Università di Brescia, l’indagine choc sulle molestie

Studenti in un'aula universitaria pre-Covid.
Studenti in un'aula universitaria.

Una persona su tre denuncia violenze o abusi. Emergenza soprattutto a Ingegneria e Medicina. Il valore del report sta nell’aver portato alla luce un fenomeno che spesso resta sommerso.


MADRID.- Un’università in cui molestie, discriminazioni di genere e abusi di potere vengono raccontati come esperienze diffuse, spesso taciute per paura delle conseguenze sulla carriera accademica. È il quadro che emerge dalla vasta indagine conoscitiva promossa dall’Università degli Studi di Brescia dopo la denuncia anonima che, alla fine di maggio, aveva portato all’autosospensione di un professore ordinario della facoltà di Ingegneria accusato di molestie a sfondo sessuale.

Il report, lungo 160 pagine, raccoglie le risposte di circa 2.500 persone tra studenti, docenti e personale amministrativo e restituisce un’immagine che va ben oltre il singolo episodio da cui è partita l’inchiesta interna. Più di 800 partecipanti – oltre uno su tre – dichiarano infatti di aver subito almeno una forma di molestia o violenza di genere all’interno dell’ambiente universitario.

Un fenomeno diffuso

Secondo i dati dell’indagine, circa il 30% degli intervistati riferisce di aver vissuto episodi riconducibili a molestie o violenze di genere. La percentuale sale al 43% tra le donne e raggiunge il 50% tra coloro che hanno preferito non indicare il proprio genere.

L’indagine ha coinvolto tutti i dipartimenti dell’ateneo, ma le situazioni più critiche emergono nelle facoltà di Ingegneria e Medicina. Proprio da Ingegneria era partita la denuncia che ha dato origine all’intero percorso di approfondimento.

Le testimonianze raccolte descrivono un fenomeno articolato che comprende comportamenti verbali, psicologici e fisici, accomunati dall’abuso di una posizione di potere o dalla creazione di un clima intimidatorio.

Dalle offese sessiste alle richieste di prestazioni sessuali

Nel report trovano spazio decine di racconti anonimi che descrivono episodi molto diversi tra loro per gravità, ma accomunati dalla matrice discriminatoria o sessuale.

Si va dagli insulti e dagli stereotipi pronunciati durante le lezioni – come commenti sull’orientamento sessuale o sull’aspetto fisico – fino a osservazioni offensive sull’abbigliamento o sul corpo delle studentesse.

Numerose testimonianze riferiscono di commenti sessisti e allusioni durante lezioni ed esami, di apprezzamenti sull’aspetto fisico e inviti a incontri privati.

In alcuni casi gli studenti raccontano di aver percepito un collegamento tra la disponibilità a intrattenere rapporti personali con docenti e possibili vantaggi nel percorso universitario, attraverso promesse di aiuto negli esami o nella carriera accademica.

Le testimonianze più gravi

La parte più inquietante del rapporto riguarda gli episodi di contatto fisico non consensuale e di violenza sessuale.

Tra le dichiarazioni raccolte figurano racconti di palpeggiamenti durante tirocini o attività didattiche, baci imposti, aggressioni all’interno degli uffici universitari e perfino testimonianze che descrivono casi di stupro e violenze protratte nel tempo.

Secondo molte delle persone coinvolte, il problema non riguarda soltanto singoli comportamenti individuali, ma un contesto nel quale alcune condotte sarebbero considerate note o tollerate.

Il timore di denunciare

Uno degli elementi più significativi emersi dall’indagine riguarda la scarsa propensione a rivolgersi alle autorità.

Molti intervistati spiegano di non aver formalizzato una denuncia per il timore che l’accaduto venisse minimizzato come una semplice battuta di cattivo gusto oppure per paura di compromettere il proprio percorso universitario.

Il timore di ritorsioni, di perdere opportunità accademiche o di essere identificati rappresenta, secondo il report, uno dei principali ostacoli all’emersione del fenomeno.

Le testimonianze raccolte nel questionario sono infatti anonime e non costituiscono denunce giudiziarie, ma descrivono un clima di sfiducia che rende difficile il ricorso agli strumenti di tutela previsti dalla legge.

Il dibattito arriva in Consiglio comunale

La pubblicazione del rapporto ha aperto anche un confronto istituzionale.

I gruppi di centrodestra nel Consiglio comunale di Brescia hanno presentato un’interrogazione chiedendo chiarimenti sul ruolo svolto dall’amministrazione comunale, capofila della Rete territoriale istituzionale contro la violenza di genere.

I consiglieri chiedono se il Comune fosse a conoscenza dei contenuti dell’indagine, realizzata nel 2023 ma resa pubblica soltanto nel 2026 dopo le richieste degli studenti, e quali iniziative siano state eventualmente adottate nell’ambito del protocollo che coinvolge Prefettura, Questura, autorità giudiziarie, ATS, Provincia, organizzazioni sindacali e, dal 2024, anche gli atenei cittadini.

Secondo i promotori dell’interrogazione, non si tratta di sostituirsi all’Università né di anticipare eventuali accertamenti della magistratura, ma di verificare se la rete territoriale di prevenzione e contrasto alla violenza di genere abbia funzionato in modo efficace.

Un’indagine destinata ad aprire un confronto

Il valore del report, al di là delle singole responsabilità che potranno eventualmente emergere nelle sedi competenti, sta nell’aver portato alla luce un fenomeno che spesso resta sommerso.

L’Università di Brescia ha scelto di indagare in modo sistematico la percezione delle molestie e delle violenze di genere all’interno della comunità accademica. I risultati mostrano una realtà nella quale un numero significativo di studenti e studentesse riferisce di aver subito comportamenti offensivi, discriminatori o abusanti e, soprattutto, di non essersi sentito nelle condizioni di denunciarli.

La sfida che ora si apre riguarda la capacità delle istituzioni universitarie e degli enti coinvolti di trasformare quanto emerso dall’indagine in strumenti concreti di prevenzione, tutela delle vittime e promozione di un ambiente accademico fondato sul rispetto, sulla sicurezza e sulla parità di genere.

(Redazione)

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