L’ombra di Mosca sugli attacchi ai centri CIA nel Golfo: Washington indaga, il Cremlino nega

Lo scudo della Cia all'ingresso dell'Agenzia Centrale d'Inteligenza americana.
Lo scudo della Cia all'ingresso dell'Agenzia Centrale d'Inteligenza americana. (Ansalatina)

Secondo un’esclusiva di Reuters, gli analisti americani valutano se la Russia abbia fornito dati satellitari e tecnologie di navigazione a Teheran per colpire le basi segrete degli 007 statunitensi nel Golfo. Tra smentite e bocche cucite, cresce la tensione tra Washington e Mosca.


NEW YORK. – L’asse strategico tra Mosca e Teheran potrebbe aver superato una nuova, pericolosa linea rossa. L’intelligence degli Stati Uniti sta indagando sulla possibilità che la Russia abbia fornito un aiuto concreto all’Iran per condurre attacchi con droni di precisione contro strutture segrete della CIA nella regione del Golfo Persico. A rivelarlo è un’inchiesta firmata dall’agenzia Reuters, che cita quattro fonti coperte da segreto e a conoscenza dei dossier informativi americani.

Al momento, gli analisti di Washington non sono ancora giunti a una conclusione definitiva sul ruolo diretto del Cremlino. Tuttavia, gli indizi raccolti – legati all’inusuale precisione dei raid e alle recenti forniture tecnologiche russe all’Iran – hanno fatto scattare l’allarme rosso ai vertici dell’intelligence occidentale.

Basi segrete sotto tiro: il dubbio sul puntamento russo

Le strutture della CIA all’estero rappresentano un segreto di Stato altamente custodito. Si tratta delle cosiddette “stazioni” principali (spesso integrate nelle ambasciate), ma anche di centri logistici, covi operativi e postazioni di sorveglianza dislocate sul territorio. Gli attacchi condotti dai droni iraniani avrebbero colpito più di una di queste sedi riservate — una fonte parla di un numero “superiore a uno e inferiore a una dozzina”.

Ciò che insospettisce gli analisti è l’estrema accuratezza con cui i vettori iraniani sono riusciti a raggiungere obiettivi così riservati. Pochi Paesi al mondo possiedono capacità satellitari e d’intelligence così raffinate da individuare la posizione esatta di una stazione della CIA e trasformarla in un target militare. E, soprattutto, pochissimi hanno l’interesse politico a farlo.

Rimane aperta anche un’altra ipotesi: l’Iran potrebbe aver semplicemente mirato alle sedi diplomatiche statunitensi nel loro complesso, finendo per colpire casualmente i locali utilizzati dagli 007 di Washington. Un’eventualità che gli esperti, tuttavia, considerano sempre meno probabile alla luce dei dettagli tecnici emersi.

La svolta tecnologica: il sistema di navigazione “Kometa-M”

L’attenzione degli investigatori si concentra sul salto di qualità dei celebri droni kamikaze Shahed-136, prodotti dall’Iran e ampiamente impiegati anche dalla Russia nel conflitto in Ucraina. Secondo fonti diplomatiche occidentali, Mosca avrebbe aiutato Teheran a perfezionare questi velivoli integrando il Kometa-M, un sistema di navigazione satellitare ad altissima precisione.

Cos’è il Kometa-M: È un modulo ricevitore di navigazione protetto dalle interferenze elettroniche (anti-jamming). Permette ai droni di mantenere la rotta verso il bersaglio anche in presenza di potenti disturbatori di segnale.

Della presenza di questa tecnologia russa sugli Shahed iraniani aveva già parlato per primo il Wall Street Journal lo scorso marzo. I recenti attacchi nell’area del Golfo – compreso un raid condotto a Riyadh – sembrano confermare che Teheran utilizzi ormai versioni nettamente più sofisticate ed efficaci dei propri droni.

Reazioni ufficiali e silenzio diplomatico: la posizione dei governi

Di fronte a un’indiscrezione di questa gravità, la diplomazia internazionale si muove con estrema cautela. Le reazioni ufficiali riflettono la delicatezza di un dossier che tocca direttamente le operazioni coperte delle superpotenze:

  • Stati Uniti: Sollecitati sulla vicenda, sia i portavoce della Casa Bianca sia i vertici della CIA hanno opposto un rigido “no comment”, evitando di confermare o smentire lo stato delle indagini in corso per tutelare le fonti d’intelligence.

  • Mosca: Il Cremlino continua a respingere ogni addebito. Già all’epoca delle prime rivelazioni del Wall Street Journal sui sistemi Kometa-M, le autorità russe avevano liquidato l’ipotesi di una cooperazione militare mirata contro gli USA bollandola come “fake news” e propaganda occidentale.

  • Iran e Paesi del Golfo: Nessun commento è giunto da Teheran, che storicamente tende a rivendicare l’autosufficienza e l’indipendenza della propria tecnologia militare, né dai governi dell’area come l’Arabia Saudita.

Le implicazioni politiche: sanzioni e nuove tensioni

Nonostante il silenzio formale delle istituzioni, l’inchiesta sta già producendo forti scosse nei palazzi del potere a Washington. Diversi esponenti del Congresso americano chiedono ora un ulteriore inasprimento delle sanzioni contro le aziende statali russe e le reti di approvvigionamento clandestine usate da Teheran per importare componenti tecnologiche ad uso militare.

Se le valutazioni dell’intelligence dovessero trovare conferme definitive, la vicenda segnerebbe una pericolosa escalation: il Cremlino passerebbe dal ruolo di acquirente e partner commerciale dell’Iran a quello di “co-regista” attivo in attacchi diretti contro il personale d’intelligence degli Stati Uniti, spostando il baricentro del confronto Usa-Russia direttamente nel cuore del Medio Oriente.

(Redazione)

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