Regno Unito, al via l’era Burnham: piano d’emergenza contro la povertà e stop ai senzatetto per fermare l’estrema destra

(Andy Burnham in un'immagine generata da intelligenza artificiale a scopo illustrativo)

Il “Re del Nord” succede a Keir Starmer ed è il settimo premier britannico in dieci anni. Al via il progetto del Manchesterism: piano d’emergenza per i senzatetto, decentramento e lotta al caro vita per ridare fiducia al Paese.


MADRID. — Svolta storica e nuovo capitolo politico a Londra. Andy Burnham ha assunto ufficialmente la carica di Primo Ministro del Regno Unito dopo essere stato ricevuto in udienza a Buckingham Palace da Re Carlo III. Il sovrano gli ha formalmente affidato l’incarico di formare il nuovo esecutivo unitamente al titolo di First Lord of the Treasury.

A 56 anni, l’ex popolarissimo sindaco della Grande Manchester diventa così il settimo primo ministro a varcare la soglia del numero 10 di Downing Street negli ultimi dieci anni. Burnham raccoglie l’eredità di Keir Starmer — dimessosi lo scorso 22 giugno dopo una parabola segnata da contestazioni interne e una netta flessione nei consensi — in un momento delicatissimo per il Paese, stretto tra una crescita economica fragile, l’inflazione e un diffuso scetticismo dei cittadini verso le istituzioni.

Il primo discorso da premier: “Un interruttore d’emergenza per la Gran Bretagna”

Presentatosi sul podio di Downing Street dopo il tradizionale passaggio di consegne e il discorso d’addio di Starmer, Burnham ha delineato fin da subito una rottura netta con il passato recente. Ha definito il suo nuovo governo come un vero e proprio «interruttore di emergenza» creato per riattivare la Nazione e introdurre «i più grandi cambiamenti economici e politici degli ultimi quarant’anni».

«Dagli anni Ottanta ad oggi, il Regno Unito ha imboccato strade sbagliate: ha centralizzato il potere a Londra, privatizzato settori strategici e abbandonato intere regioni alla deindustrializzazione», ha dichiarato il neo-premier.

Burnham ha annunciato che la sua primissima istruzione operativa sarà quella di un piano d’urgenza per porre fine al fenomeno dei senzatetto nel Paese. Inoltre, già da domani presenterà le prime misure concrete contro il carovita per dare immediato “ossigeno” alle famiglie, affiancate da un piano strategico decennale per rifondare la fiducia nelle istituzioni.

La sfida del “Manchesterism”: la soft left al potere

Soprannominato il “Re del Nord”, Andy Burnham incarna l’ala della soft left laburista, capace di coniugare sensibilità sociale e pragmatismo amministrativo. La sua carriera, iniziata a Westminster come ministro sotto i governi di Gordon Brown, ha subito una svolta decisiva dopo le sconfitte per la leadership del Labour nel 2010 e nel 2015.

Tornato nella sua regione d’origine e eletto sindaco della Greater Manchester nel 2017 (carica mantenuta fino al rientro al Parlamento con le recenti suppletive di Makerfield), Burnham ha costruito un modello politico ed economico alternativo ribattezzato “Manchesterism”. Questo approccio si basa sul decentramento amministrativo, sulla restituzione del controllo pubblico sui servizi essenziali (come la rete integrata di trasporti Bee Network) e sul definitivo superamento del neoliberismo e delle teorie del “trickle-down”.

La scommessa di Burnham consiste ora nel trasferire questo modello su scala nazionale, dimostrando che l’autonomia territoriale e il rafforzamento dei servizi pubblici possono rilanciare la crescita economica di tutto il Regno Unito.

Nodo risorse, energia e la minaccia di Reform UK

Il percorso del nuovo governo si preannuncia tuttavia ricco di insidie. Sul piano economico, Burnham dovrà fare i conti con un debito pubblico elevato e margini di manovra fiscale assai ridotti, dovendo al contempo rispettare gli impegni assunti in materia di difesa.

Tra i primi nodi politici da sciogliere figura la nomina della squadra di governo e, in particolare, la successione di Rachel Reeves al Ministero delle Finanze, per la quale è in pole position Shabana Mahmood.

Un altro fronte caldo riguarda la politica energetica: secondo indiscrezioni, Burnham potrebbe adottare un approccio “pragmatico” approvando nuove licenze di estrazione di petrolio e gas nel Mare del Nord. Una prospettiva che ha già incassato il plauso del presidente statunitense Donald Trump, ma che riapre il dibattito interno sul rispetto degli obiettivi ambientali.

Sullo sfondo resta infine la principale sfida politica per il Labour: frenare l’avanzata nei sondaggi di Reform UK, il partito della destra populista, in vista delle elezioni generali previste nel 2029. Per Burnham si tratta, per sua stessa ammissione, dell’«ultima possibilità» per dimostrare che un Labour autentico e vicino ai territori può restituire stabilità e speranza al Paese.

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