La Corte UE convalida la legge di Sánchez: non lede i conti comunitari, ma i giudici spagnoli possono mantenere attivi i mandati d’arresto
MADRID – La Corte di Giustizia dell’Unione Europea (CGUE) ha promosso a pieni voti la legge spagnola sull’amnistia. I giudici comunitari hanno chiarito che il provvedimento non danneggia i conti dell’Unione Europea né viola le norme sul terrorismo.
Secondo la sentenza, la misura punta a “ridurre le tensioni istituzionali e politiche e facilitare uno scenario di riconciliazione”. Questa valutazione respinge le accuse di auto-assoluzione illegale avanzate dalle opposizioni. Di conseguenza, si rafforza l’azione del governo Sanchez e si apre la strada al rientro in patria di Carles Puigdemont.
I magistrati europei hanno ricordato che regolare la clemenza penale rientra nella sovranità dei singoli Stati membri. Sul fronte economico, i fondi stanziati per il referendum del 2017 non hanno intaccato il bilancio dell’Unione. Pertanto, decade la responsabilità contabile per circa trenta ex esponenti indipendentisti.
Riguardo ai reati di terrorismo, la legge esclude i fatti più cruenti. La Corte ha stabilito che “spetta agli organi giurisdizionali competenti identificare gli atti concreti esclusi dall’amnistia”. Inoltre, è stata respinta l’accusa di discriminazione.
La disparità di trattamento rispetto ad altri reati è legittima “poiché, alla luce del suo scopo espresso di favorire la riconciliazione politica solo nel contesto di un particolare movimento politico, non si può ritenere che i reati commessi in quel contesto e i reati commessi in altri contesti corrispondano a situazioni paragonabili”.
Tuttavia, la CGUE pone un freno importante al termine di sessanta giorni previsto per l’archiviazione dei fascicoli. La Corte ha statuito che “la suddetta legge di amnistia non deve privare di effetto utile la procedura pregiudiziale”. Se un tribunale spagnolo interroga Lussemburgo, l’ordine di cattura non decade in automatico.
I magistrati avvertono che “ciò avverrebbe se il termine massimo de due mesi fosse applicabile anche quando è stata presentata alla Corte di Giustizia una domanda di decisione pregiudiziale, senza che sia possibile attendere la sua decisione”. In tal caso, si impone la disapplicazione della norma interna.
La CGUE aggiunge infatti:
“Se si dimostrasse che la legge di amnistía contiene regole che portano a questo effetto, queste non dovrebbero essere applicate”.
Per questo il mandato d’arresto per Puigdemont resta valido in Spagna, in attesa del verdetto del Tribunale Costituzionale.
I socialisti del PSOE hanno accolto la pronuncia con entusiasmo, definendola “una bellissima notizia per la Catalogna, la Spagna e la nostra democrazia”. Il partito chiede ora di attuare la legge “con normalità” per “continuare ad andare avanti insieme”.
Questa sentenza, aggiunge il PSOE,”smonta il racconto di una destra che per anni ha annunciato, senza prove, la fine dello Stato di diritto”. Viene così premiata “la scelta del dialogo, della convivenza e della normalizzazione istituzional” poiché “la stragrande maggioranza della società catalana e spagnola vuole condividere un futuro di convivenza, stabilità e progresso”.
Di parere opposto, seppur soddisfatto, il leader catalano Carles Puigdemont. L’ex presidente avverte che la “partita” ora si sposta nei tribunali di Madrid, cioè “al Bernabé”.
“Sappiamo – ha afferm ato l’esponente di Junts – chi abbiamo di fronte e alcuni di noi non si fanno illusioni”.
Pur esultando, Puigdemont ha frenato gli entusiasmi, ricordando che “oggi abbiamo il diritto di festeggiare una vittoria guadagnata con il sudore. Tuttavia, la strada per porre fine alla repressione non è finita”.
Il leader si è rivolto poi ai giudici interni avvertendo che “se continuano a rifiutarsi di applicare l’amnistia in modo completo, non solo staranno disobbedendo a una legge approvata dal Parlamento e dichiarata costituzionale, ma si staranno anche scontrando con il diritto europeo”.
Puigdemont ha concluso che “la CGUE non poteva essere più chiara e non ha lasciato nessuno spazio per discutere la nostra vittoria”. Ha poi criticato Sánchez per aver concesso la misura solo “quando ha avuto bisogno dei voti di Junts per Catalunya”.
Redazione Madrid
