Nuova escalation del conflitto tra bombardamenti, attacchi con droni e scontri nel Mar Nero. Il Cremlino ribadisce che continuerà la guerra fino al raggiungimento dei propri obiettivi, mentre Zelensky sollecita nuovi missili Patriot e denuncia l’aumento delle vittime civili.
MADRID. – Il conflitto tra Russia e Ucraina continua a registrare una nuova escalation, con bombardamenti, attacchi di droni e dichiarazioni che allontanano, almeno nel breve periodo, la prospettiva di una soluzione negoziata.
Dal Cremlino arriva un messaggio netto: in assenza di reali possibilità di pace, la Russia continuerà l’offensiva fino al conseguimento di quella che definisce una “vittoria completa”. A ribadirlo è stato il portavoce presidenziale Dmitry Peskov, sottolineando che Mosca considera ancora preferibile una soluzione diplomatica, ma che proseguirà le operazioni militari finché non saranno raggiunti gli obiettivi fissati.
Parole che confermano la distanza tra le posizioni delle due parti e lasciano presagire un conflitto destinato a proseguire.
Nuovi attacchi su Kiev e Sloviansk
Sul terreno la giornata è stata segnata da nuovi bombardamenti russi contro città ucraine.
Secondo il presidente Volodymyr Zelensky, un attacco missilistico nella regione di Kiev ha provocato almeno sei vittime e decine di feriti. Un altro bombardamento ha colpito la città di Sloviansk, nella regione di Donetsk, dove bombe aeree hanno causato la morte di cinque persone e il ferimento di altre nove.
Tra gli edifici danneggiati figurano abitazioni private, un’impresa e la sede del Consolato onorario della Lettonia.
Il governatore della regione, Vadym Filashkin, ha rivolto un nuovo appello alla popolazione affinché lasci le aree più vicine alla linea del fronte, definendo troppo elevato il rischio per i civili.
Zelensky: “Servono più missili Patriot”
Dopo gli ultimi attacchi, il presidente ucraino ha rinnovato la richiesta agli alleati occidentali di rafforzare le difese aeree del Paese.
Secondo Zelensky, la priorità assoluta è l’invio di ulteriori missili destinati ai sistemi di difesa Patriot, ritenuti fondamentali per intercettare missili balistici e da crociera lanciati dalla Russia.
Il capo dello Stato ha inoltre accusato Mosca di continuare a colpire deliberatamente obiettivi civili e di ignorare il diritto internazionale, chiedendo ai partner internazionali di accelerare gli aiuti militari.
Kiev porta la guerra in territorio russo
Parallelamente, l’Ucraina prosegue la strategia degli attacchi in profondità contro infrastrutture considerate strategiche per lo sforzo bellico russo.
Zelensky ha rivendicato il bombardamento della fabbrica Avitek di Kirov, impianto che produce sistemi di difesa aerea e componenti aeronautici, oltre al danneggiamento di un impianto petrolifero situato a circa 1.350 chilometri dal confine ucraino.
Secondo il presidente ucraino, gli attacchi mirano a interrompere la logistica militare russa, colpendo industrie, depositi e infrastrutture utilizzate per rifornire l’esercito.
La Russia: intercettati quasi 600 droni
Mosca denuncia di aver affrontato una delle più vaste offensive con droni dall’inizio della guerra.
Il Ministero della Difesa russo afferma di avere intercettato nella notte 571 droni ucraini diretti verso diverse regioni della Federazione Russa, la Crimea, il Mar Nero e il Mar d’Azov.
Tra gli obiettivi colpiti vi sarebbe anche un centro logistico della società di e-commerce Wildberries, nei pressi di San Pietroburgo. L’attacco ha provocato un incendio e il ferimento di tre persone, secondo le autorità locali.
Il governo russo sostiene che siano state colpite infrastrutture civili, mentre Kiev afferma che alcuni di questi siti sarebbero coinvolti nella catena di approvvigionamento dell’industria militare russa.
Il Mar Nero torna al centro dello scontro
Oltre ai combattimenti terrestri, cresce la tensione anche nel Mar Nero, area strategica per il commercio internazionale e per le esportazioni agricole ucraine.
Il ministro degli Esteri di Kiev, Andrii Sybiha, ha accusato Mosca di intensificare gli attacchi contro le navi mercantili, avvertendo che tali azioni potrebbero provocare un nuovo shock alimentare mondiale.
Secondo il ministro, eventuali interruzioni della navigazione avrebbero conseguenze soprattutto sui Paesi più vulnerabili di Africa, Medio Oriente, Asia e America Latina, fortemente dipendenti dalle importazioni di cereali provenienti dall’area del Mar Nero.
Sybiha ha paragonato la situazione all’instabilità nello Stretto di Hormuz, sottolineando come il controllo delle rotte marittime sia ormai diventato un elemento centrale della guerra.
Diplomazia in stallo, il conflitto resta aperto
Mentre il fronte continua a infiammarsi, non emergono segnali concreti di una possibile ripresa dei negoziati.
Le dichiarazioni provenienti da Mosca e Kiev confermano che entrambe le parti ritengono ancora possibile migliorare la propria posizione sul campo di battaglia prima di sedersi a un tavolo negoziale.
Intanto la popolazione civile continua a pagare il prezzo più alto del conflitto, tra bombardamenti quotidiani, distruzione di infrastrutture e nuove emergenze umanitarie. Dopo oltre quattro anni di guerra, il confronto tra Russia e Ucraina resta uno dei principali fattori di instabilità geopolitica mondiale, con ripercussioni che si estendono ben oltre i confini dell’Europa orientale.
(Redazione)
