Secondo un’inchiesta dell’Associated Press, la riduzione dei finanziamenti statunitensi ha provocato la perdita di circa 35.000 posti nel settore umanitario. Alcuni ex operatori, soprattutto della comunità LGBTQ+, si sono rivolti al lavoro sessuale per sopravvivere.
I tagli ai finanziamenti dell’USAID, l’Agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale, stanno producendo pesanti conseguenze sociali in Nepal. Secondo un’inchiesta pubblicata dall’Associated Press, la drastica riduzione delle risorse destinate ai programmi di cooperazione ha provocato la perdita del lavoro per circa 35.000 operatori umanitari, aprendo una nuova emergenza occupazionale in un Paese che già registra elevati livelli di disoccupazione.
A lanciare l’allarme è Arjun Bhattarai, presidente della Federazione delle ONG del Nepal, secondo il quale la sospensione di numerosi progetti finanziati dagli Stati Uniti ha colpito migliaia di famiglie che dipendevano da queste attività.
Dall’assistenza umanitaria al lavoro sessuale
L’aspetto più drammatico emerso dall’inchiesta riguarda le conseguenze individuali della perdita del lavoro. L’Associated Press ha raccolto le testimonianze di 15 ex operatrici umanitarie che hanno raccontato di essere state costrette a prostituirsi per riuscire a mantenersi economicamente.
Secondo l’agenzia di stampa, il fenomeno interessa in modo particolare la comunità LGBTQ+, che in Nepal continua a scontrarsi con discriminazioni e forti ostacoli nell’accesso al mercato del lavoro formale, soprattutto nel caso delle persone transgender.
Le stime riportate indicano che circa 100 operatori umanitari LGBTQ+, rimasti senza occupazione dopo i tagli ai programmi finanziati dagli Stati Uniti, avrebbero iniziato a svolgere attività di sex work per sopravvivere. In alcuni casi, racconta l’inchiesta, queste persone si sono ritrovate a lavorare nelle stesse aree urbane dove fino a poco tempo prima prestavano assistenza sanitaria e sociale alle categorie più vulnerabili.
Cresce la preoccupazione sanitaria
La riduzione dei finanziamenti non riguarda soltanto il sostegno all’occupazione. Molti programmi dedicati alla prevenzione dell’HIV e delle altre infezioni sessualmente trasmissibili hanno infatti subito un forte ridimensionamento.
Gli esperti sanitari temono che la combinazione tra l’aumento del lavoro sessuale dettato dalla necessità economica e la diminuzione dei servizi di prevenzione possa tradursi in una crescita dei contagi, soprattutto tra le persone maggiormente esposte al rischio e all’interno della comunità LGBTQ+.
La disponibilità di test diagnostici, campagne informative, distribuzione di preservativi e servizi di assistenza è infatti diminuita in diverse aree del Paese, rendendo più difficile contenere la diffusione del virus.
L’effetto domino degli aiuti internazionali
Il caso del Nepal evidenzia quanto i programmi di cooperazione internazionale possano incidere non soltanto sullo sviluppo economico, ma anche sulla stabilità sociale e sulla salute pubblica.
Per molti operatori umanitari, i progetti sostenuti da USAID rappresentavano una delle poche opportunità di lavoro stabile. La loro interruzione ha prodotto un effetto a catena che coinvolge occupazione, povertà, accesso ai servizi sanitari e tutela delle fasce più vulnerabili della popolazione.
Le organizzazioni non governative locali chiedono ora un rafforzamento delle reti di protezione sociale e nuovi interventi da parte della comunità internazionale per evitare che la crisi occupazionale si trasformi in una più ampia emergenza umanitaria.
(Redazione)
