Bologna, scontri dopo la morte di Abderrahim Fakir: Meloni condanna le violenze


La Premier chiede piena verità sulle responsabilità. Netta la presa di distanza della famiglia di Fakir dagli episodi di violenza. Il sindaco Lepore ha scritto: “Chi pensa di rispondere alla violenza con la violenza si chiama fuori dallo Stato di diritto”.


MADRID.- La morte di Abderrahim Fakir, il 43enne di origine marocchina deceduto durante un intervento di polizia nel quartiere Pilastro di Bologna, continua ad alimentare tensioni politiche e sociali. Alla richiesta di fare piena luce sulle circostanze del decesso si è infatti sovrapposta una nuova emergenza: la violenta guerriglia urbana esplosa nel centro del capoluogo emiliano dopo la manifestazione indetta per chiedere verità e giustizia.

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni è intervenuta con un messaggio sui social, definendo “inaccettabile” quanto accaduto in città. Pur sottolineando la necessità di accertare “eventuali responsabilità con il massimo rigore” e di ricercare la verità “senza pregiudizi e senza sconti per nessuno”, la premier ha condannato con fermezza gli episodi di violenza contro le forze dell’ordine.

“Chi ha scelto di usare questa vicenda come pretesto per mettere a ferro e fuoco la città, aggredire gli agenti e seminare violenza, non cercava la verità: cercava lo scontro”, ha dichiarato Meloni, denunciando anche il rischio di alimentare un clima di odio e delegittimazione nei confronti dell’intero corpo di polizia.

La notte di guerriglia nel centro di Bologna

Dopo il presidio pacifico di piazza Nettuno, al quale hanno partecipato migliaia di persone per esprimere vicinanza alla famiglia di Fakir, una parte dei manifestanti si è diretta verso piazza Roosevelt e la prefettura, dove la situazione è rapidamente degenerata.

Per ore il centro storico è stato teatro di scontri tra gruppi di antagonisti e forze dell’ordine. Sono stati lanciati sassi, bottiglie, bombe carta e altri oggetti contro gli agenti, mentre la polizia ha risposto con cariche, lacrimogeni e idranti. Diverse biciclette del servizio di sharing sono state utilizzate per erigere barricate, mentre transenne e materiali provenienti da cantieri sono stati impiegati come arieti contro gli schieramenti delle forze dell’ordine.

Il bilancio dei disordini è pesante: secondo la Questura, sono rimasti feriti 64 operatori delle forze dell’ordine, con prognosi comprese tra i tre e i 35 giorni. Sei mezzi della Polizia di Stato sono stati danneggiati. Almeno due auto di servizio del Comune sono state incendiate e numerosi arredi urbani e dehor sono stati devastati.

Complessivamente undici persone hanno ricevuto cure mediche: tra queste cinque poliziotti e quattro manifestanti soccorsi sul posto, oltre a un agente e un manifestante trasportati in ospedale con ferite lievi.

La Questura ha fatto sapere che l’ampio materiale video e fotografico raccolto è ora al vaglio degli investigatori per identificare i responsabili degli atti di violenza e dei danneggiamenti. Alcuni partecipanti agli scontri sarebbero già stati identificati.

Le distanze della famiglia e delle istituzioni locali

Netta la presa di distanza della famiglia di Fakir dagli episodi di violenza. L’avvocato Fabio Anselmo, legale dei familiari, ha dichiarato che quanti si sono resi protagonisti dei disordini “sono amici di chi sta tentando di negare verità e giustizia per Fakir”.

Anche il presidente della Regione Emilia-Romagna, Michele de Pascale, ha condannato duramente gli scontri e gli atti vandalici, definendoli “l’ennesimo pretesto per una notte di violenza” e ribadendo che è necessario accertare i fatti senza generalizzazioni contro forze dell’ordine e personale sanitario.

Il sindaco Matteo Lepore, in una lettera aperta alla città, ha parlato di “due piazze”. Da un lato quella di piazza Nettuno, che “rappresenta Bologna” e che ha espresso in maniera pacifica la vicinanza alla famiglia della vittima; dall’altro quella degli scontri, che “non rappresenta Bologna”.

“Chi pensa di rispondere alla violenza con la violenza si chiama fuori dallo Stato di diritto”, ha scritto il primo cittadino, invitando la città a non cedere alle strumentalizzazioni e a restare unita nel rispetto delle istituzioni democratiche.

Le dichiarazioni del sindaco non hanno però placato le polemiche politiche. Il centrodestra ha chiesto le sue dimissioni, mentre la Lega ha annunciato la presentazione di un esposto affinché la Procura valuti eventuali responsabilità legate alla promozione della manifestazione.

L’inchiesta sulla morte di Fakir e la linea della trasparenza

Parallelamente proseguono le indagini sulla morte di Abderrahim Fakir. L’uomo, residente da anni nel Bolognese e impiegato come facchino, era stato fermato dopo una segnalazione per uno stato di forte agitazione. Secondo le ricostruzioni emerse, durante l’intervento sarebbe stato immobilizzato a terra dagli agenti.

L’avvocato dei due poliziotti coinvolti, Gabriele Bordoni, ha riferito che i suoi assistiti sono “sconvolti” per la morte dell’uomo e profondamente colpiti dalla tragedia.

Dal Viminale e dal Dipartimento della Pubblica Sicurezza viene intanto ribadita una linea improntata alla massima trasparenza. Tutti i materiali disponibili – dalle immagini delle bodycam ai filmati di videosorveglianza, dalle comunicazioni radio alle telefonate al 112 – sono stati immediatamente trasmessi alla Procura di Bologna.

Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha espresso “dispiacere e grande cordoglio” per la morte di Fakir, invitando tuttavia ad attendere gli esiti dell’inchiesta giudiziaria. Il ministro ha inoltre precisato che l’iscrizione degli agenti nel nuovo registro previsto dalla recente normativa non costituisce uno “scudo penale”, ma una diversa modalità di qualificazione procedurale per fatti che potrebbero essere avvenuti in presenza di cause di giustificazione.

All’interno della Polizia si insiste sulla necessità di evitare processi sommari, ricordando che eventuali errori o violazioni dei protocolli potranno essere accertati soltanto attraverso le consulenze tecniche e l’analisi delle immagini.

Le proteste si estendono anche a Roma

La vicenda ha suscitato mobilitazioni anche in altre città. A Roma centinaia di persone si sono radunate davanti al Teatro dell’Opera, a pochi passi dal Viminale, per chiedere “verità e giustizia per Abderrahim Fakir”.

Alla manifestazione hanno partecipato associazioni, organizzazioni studentesche e sindacati. In piazza sono state esibite fotografie di George Floyd, Stefano Cucchi, Federico Aldrovandi, Carlo Giuliani e Gabriele Sandri, con i manifestanti che hanno denunciato i casi di morti avvenute durante interventi delle forze dell’ordine o sotto custodia dello Stato.

Il presidio romano si è concluso senza incidenti, mentre a Bologna la città continua a interrogarsi su quanto accaduto al Pilastro e sugli effetti di una vicenda che ha aperto un nuovo, delicato dibattito sul rapporto tra sicurezza, uso della forza, tutela dei diritti e fiducia nelle istituzioni.

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