Mentre Centcom colpisce i centri di comando e i siti missilistici di Teheran, la Repubblica Islamica blocca lo Stretto di Hormuz e prende di mira basi americane e infrastrutture civili come i server Amazon. L’intelligence USA ammette: “I bombardamenti non piegheranno il regime”.
NEW YORK. – La crisi mediorientale raggiunge un nuovo e drammatico punto di non ritorno. Nella notte tra il 20 e il 21 luglio, gli Stati Uniti hanno portato a termine la decima campagna consecutiva di bombardamenti aerei e navali contro l’Iran. Ma ben lungi dal capitolare, il regime di Teheran e il Corpo dei Guardiani della Rivoluzione Islamica (i Pasdaran) hanno scatenato una controffensiva su vasta scala che ha investito diversi Paesi dell’area del Golfo Persico e del Vicino Oriente, spingendo la regione in un vortice di escalation senza precedenti.
La decima notte dei raid americani: nel mirino centri di comando e droni
Secondo una nota ufficiale diffusa dal Centcom, il Comando Centrale degli Stati Uniti per il Medio Oriente, le forze americane hanno condotto attacchi di precisione mirati a smantellare le capacità belliche iraniane.
Nel mirino dei caccia e dei missili statunitensi sono finiti centri di comando militare, infrastrutture navali, siti di lancio di droni e missili, oltre alle batterie della difesa aerea iraniana. L’obiettivo dichiarato da Washington resta quello di sciogliere la morsa iraniana sulle rotte commerciali marittime e ripristinare la sicurezza delle navi in transito nello Stretto di Hormuz.
La controreazione dei Pasdaran: basi americane sotto attacco in tutto il Golfo
La risposta del braccio ideologico del regime teocratico non si è fatta attendere ed è arrivata con una violenza devastante su più fronti:
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In Kuwait: La televisione di Stato iraniana ha confermato l’impiego di sciami di droni suicidi contro tre installazioni chiave USA. Colpiti gli edifici amministrativi della base di Arifjan, le piste per elicotteri ad al-Udairi e le caserme della base aerea di Ahmad al-Jaber.
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In Bahrein: I Pasdaran hanno rivendicato la distruzione di due sistemi di difesa aerea e di un’installazione radar americana. Inoltre, con un attacco condotto tramite missili da crociera, è stata colpita l’infrastruttura centrale dei data center di Amazon in Bahrein, azione giustificata da Teheran come ritorsione per i raid USA sulle infrastrutture civili di Darkhovin.
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In Giordania: La Forza Aerospaziale iraniana ha dichiarato di aver distrutto un sistema di difesa radar e persino un caccia stealth F-15 statunitense sorpreso all’interno di un hangar, nel tentativo di accecare i sistemi di tracciamento alleati nella regione.
“Il nemico si prepari a ulteriori ondate di droni e ad attacchi missilistici ancora più decisi e potenti”, si legge nel duro comunicato diffuso dall’agenzia ufficiale Irna.
Stretto di Hormuz sigillato: sequestrate due petroliere
Sul fronte marittimo la situazione è critica. L’Iran ha annunciato che lo Stretto di Hormuz rimarrà completamente bloccato e non verranno emessi permessi di transito finché le ostilità americane non cesseranno del tutto.
Nelle ultime ore, le forze navali dei Pasdaran hanno bloccato due petroliere che tentavano di attraversare la “rotta meridionale” — una corsia di navigazione non riconosciuta da Teheran — dopo che alcune esplosioni a bordo avevano provocato gravi incendi. Il blocco navale minaccia di paralizzare il commercio mondiale di greggio, facendo impennare i prezzi dell’energia sui mercati internazionali.
Il mistero delle centrifughe sul Monte Pickaxe e il rapporto della CIA
Mentre le armi parlano, emergono retroscena inquietanti sul programma nucleare di Teheran. Secondo quanto rivelato dal Wall Street Journal, che cita fonti dell’intelligence israeliana e statunitense, l’Iran avrebbe trasferito migliaia di centrifughe nucleari sotto il monte Pickaxe, seppellendole a profondità tali da renderle inattaccabili anche dai bombardieri strategici americani B-52.
Nonostante l’intensità dei raid condotti da USA e Israele a partire dallo scorso febbraio, le speranze della Casa Bianca di spingere l’Iran alla resa appaiono quanto mai velleitarie. Un nuovo rapporto riservato stilato dalla CIA e presentato all’amministrazione Trump — rivelato dal Washington Post — conclude che è del tutto improbabile che l’Iran modifichi la propria linea negoziale a causa della pressione militare.
Gli analisti di Washington sottolineano la straordinaria capacità di resistenza della leadership iraniana, stimando che Teheran sia in grado di resistere a un blocco navale ed economico per almeno tre o quattro mesi prima di mostrare reali cedimenti. Allo stato attuale, la diplomazia appare del tutto paralizzata, lasciando il Medio Oriente intrappolato in un indefinito e pericoloso limbo tra guerra aperta e logoramento.
