Terremoto in Venezuela, Borgese (Protezione Civile): “La nostra comunità ci ha aiutato tanto nella nostra missione”

Da sinistra a destra: Alessandro Borgese, responsabile della Protezione Civile; il Viceministro degli Affari Esteri del Venezuela, Oliver Blanco; il nostro Ambasciatore, Giovanni Umberto De Vito e il presidente della Croce Rossa Venezuelana, Luis Manuel Farías

Per il responsabile della Protezione Civile in Venezuela con le squadre di soccorso italiane, il bilancio della missione è stato molto positivo. “Quando siamo arrivati nella zona rossa abbiamo trovato una devastazione peggiore di quella che potevamo ipotizzare”


MADRID – Persa la speranza solo resta il dolore. Un penetrante odore a morte si è impossessato di La Guaira. L’aria è irrespirabile, a testimoniare che sono tanti, troppi i corpi senza vita ancora sotto le macerie; corpi che forse non avranno mai una sepoltura dignitosa. Le ruspe cominciano il loro doloroso lavoro: raccogliere i resti di palazzi e palazzine nei quali, prima del terremoto, la quotidianità scorreva senza grossi sussulti.

La vita continua. Una dopo l’altra, le squadre di soccorso, provenienti da ogni parte del mondo, lasciano il Venezuela, segno che ormai è tempo di pensare alla ricostruzione. Anche quelle italiane hanno smontato i loro accampamenti. Tornano a casa.

– Un primo bilancio della nostra missione è senz’altro positivo. L’Italia ha inviato in Venezuela oltre cento persone, tra Vigili del Fuoco, Protezione Civile e personale medico. Tutti professionisti capaci e con esperienza. Il team dei Vigili del Fuoco, che ha partecipato ai lavori di ricerca delle persone sotto le macerie, era attrezzato per fare al meglio il suo lavoro”. Alessandro Borgese parla adagio, con voce sicura. È il capo della squadra della Protezione Civile. Commenta alla “Voce” che l’Italia ha donato tende e attrezzature per un valore complessivo di circa 150 mila euro.

– Dal mio punto di vista – prosegue –, la nostra è stata una missione altamente positiva. Lo è stata, in particolare, nell’aspetto sanitario. Abbiamo fornito assistenza alla popolazione colpita dal terremoto allestendo due presidi sanitari: uno a Caraballeda e l’altro nei pressi dell’Ospedale San José. Proprio in quest’ultimo abbiamo registrato circa cento accessi al giorno.

Borgese precisa che, “in seguito al terremoto, la funzionalità dell’Ospedale San José è venuta meno”. Questo spiegherebbe l’elevato numero di persone assistite.

– Molte, provenienti da zone distanti, dovevano camminare due o tre ore per raggiungere il nostro presidio – prosegue -. Tutte sono state assistite. La nostra presenza, le cure dei nostri medici sono state molto apprezzate. Altrettanto è accaduto nel punto medico di Caraballeda, un’area completamente devastata dal terremoto. Il presidio sanitario allestito nell’area prossima all’Ospedale di San José ed altre attrezzature mediche sono state donate alla Croce Rossa venezuelana.

– E per quel che riguarda la squadra di soccorso ed estrazione, qual è il suo bilancio?

– Il nostro team, che appartiene al corpo nazionale dei Vigili del Fuoco per il soccorso a persone sotto le macerie – ci dice –, era impegnato non tanto nell’estrazione delle persone sotto le macerie quanto nella loro individuazione. Quelle localizzate sono state recuperati da altre squadre internazionali. I nostri uomini hanno collaborato pienamente con il coordinamento internazionale e con tutti i gruppi che sono arrivati a La Guaira per prestare soccorso e, quindi, per salvare il maggior numero di persone. La loro è un’attività particolare perché svolta non per periodi lunghi. Come può ben capire, passato un determinato numero di giorni si riducono le speranze di recuperare corpi con vita. Hanno concluso la loro missione e sono tornati in Italia.

– Quando siete partiti dall’Italia cosa vi attendevate di trovare e quando siete arrivati nella “zona rossa” cosa avete trovato realmente…

– Ci siamo trovati davanti ad una situazione molto tragica – confessa –. Sicuramente peggiore di quella che potevamo ipotizzare. Eravamo coscienti della violenza del sisma. Ma, solo una volta nella “zona rossa”, ci siamo resi conto della grande devastazione provocata dal terremoto

– Eravate tecnologicamente pronti per agire in un’area con simile grado di desolazione e distruzione?

–  Sì, certo – afferma –. Avevamo tutti gli strumenti. Queste operazioni vengono fatte in raccordo e in coordinamento con le autorità internazionali e con le autorità venezuelane. Abbiamo trovato una grande collaborazione, specialmente da parte della popolazione. Questa si è resa molto disponibile e si è mostrata molto vicina ai Team internazionali con gesti di grande solidarietà. Ciò ci ha permesso di lavorare nel migliore dei modi.

– La Protezione civile e Vigili del Fuoco locali erano attrezzati per far fronte ad una tragedia di tali proporzioni? Hanno reagito immediatamente?

– Hanno reagito bene – commenta –. È chiaro che anche per le nazioni più organizzate, un terremoto così demolente è difficile da gestire. Tutti si troverebbero in difficoltà di fronte ad un evento di tali proporzioni. Abbiamo osservato, giorno dopo giorno, le autorità locali venezuelane fare dei grandi progressi nella gestione della situazione. I primi momenti sono quelli più difficili, si possono incontrare delle criticità. Ma è abbastanza normale che sia così…

– Qual è stato, per la squadra italiana, il momento più difficile… quello più demoralizzante, di maggior sconforto?

–  Siamo tutti professionisti nel settore dell’emergenza – puntualizza –. Ciò non vuol dire, però, che gli uomini e le donne del nostro team non abbiamo percepito un grande senso di dolore. In particolare, quando abbiamo saputo che i corpi di alcune persone di cui si aveva la certezza che erano vive sono stati estratti senza vita; che, nonostante gli sforzi, non si è potuto agire con la rapidità necessaria. Sono cose che non dipendono dal fattore umano, ma dalle difficoltà incontrate. Ecco, momenti come quelli sono sicuramente motivo di grande dolore e di grande tristezza. Quello che terrei a sottolineare è la grande la solidarietà che abbiamo incontrato; la vicinanza da parte della popolazione venezuelana nei confronti delle persone che sono venute da lontano a dare una mano.

– E nel caso della Comunità italiana…

– Gli italo–venezuelani sono stati un pilastro di supporto importante – commenta per concludere –. Ci hanno aiutato moltissimo nella nostra missione. Ci sono stati sempre vicini. Hanno mostrato sempre il massimo della disponibilità. Ci ha particolarmente colpiti quanto sia stato forte il loro impegno nel sostenere la nostra missione.

Mauro Bafile

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