Nella giornata mondiale contro gli annegamenti Oms e Iss rilanciano la prevenzione con il programma “Protect”. Una ricerca condotta nel Regno Unito ha evidenziato che i decessi per annegamento aumentano del 7,2% per ogni grado di incremento della temperatura
MADRID.- Ogni anno nel mondo oltre 300.000 persone perdono la vita per annegamento, una media di circa 30 decessi ogni ora. Quasi un quarto delle vittime ha meno di cinque anni e, a livello globale, l’annegamento figura tra le dieci principali cause di morte per i bambini tra i 5 e i 14 anni. Un fenomeno che, secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), rischia di aggravarsi a causa dei cambiamenti climatici, con ondate di calore sempre più intense ed eventi meteorologici estremi che aumentano l’esposizione al rischio.
In occasione della Giornata mondiale per la prevenzione degli annegamenti, istituita dalle Nazioni Unite e celebrata il 25 luglio, l’Oms e l’Istituto Superiore di Sanità (Iss) richiamano l’attenzione su una tragedia spesso sottovalutata ma in larga parte evitabile. Il tema scelto per l’edizione 2026 è “Unirsi per invertire la rotta”, con l’obiettivo di rafforzare l’impegno collettivo per ridurre del 35% i decessi per annegamento entro il 2035.
Il cambiamento climatico aumenta il rischio
Secondo l’Oms, oltre il 90% degli annegamenti si verifica in fiumi, laghi, pozzi, contenitori domestici per l’acqua e piscine nei Paesi a basso e medio reddito, dove bambini e adolescenti delle aree rurali risultano le categorie più vulnerabili.
L’Organizzazione sottolinea inoltre come il cambiamento climatico stia modificando profondamente il quadro del rischio. Inondazioni, tempeste e ondate di calore sono sempre più frequenti e contribuiscono ad aumentare il numero degli incidenti in acqua.
Alcuni studi confermano questa correlazione. Una ricerca condotta nel Regno Unito ha evidenziato che i decessi per annegamento aumentano del 7,2% per ogni grado di incremento della temperatura, mentre il rischio risulta quasi cinque volte superiore nelle giornate con temperature oltre i 25 gradi rispetto a quelle inferiori ai 10 gradi.
Per questo motivo l’Oms ha diffuso il programma Protect, una serie di sette raccomandazioni tecniche rivolte ai governi e alle comunità per rafforzare le strategie di prevenzione.
Italia: oltre 600 annegamenti in due anni
Anche in Italia il fenomeno continua a mantenersi su livelli preoccupanti.
Secondo la relazione annuale dell’Osservatorio per lo sviluppo di una strategia nazionale di prevenzione degli annegamenti e degli incidenti in acque di balneazione, istituito presso il Ministero della Salute e diffusa dall’Istituto Superiore di Sanità, nel biennio 2024-2025 si sono registrati oltre 600 annegamenti, pari a una media superiore ai 300 decessi l’anno.
Il fenomeno si mantiene sostanzialmente stabile da circa vent’anni, ma gli esperti sottolineano che una parte consistente di queste morti potrebbe essere evitata attraverso comportamenti più prudenti e una maggiore cultura della sicurezza.
Vittime soprattutto uomini, anziani e giovani
Il rapporto evidenzia come gli annegamenti colpiscano prevalentemente gli uomini.
Su 597 casi nei quali è stato possibile identificare il genere, 482 vittime erano maschi, pari all’80,7% del totale.
L’età rappresenta un altro importante fattore di rischio. Circa il 30% degli annegamenti riguarda persone con più di 65 anni, spesso colpite da malori durante la balneazione, mentre il 23% interessa bambini, adolescenti e giovani fino a 24 anni.
Ogni anno, inoltre, circa 16 bambini sotto i 14 anni perdono la vita a causa di brevi momenti di distrazione degli adulti che li accompagnano.
Mare e acque interne concentrano quasi tutti gli incidenti
La maggior parte delle tragedie avviene in ambienti naturali.
Nel biennio considerato, 281 annegamenti sono avvenuti in mare, soprattutto lungo le spiagge libere, mentre 277 si sono verificati in fiumi, laghi e altre acque interne. Insieme rappresentano il 93% di tutti i casi registrati.
Le piscine fanno registrare un numero inferiore di vittime, 37 nel biennio, ma si tratta di episodi che coinvolgono soprattutto bambini e adolescenti, rendendo particolarmente importante la prevenzione negli impianti privati e condominiali.
Le raccomandazioni dell’Iss: la maggior parte degli incidenti è evitabile
L’Istituto Superiore di Sanità ricorda che molte tragedie possono essere prevenute seguendo alcune semplici regole.
Per i genitori la raccomandazione principale è non lasciare mai i bambini senza una sorveglianza continua, nemmeno per pochi secondi. L’Iss suggerisce di individuare sempre un unico “sorvegliante dell’acqua”, incaricato esclusivamente di controllare chi sta facendo il bagno, evitando qualsiasi distrazione.
Fondamentale anche recintare le piscine private o condominiali e favorire l’apprendimento del nuoto e delle capacità di acquaticità fin dalla prima infanzia.
Per ragazzi e adulti le indicazioni riguardano soprattutto il rispetto delle condizioni del mare: non entrare in acqua con la bandiera rossa o con mare agitato, evitare il consumo di alcol e sostanze stupefacenti prima della balneazione, non tuffarsi senza conoscere il fondale e, in presenza di una corrente di ritorno, nuotare parallelamente alla riva anziché tentare di contrastarla frontalmente.
Gli esperti richiamano inoltre l’attenzione sugli anziani, invitandoli a evitare sforzi eccessivi, immersioni in condizioni meteo-marine sfavorevoli e a consultare il medico in presenza di patologie cardiovascolari o croniche. Ogni anno, infatti, si registrano circa 120 incidenti legati a malori tra gli over 60.
Tra le raccomandazioni rivolte a tutti figurano quella di non fare mai il bagno da soli, scegliere preferibilmente spiagge sorvegliate dagli assistenti bagnanti, leggere sempre la cartellonistica di sicurezza e prestare particolare attenzione nei fiumi, dove ogni anno si verificano circa 70 annegamenti, spesso causati dalle basse temperature dell’acqua, dalle forti correnti o dalla conformazione delle sponde.
Una sfida di salute pubblica
Per l’Oms e l’Iss la prevenzione degli annegamenti rappresenta oggi una priorità di salute pubblica. L’aumento delle temperature, la maggiore frequentazione di spiagge, fiumi e laghi durante l’estate e gli effetti del cambiamento climatico rendono ancora più urgente diffondere comportamenti corretti e rafforzare le misure di sicurezza.
L’obiettivo indicato dalle Nazioni Unite è ambizioso ma raggiungibile: ridurre di oltre un terzo le morti per annegamento entro il 2035. Un traguardo che, ricordano gli esperti, dipende non solo dalle istituzioni, ma anche dalle scelte quotidiane di ciascun cittadino, perché gran parte di queste tragedie può essere evitata con attenzione, prudenza e una maggiore consapevolezza dei rischi.
(Redazione)
