Caso Roggero, Mattarella richiama Nordio

Cerimonia di inaugurazione dell'anno giudiziario nell'aula magna del tribunale
(Archivio ANSA/MATTEO CORNER)

Scontro istituzionale sulla grazia e nuovi attriti tra Quirinale e governo, ma il richiamo a Nordio non rappresenta un giudizio sul merito del caso Roggero né una presa di posizione sulla possibile concessione della grazia.


MADRID.- Ore di tensione tra Quirinale e governo sul delicato equilibrio dei poteri costituzionali. Al centro della vicenda c’è il caso di Mario Roggero, il gioielliere di Grinzane Cavour condannato in via definitiva a 14 anni e 9 mesi di reclusione per l’uccisione di due rapinatori avvenuta nel 2021, e l’iniziativa del ministro della Giustizia Carlo Nordio di avviare un’istruttoria finalizzata alla concessione della grazia.

La reazione del presidente della Repubblica Sergio Mattarella è stata immediata e particolarmente significativa dal punto di vista istituzionale: il Capo dello Stato ha convocato al Quirinale il Guardasigilli per ribadire i limiti delle competenze ministeriali in materia di grazia, ricordando che tale prerogativa è attribuita dalla Costituzione esclusivamente al presidente della Repubblica.

Il richiamo del Quirinale: una questione di metodo, non di merito

La nota diffusa dal Quirinale ha assunto immediatamente un forte valore politico e costituzionale. Mattarella ha voluto precisare che la concessione della grazia rientra tra le attribuzioni proprie del Capo dello Stato, come confermato dalla sentenza n. 200 del 2006 della Corte Costituzionale.

Secondo fonti della Presidenza della Repubblica, il richiamo a Nordio non rappresenta un giudizio sul merito del caso Roggero né una presa di posizione sulla possibile concessione della grazia. Al contrario, il Quirinale considera prematuro qualsiasi dibattito in tal senso, anche perché le motivazioni della sentenza definitiva della Cassazione non sono ancora state rese note e saranno depositate nei prossimi mesi.

La questione, dunque, riguarda esclusivamente il rispetto delle prerogative costituzionali. La sentenza della Consulta richiamata dal Colle stabilisce infatti che la grazia può essere concessa anche in assenza di una domanda formale, ma precisa che, in tale circostanza, l’iniziativa può essere assunta direttamente dal presidente della Repubblica, al quale è riconosciuto questo potere.

Durante il colloquio con Nordio, secondo quanto trapelato, Mattarella avrebbe richiamato anche una celebre affermazione di Luigi Einaudi:

“È dovere del Presidente della Repubblica evitare che si pongano precedenti grazie ai quali accada o sembri accadere che egli non trasmetta al suo successore immuni da qualsiasi incrinatura le facoltà che la Costituzione gli attribuisce”.

Una citazione che evidenzia la volontà del Capo dello Stato di difendere rigorosamente l’integrità delle prerogative presidenziali.

Il caso Roggero e il dibattito sulla legittima difesa

Mario Roggero è diventato negli ultimi anni uno dei simboli del dibattito politico sulla legittima difesa. Nel 2021 il gioielliere piemontese reagì a una rapina sparando contro i malviventi e uccidendo due dei tre rapinatori.

I giudici, nei diversi gradi di giudizio, hanno tuttavia escluso la configurabilità della legittima difesa, ritenendo che gli spari mortali siano stati esplosi quando i rapinatori erano ormai in fuga e non rappresentavano più un pericolo immediato per l’incolumità del commerciante e della sua famiglia.

La sentenza definitiva ha provocato una forte reazione nel centrodestra, che considera il caso emblematico delle presunte insufficienze dell’attuale normativa sulla legittima difesa.

La mobilitazione del centrodestra

Già nelle ore successive alla condanna definitiva, i capigruppo di Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia, Noi Moderati, Udc e altre forze della maggioranza hanno avviato una raccolta firme parlamentare per sostenere la richiesta di grazia.

In una nota congiunta, i partiti di maggioranza hanno sostenuto che, al di là degli aspetti strettamente giuridici, il caso di Roggero meriti una risposta immediata per evitare che il gioielliere, oggi settantaduenne, debba affrontare una pena che, considerate le sue condizioni anagrafiche, rischierebbe di trasformarsi in una sorta di “ergastolo di fatto”.

Anche il fratello di Mario Roggero, Dante, ha espresso gratitudine verso quanti si stanno mobilitando per ottenere il provvedimento di clemenza, sottolineando come il gioielliere, pur profondamente provato dalla vicenda, continui a mostrarsi resiliente.

Salvini, Crosetto e gli altri ministri: “È un’ingiustizia”

Tra i principali sostenitori di Roggero vi è il vicepremier e leader della Lega Matteo Salvini, che ha definito la condanna incompatibile con il senso di giustizia di molti cittadini.

Secondo Salvini, “non è giustizia” mandare in carcere un uomo che per tutta la vita ha lavorato e che, a suo giudizio, ha agito per difendere sé stesso e la propria famiglia da un’aggressione. Il leader leghista ha inoltre sostenuto la necessità di ampliare ulteriormente il perimetro normativo della legittima difesa.

Anche il ministro della Difesa Guido Crosetto ha assunto una posizione critica verso la sentenza, affermando che dovrebbero essere esplorate tutte le possibilità per consentire a Roggero di evitare il carcere. Crosetto ha inoltre contestato alcuni orientamenti giurisprudenziali, ritenendo la vicenda “ingiusta, incomprensibile e difficile da accettare”.

Più sfumata, ma comunque solidale, la posizione del vicepremier Antonio Tajani, che ha riconosciuto l’errore commesso dal gioielliere, pur sottolineando il contesto drammatico in cui maturò la sua reazione.

L’iniziativa di Nordio e il nodo costituzionale

La decisione del ministro Nordio di annunciare l’avvio dell’istruttoria ha tuttavia aperto un delicato problema istituzionale.

Il ministero della Giustizia svolge infatti un ruolo istruttorio nelle procedure di grazia, ma normalmente interviene dopo che sia stata presentata una domanda al presidente della Repubblica da parte del condannato o dei soggetti legittimati a farlo.

Diversa è la situazione in cui non vi sia alcuna domanda formale: in quel caso, secondo la giurisprudenza costituzionale, l’iniziativa spetta direttamente al Capo dello Stato.

Da qui la decisione di Mattarella di intervenire tempestivamente per evitare la creazione di un precedente suscettibile di alterare gli equilibri istituzionali previsti dalla Costituzione.

Un nuovo terreno di tensione tra governo e Colle

La vicenda si inserisce in un quadro di rapporti già complessi tra il Quirinale e alcuni settori della maggioranza di governo. Le opposizioni hanno colto l’occasione per attaccare l’esecutivo, parlando di un’iniziativa impropria del ministro della Giustizia e chiedendo chiarimenti sul ruolo di Palazzo Chigi.

Dal centrodestra, invece, il richiamo del Colle è stato giudicato da alcuni esponenti come eccessivamente severo, alimentando ulteriormente il clima di tensione.

Al di là dello scontro politico, il caso Roggero pone nuovamente al centro del dibattito pubblico due questioni fondamentali: da un lato il tema della legittima difesa e dei suoi confini giuridici; dall’altro la necessità di preservare rigorosamente l’equilibrio tra i poteri dello Stato, evitando che esigenze politiche contingenti possano incidere sulle prerogative costituzionali delle istituzioni repubblicane.

Per il momento, la posizione del Quirinale appare netta: qualsiasi valutazione sulla grazia è prematura e, soprattutto, l’eventuale iniziativa dovrà svilupparsi nel pieno rispetto delle procedure e delle competenze stabilite dalla Costituzione.

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