Tajani rilancia gli Istituti Italiani di Cultura


“La cultura è strumento di dialogo, di pace e di confronto. Se ci si confronta sul piano culturale non si usano le armi” ha detto il Ministro nella Conferenza delle direttrici e dei direttori degli Istituti Italiani di Cultura, riuniti a Verona,


MADRID.- Gli 88 Istituti Italiani di Cultura presenti in 63 Paesi rappresentano una delle principali infrastrutture attraverso cui l’Italia promuove la propria identità nel mondo. Una rete che ogni anno organizza oltre 6.000 iniziative culturali, sostenuta da un investimento pubblico di circa 24 milioni di euro, e che il governo intende ora rafforzare per renderla ancora più efficace nella diffusione della lingua, dell’arte, della musica, del cinema e della creatività italiana.

È il messaggio lanciato dal vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani nel corso della Conferenza delle direttrici e dei direttori degli Istituti Italiani di Cultura, riuniti a Verona, dove ha delineato una strategia che punta a fare della cultura uno dei principali strumenti della politica estera italiana.

“Vogliamo rafforzare ancora di più questa rete, condividere le migliori esperienze, individuare nuovi progetti e costruire una strategia più efficace di diplomazia culturale”, ha affermato il titolare della Farnesina, definendo gli Istituti Italiani di Cultura “una delle più importanti infrastrutture culturali internazionali”.

Gli Istituti di Cultura come ambasciatori dell’Italia

Rivolgendosi ai direttori degli Istituti, Tajani ha voluto riconoscere il valore del lavoro svolto quotidianamente, spesso in contesti complessi e lontano dai riflettori.

“Voi siete il cuore della nostra civiltà, della nostra identità”, ha dichiarato, ringraziando direttrici e direttori “per quello che fate, non sempre in condizioni agevoli e non sempre abbastanza valorizzati”. Il ministro ha ribadito l’intenzione di visitare personalmente molte delle sedi all’estero, sottolineando che gli Istituti costituiscono “un elemento fondamentale della nostra politica estera”.

Secondo Tajani, la cultura rappresenta uno dei principali strumenti attraverso cui l’Italia costruisce relazioni internazionali, favorisce il dialogo e consolida la propria presenza nel mondo.

“Non siamo una superpotenza militare, ma una superpotenza culturale”

Al centro dell’intervento del ministro vi è stata l’idea della cultura come elemento identitario e, allo stesso tempo, come motore di sviluppo economico.

“Non siamo una superpotenza militare, ma siamo una superpotenza culturale”, ha affermato, spiegando che il patrimonio artistico, linguistico e creativo italiano costituisce un vantaggio competitivo unico.

Per Tajani la cultura non coincide soltanto con libri, musei o arti figurative, ma comprende il modo stesso di vivere degli italiani: la lingua, la musica, il teatro, il design, la moda, l’architettura, la cucina, il vino e la dieta mediterranea, definiti elementi identitari da tutelare e valorizzare.

Anche le tradizioni popolari, dalle bande musicali dei piccoli comuni alle feste patronali, sono state indicate come parte integrante di quel patrimonio culturale che contribuisce a raccontare l’Italia nel mondo e che si collega anche al progetto del “Turismo delle Radici”, rivolto agli italiani residenti all’estero e ai loro discendenti.

Un settore che vale oltre il 15% della ricchezza nazionale

Nel suo intervento Tajani ha ricordato anche il peso economico della cultura.

Secondo i dati illustrati dal ministro, il comparto culturale rappresenta oltre il 15% della ricchezza nazionale, genera circa 310 miliardi di euro di valore complessivo, impiega un milione e mezzo di persone e, nel solo 2025, le industrie culturali e creative hanno prodotto 116 miliardi di euro di valore aggiunto.

Particolare attenzione è stata dedicata all’editoria, settore che occupa circa 70.000 lavoratori, sviluppa un fatturato di 3,2 miliardi di euro e colloca l’Italia al quarto posto in Europa e al sesto nel mondo.

In questo contesto, gli Istituti Italiani di Cultura svolgono anche una funzione economica, diventando veri e propri punti di accesso per la promozione delle imprese italiane che operano nei settori dell’editoria, della musica, del teatro, del cinema e delle industrie creative.

Cultura e diplomazia economica

Il rafforzamento della rete degli Istituti rientra nella più ampia riforma del Ministero degli Esteri che entrerà in vigore dal 1° gennaio, con l’inserimento della cultura nella Direzione Generale per la Promozione del Sistema Paese e la Crescita.

Una scelta che, nelle intenzioni della Farnesina, punta a integrare diplomazia politica, diplomazia economica e diplomazia culturale, valorizzando il patrimonio culturale italiano anche come fattore di competitività internazionale.

Tra le iniziative annunciate figurano nuovi progetti con il Ministero del Turismo per promuovere all’estero la musica italiana, sulla scia del Festival di Sanremo, la valorizzazione della Collezione Farnesina, la più ampia raccolta di arte contemporanea italiana, e il consolidamento della Giornata della lingua e della cultura italiana, istituita lo scorso anno per promuovere la lingua come strumento di aggregazione e sviluppo economico.

Guadalajara, una vetrina internazionale per l’editoria italiana

Uno degli appuntamenti più significativi sarà la partecipazione dell’Italia come Paese ospite d’onore alla Fiera Internazionale del Libro di Guadalajara, in Messico, uno dei più importanti eventi editoriali del mondo.

Tajani ha invitato gli Istituti Italiani di Cultura e la rete diplomatica a mobilitarsi affinché la presenza italiana diventi un’occasione di promozione dell’editoria nazionale e della cultura contemporanea, assicurando il pieno sostegno della Farnesina agli operatori coinvolti.

Cultura come strumento di pace

Nel suo intervento il ministro ha ribadito anche il ruolo della cultura nella costruzione del dialogo internazionale.

“La cultura è strumento di dialogo, di pace e di confronto. Se ci si confronta sul piano culturale non si usano le armi”, ha affermato, collegando questo principio alla conferenza internazionale che l’Italia organizzerà il 28 e 29 luglio a Roma, insieme all’Arabia Saudita, dedicata alla prospettiva della soluzione “due popoli, due Stati” per il conflitto israelo-palestinese.

Una delle sessioni sarà dedicata al dialogo interreligioso, considerato dal ministro un elemento essenziale della diplomazia culturale, poiché religioni, identità, arte e tradizioni costituiscono componenti inseparabili della storia dei popoli.

Verona simbolo di una cultura che sostiene il Sistema Paese

La scelta di Verona come sede della Conferenza dei direttori degli Istituti Italiani di Cultura non è stata casuale. Tajani ha ricordato come il Veneto rappresenti uno dei territori più dinamici del Paese, con 4,8 milioni di abitanti, un PIL di circa 200 miliardi di euro e oltre 412 mila imprese, esempio di un modello in cui tradizione, innovazione e apertura internazionale convivono.

Per il ministro, la diplomazia culturale dovrà sempre più accompagnare quella economica, contribuendo a rafforzare l’immagine dell’Italia all’estero e a creare nuove opportunità per il sistema produttivo nazionale.

“Quando posso occuparmi del lavoro di chi costruisce cose positive nel mondo – ha concluso Tajani – provo una particolare soddisfazione. Gli Istituti Italiani di Cultura portano ovunque messaggi positivi, perché la cultura costruisce ponti, non li abbatte”.

(Redazione)

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