceso al 9,87%, quasi un punto in meno rispetto al 10,83% registrato nei primi tre mesi dell’anno e il livello più basso dal 2008, prima dello scoppio della crisi finanziaria e immobiliare.
Secondo l’Encuesta de Población Activa pubblicata dall’Istituto nazionale di statistica, tra aprile e giugno il numero degli occupati è aumentato di 486 mila unità, raggiungendo il massimo storico di 22 milioni e 779 mila lavoratori. Parallelamente, i disoccupati sono diminuiti di 213.300 persone, attestandosi a poco meno di 2,5 milioni.
Il risultato appare particolarmente significativo perché è stato ottenuto mentre continuava ad aumentare anche la popolazione attiva, salita di 272.700 unità nel trimestre e di oltre 452 mila nell’ultimo anno. La Spagna conta oggi più di 25,2 milioni di persone occupate o disponibili a lavorare: una crescita che rende statisticamente più difficile ridurre il tasso di disoccupazione.
A trainare l’occupazione sono stati ancora una volta i servizi, favoriti dall’avvio della stagione turistica e dalle assunzioni nella ristorazione, nel commercio e nelle attività legate al tempo libero. Sono cresciuti anche l’edilizia e il settore industriale, mentre l’agricoltura ha registrato una leggera contrazione. Quasi tutti i nuovi posti sono stati creati nel settore privato, mentre quello pubblico ha perso circa 15.600 occupati.
Anche la composizione dell’occupazione mostra alcuni segnali positivi. Dei nuovi lavoratori dipendenti, circa il 73% ha ottenuto un contratto a tempo indeterminato. L’aumento ha riguardato soprattutto il lavoro a tempo pieno, cresciuto di oltre 405 mila unità, contro circa 80 mila nuovi occupati part-time. La riduzione del lavoro precario viene indicata dal Governo come uno dei principali risultati della riforma del mercato del lavoro approvata durante la legislatura.
La vicepresidente e ministra del Lavoro, Yolanda Díaz, ha sottolineato come la Spagna abbia ormai superato l’obiettivo dei 20 milioni di occupati e si stia avvicinando ai 23 milioni, sostenendo che le politiche del Governo abbiano dimostrato di funzionare. Il presidente Pedro Sánchez ha utilizzato i dati durante il tradizionale bilancio politico prima della pausa estiva, rivendicando la crescita dell’economia spagnola, l’andamento dell’occupazione e l’esecuzione dei fondi europei.
Dietro il dato nazionale restano tuttavia forti squilibri. Il tasso di disoccupazione femminile è ancora pari all’11,02%, contro l’8,84% degli uomini. Anche le differenze territoriali rimangono profonde: le Baleari presentano il tasso più basso, al 6,11%, mentre l’Andalusia resta in testa alla classifica della disoccupazione con il 14,56%.
Preoccupa inoltre la situazione dei lavoratori autonomi. Nel trimestre l’EPA registra circa 43 mila occupati indipendenti in meno e quasi 100 mila in meno rispetto a un anno prima. Le associazioni di categoria segnalano inoltre una crescente distanza tra i dati dell’indagine statistica e quelli della Previdenza sociale, sollevando nuovamente il problema dei cosiddetti falsi autonomi.
La discesa sotto il 10% costituisce dunque un risultato politico importante per l’esecutivo di coalizione, ma non rappresenta ancora il superamento definitivo delle debolezze strutturali del mercato del lavoro spagnolo. La disoccupazione resta superiore a quella della maggior parte dei Paesi dell’Unione europea e continua a colpire in modo diseguale giovani, donne e territori del Sud. Il nuovo record occupazionale segna comunque un passaggio storico: con un tasso di disoccupazione al 9,87%, la Spagna raggiunge il livello più basso dal 2008 e consolida il ritorno sotto la soglia del 10%, già registrato alla fine del 2025.
Redazione Madrid
